{"id":24607,"date":"2017-03-24T12:08:46","date_gmt":"2017-03-24T12:08:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greatitalianfoodtrade.it\/?p=24607\/"},"modified":"2025-09-19T10:54:50","modified_gmt":"2025-09-19T08:54:50","slug":"antifrode-nel-bio-intervista-carnemolla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.foodtimes.eu\/it\/pianeta\/antifrode-nel-bio-intervista-carnemolla\/","title":{"rendered":"Sistemi antifrode nel bio, ecco come si protegge il settore da criminalit\u00e0 e furbetti. Intervista a Paolo Carnemolla, presidente di Federbio"},"content":{"rendered":"<p><b><\/b><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Lo scudo antifrode nel bio \u00e8 aperto. L&#8217;appetito della criminalit\u00e0 pare destinato a rimanere insoddisfatto. Almeno quando i loschi affari si concentrino sulle granaglie di agricoltura biologica. Su queste materie prime &#8211; principale obiettivo dei truffatori &#8211; \u00e8 infatti attivo il database di Federbio. Uno strumento che ha gi\u00e0 disinnescato nuovi tentativi di corrompere il settore dell&#8217;agricoltura pulita. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ne parliamo con Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, l&#8217;organizzazione nazionale di rappresentanza del settore. Con il quale affrontiamo anche altri temi cruciali, dall&#8217;andamento dei prezzi nel bio alla resistenza delle organizzazioni agricole tradizionali.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Dal primo gennaio 2017 opera a pieno regime una banca dati antifrode sui prodotti di agricoltura biologica. Come funziona?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">FIP, <i>Federbio Integrity Platform<\/i>, (www.Fip.bio) \u00e8 attiva dal 2016 ma dal primo gennaio 2017 \u00e8 obbligatoria per i certificatori associati a Federbio. 8 dei 14 autorizzati, ma che rappresentano il 90% dei controlli sul biologico <i>Made in Italy<\/i>. La banca dati registra ogni informazione su mangimi, cereali e granaglie. E a novembre sar\u00e0 operativa anche per l&#8217;olio di oliva.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Sul funzionamento, in sintesi, gli organismi di certificazione inseriscono nel database i documenti relativi a certificazioni, superfici, colture e produzioni. La piattaforma incrocia queste informazioni con i documenti delle transazioni. Verificando le notizie contenute nei documenti di trasporto: acquirente, quantit\u00e0, tipologia.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">A ogni transazione inserita nel database, il sistema accerta la congruit\u00e0 dei dati. Emerge cos\u00ec all&#8217;istante se l&#8217;agricoltore ha venduto merci che non poteva vendere perch\u00e9 non le produce, o non dispone di quella quantit\u00e0 o ha i documenti di certificazione scaduti. In quel caso, scatta l&#8217;allerta. Vengono informati sia gli operatori che vendono e acquistano, sia i certificatori. I quali si attivano e vanno a vedere cosa \u00e8 successo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Una procedura efficace, che solo un intervento tardivo pu\u00f2 vanificare. Chi controlla i controllori?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Nel database sono registrati anche i tempi di intervento. Ci\u00f2 permette ad Accredia e al ministero delle Politiche agricole di controllare il buon operato dell&#8217;organismo di vigilanza.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Dall&#8217;attivazione di questa piattaforma avete scoperto frodi?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">C&#8217;\u00e8 un lavoro quotidiano. L&#8217;allerta scatta anche se il documento non \u00e8 aggiornato. All&#8217;inizio abbiamo registrato numeri importanti, con un 30-40% di allerta. Ma si trattava per lo pi\u00f9 di casi di disallineamento dei dati o carenze documentali. Alcuni certificatori ancora resistono, non si adeguano alle procedure e fanno scattare l&#8217;allerta. Non quelli associati a Federbio.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Oltre a questi &#8220;falsi positivi&#8221; causati dai certificatori, avete registrato vere e proprie frodi?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Vi sono stati alcuni casi. Per incongruit\u00e0 delle quantit\u00e0 vendute e anche in situazioni di colture non registrate. C&#8217;\u00e8 stato chi, a causa di pioggia o gelate, ha cambiato tipo di coltura senza aggiornare quella registrata in banca dati.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">In altri casi invece abbiamo sorpreso chi non sapeva dell&#8217;esistenza della piattaforma e ha tentato di vendere prodotti non conformi. L&#8217;operatore in pochi giorni \u00e8 stato sospeso. Prima che il prodotto fosse immesso sul mercato, perch\u00e9 con questo sistema si interviene nella fase di acquisto presso l&#8217;agricoltore. Il database serve per prevenire non per gestire le frodi, come abbiamo fatto finora.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Il rapporto sulle agromafie di Eurispes stima il fatturato derivante dalla contraffazione nell&#8217;agroalimentare in quasi 29 milioni euro, con un aumento del 30% nel 2015. Il nuovo database sul bio per\u00f2 incrocia solo i dati sulle granaglie. Non \u00e8 troppo poco per sventare nuove frodi?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">L&#8217;agroalimentare \u00e8 un settore molto appetibile per la criminalit\u00e0. Le sanzioni penali sono lievi, poich\u00e9 il reato di frode viene spesso punito con la sola sanzione pecuniaria. Per questo, se si vuole riciclare denaro \u00e8 pi\u00f9 facile agire in questo settore che in altri. Ma la fase pi\u00f9 a rischio \u00e8 quella delle materie prime. Si movimentano grandi quantit\u00e0 di prodotto, specie nelle importazioni. E i margini rasentano il doppio del valore della materia prima acquistata all&#8217;estero. Si tratta di navi da 3mila tonnellate. Su un prodotto che vale 500 euro a tonnellata significa fare milioni di euro.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">La frode sulle materie prime \u00e8 pi\u00f9 redditizia rispetto a quella sul prodotto finito, e quest&#8217;ultimo a sua volta \u00e8 soggetto a maggiori controlli, anche da parte delle aziende a valle della filiera. Infatti, le frodi che abbiamo scoperto e dovuto gestire negli ultimi anni erano tutte sulle materie prime.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Il vino bio continua a conquistare quota. Esiste un sistema rafforzato di controlli?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il vino non \u00e8 tra i prodotti a rischio. Fino a poco tempo fa si negava che potesse esistere il vino bio. Ora cresce, grazie a cantine serie che vi si impegnano con un approccio serio. \u00c8 un settore virtuoso di conversione al bio. Poi c&#8217;\u00e8 da distinguere il vino di qualit\u00e0 da quello della cantina sociale, o lo sfuso. E qui qualche problema c&#8217;\u00e8 stato. Con casi di annacquamento, soprattutto. Capita con aziende straniere che comprano le cisterne di vino italiano e poi imbottigliano all&#8217;estero. L&#8217;origine \u00e8 italiana. Ma non si sa<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #222222;\">chi abbia aggiunto l&#8217;acqua.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Il database FIP per\u00f2 non pu\u00f2 rilevare eventuali casi di falso bio. Il rapporto appena pubblicato<\/b><span style=\"color: #222222;\"><b> dall&#8217;Ispettorato frodi del ministero delle Politiche agricole<\/b><\/span><b> ha mostrato un settore idilliaco. Neanche un campione bio con residui di pesticidi. Ma si tratta di un controllo su circa 150 campioni. Nella realt\u00e0 chi controlla? <\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">I residui di pesticidi sono tutt&#8217;altro tema. I controlli dell&#8217;Ispettorato frodi sono <i>random<\/i>. Gli organismi di certificazione operano invece sulla base di appositi protocolli. Hanno l&#8217;obbligo di verificare almeno il 10% delle aziende ogni anno, ma ne fanno il 20%. I nostri controlli sono mirati, si va certamente dove si sa che c&#8217;\u00e8 un sospetto o anche solo un rischio di contaminazione accidentale, come nelle aziende miste, con coltivazioni convenzionali e bio. Si sceglie il periodo dell&#8217;anno pi\u00f9 appropriato.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">In particolare sull&#8217;ortofrutta opera un tavolo che prevede piani di controllo, interventi mirati in caso di crisi territoriali e un sistema di allerta fitopatologico. Informando gli organismi e le aziende agricole sulle condizioni meteo e le conseguenze sulle colture si consente una facile analisi del rischio. Non c&#8217;\u00e8 tracciabilit\u00e0, ma azioni comuni mirate.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Oltre ai grandi truffatori dobbiamo fare i conti con le piccole frodi quotidiane. Il rischio si annida anche nei mercatini bio. Come tutelarsi?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">L\u00ec basterebbe l&#8217;occhio attento del consumatore. \u00c8 altamente improbabile che un banchetto possa avere tutta la frutta e la verdura immaginabile. Non pu\u00f2 avere quella variet\u00e0 se non \u00e8 una grossa azienda agricola, che certo non va ai mercatini. Non pu\u00f2 avere mele e arance, un prodotto tipico del Nord e un altro del Sud. Se vende pochi prodotti \u00e8 gi\u00e0 indice di seriet\u00e0, vuol dire che vende quello che produce. Ma deve anche esporre la certificazione. Se non lo fa, il consumatore deve chiedere di vedere il certificato di conformit\u00e0 e il documento identificativo (verificandone la data di validit\u00e0) che attesta anche quali tipologie di prodotto coltiva. Si vede cos\u00ec se l&#8217;operatore \u00e8 certificato e se pu\u00f2 avere mele o agrumi. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">La risposta deve essere data al banchetto. Poi, a casa si pu\u00f2 anche eseguire un controllo nel sito di Accredia (databio.it). E se\u00a0la data di aggiornamento dei dati \u00e8 vecchia bisogna chiamare il certificatore, cercandolo nella lista riportata a sinistra nella home page.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Al supermercato invece troviamo solo frutta e verdura bio confezionata. Perch\u00e9?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Veniamo criticati perch\u00e9 l&#8217;ortofrutta bio nella Gdo o nei negozi viene sempre confezionata, con retina o contenitori, sprecando imballaggio. Ma se ci\u00f2 accade c&#8217;\u00e8 un motivo. Al di fuori della vendita diretta dall&#8217;agricoltore al consumatore, non si pu\u00f2 vendere il prodotto sfuso se il punto vendita non \u00e8 certificato. O i negozi si adeguano, come fanno le catene specializzate nel biologico, oppure devono confezionare.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>E perch\u00e9 non si certificano?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #222222;\">Alcune lo sono gi\u00e0, ma per altre il vero ostacolo \u00e8 di tipo organizzativo. Una curiosa circolare del ministero prevede l&#8217;obbligo di certificazione se una catena distributiva utilizza il termine &#8220;bio&#8221; o &#8220;biologico&#8221; associato alla marca. Col paradosso che &#8220;Esselunga bio&#8221; si \u00e8 trovata obbligata a certificarsi e Coop &#8211; che peraltro era gi\u00e0 certificata &#8211; avrebbe potuto farne a meno, perch\u00e9 nella sua linea &#8220;Vivi verde&#8221; manca la parola &#8220;bio&#8221;. Le regole sono complicate, cos\u00ec molti distributori preferiscono continuare a usare un po&#8217; di imballaggio senza complicare gli oneri burocratici.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Il costo del servizio anti frode \u00e8 a carico degli operatori. Finir\u00e0 per tradursi in un aumento dei prezzi del biologico, gi\u00e0 alti?<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il costo del database \u00e8 di qualche centesimo di euro per tonnellata di prodotto. Non pu\u00f2 giustificare alcun rincaro. Sui prezzi del bio invece la questione \u00e8 varia. In generale sono pi\u00f9 alti del convenzionale, con variazioni notevoli che in alcuni casi sono giustificate.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Nella zootecnia \u00e8 normale e giusto che il biologico possa costare anche il doppio, rispetto a un convenzionale che magari viene dal Sudamerica (vedi lo scandalo della carne scoperto in Brasile, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">ndr)<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00c8 un sistema di allevamento estremamente diverso dal convenzionale. Un pollo bio richiede 4 metri quadri di spazio all&#8217;esterno. \u00c8 nutrito con mangime bio, rigorosamente non OGM, e ha un ciclo di vita triplo rispetto al convenzionale. Si va dal minimo dettato dalla normativa di 80-90 giorni, fino a un massimo di 120-180 giorni, a seconda delle specie. Mentre u<span style=\"color: #222222;\">n convenzionale in 30-35 giorni \u00e8 pronto.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b><span style=\"color: #222222;\">E gli standard saranno ben difficili da eguagliare&#8230;<\/span><\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Paradossalmente, nelle mense scolastiche le grammature sono tarate su misura del pollo da batteria. Lo vogliono bianco, con coscette piccole e uguali. E viene spesso rifiutato il pollo bio, il quale ha una coscia pi\u00f9 grande e una carne pi\u00f9 scura, e &#8216;sa di pollo&#8217;.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #222222;\">Sulle uova c&#8217;\u00e8 il problema opposto: a volte ci chiamano lamentando che il tuorlo del bio \u00e8 pi\u00f9 chiaro. Ovvio, non ci sono i coloranti aggiunti ai mangimi convenzionali. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #222222;\">Anche lo standard della Gdo per l&#8217;ortofrutta \u00e8 un problema. Si traduce in un aumento dei costi. La vogliono come quella convenzionale. E siamo spesso costretti a cedere i raccolti &#8220;non conformi&#8221; a quello standard all&#8217;industria alimentare di trasformazione. Che paga meno.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #222222;\"><b>Zootecnia a parte, che ne \u00e8 dei prezzi negli altri settori?<\/b><\/span> <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Su altri beni &#8211; come la pasta e la passata di pomodoro &#8211; il prezzo del bio pu\u00f2 essere anche inferiore a quello della marca <i>premium<\/i>, la quale affronta i costi della pubblicit\u00e0 di cui il bio ha poco bisogno. Su tali prodotti un prezzo pi\u00f9 alto dal 10 al 20% rispetto alla media di scaffale \u00e8 compatibile con le rese inferiori, la filiera di dimensioni minori, la ridotta economia di scala. Il bio non ha il 20% del mercato. \u00c8 al 2, al 5 e deve spalmare i costi su quei volumi. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Poi c&#8217;\u00e8 la fascia di prezzi intermedia dell&#8217;ortofrutta, del fresco, dove un 20-30% di differenza \u00e8 plausibile. Certo, molto dipende dall&#8217;andamento stagionale. Ci sono annate in cui \u00e8 molto faticoso avere buon prodotto, le rese sono inferiori, i frutti sono meno vicini allo standard atteso e si ha pi\u00f9 scarto. Ma ci sono anni in cui i prezzi dell&#8217;ortofrutta bio non sono distanti dal convenzionale. Con le differenze proprie della resa delle varie colture: un conto \u00e8 l&#8217;uva da tavola, altro la mela. Quest&#8217;anno al Nord \u00e8 andata bene, mentre al Sud ci sono stati problemi con la neve. Ora invece al Nord si fanno i conti con la siccit\u00e0, che sta creando forti difficolt\u00e0, mentre al Sud va meglio.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Quindi i prezzi del bio sono nella norma. Nessuno specula?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Speculare sarebbe di corto respiro. Uno dei motivi dell&#8217;aumento del consumi del bio \u00e8 che i prezzi sono in calo progressivo. E la tendenza sar\u00e0 quella, con la crescente diffusione nella GDO e nei <i>discount<\/i>. Il problema \u00e8 che abbiamo ancora costi fissi (logistica, personale, certificazione, scarti, rese) che incidono troppo. I consumi crescono molto &#8211; +20% nel 2016 &#8211; ma ancora rappresentano poco pi\u00f9 del 3% dei consumi alimentari in Italia. Fatte 100 le vendite di alimenti nella distribuzione moderna, il 3% \u00e8 bio. E i costi incidono su quello. Non a caso il bio costa meno nella Gdo che fa economia di scala, mentre i negozi specializzati sono meno efficienti. In prospettiva, \u00e8 certo che all&#8217;aumentare del volume del bio, caleranno i prezzi.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Con una domanda in continua crescita il bio italiano non assume ancora dimensioni importanti. Perch\u00e9?<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Se pure raddoppiassimo i terreni coltivati a bio il prodotto non basterebbe. Il problema sono le organizzazioni agricole tradizionali, che hanno paura di perdere potere. Vuol dire acquisire tutto quello che non hanno: certificazione, competenze specifiche. Quindi sconsigliano i loro associati, o comunque non sono proattive nella spinta sul bio.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Coldiretti promuove solo la logica del km zero. Senza distinguere tra chi \u00e8 pi\u00f9 buono o bravo. Il bio deve essere solo quello a km zero.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Confagricoltura ha una federazione di produttori bio, ma resta in mezzo al guado, poich\u00e9 fa pi\u00f9 lobby a favore degli OGM che del bio. CIA invece \u00e8 socio di Federbio da sempre. E negli ultimi 2-3 anni ha creato Anabio, la sua associazione dei produttori biologici. Continuando cos\u00ec saremo sempre costretti a importare dall&#8217;estero per rispondere alla domanda.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scudo antifrode nel bio \u00e8 aperto. 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