{"id":2988,"date":"2015-04-23T08:28:14","date_gmt":"2015-04-23T08:28:14","guid":{"rendered":"http:\/\/gift.vivian.company\/le-rotte-dei-migranti-senza-terra\/"},"modified":"2025-05-05T12:17:39","modified_gmt":"2025-05-05T10:17:39","slug":"le-rotte-dei-migranti-senza-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.foodtimes.eu\/it\/pianeta\/le-rotte-dei-migranti-senza-terra\/","title":{"rendered":"Le rotte dei migranti senza terra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">Assistiamo impotenti alla tragedia dei naufragi nei nostri mari meridionali, e apprendiamo con preoccupazione come i decisori politici intendano reagire all&#8217;emergenza con strumenti militari e repressivi, il cui unico effetto sar\u00e0 semmai quello di isolare i profughi in territori pericolosi quanto le acque della loro agognata speranza di salvezza.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">I pochi opinionisti e politici che abbiano osato considerare le cause dell&#8217;esodo dal continente africano verso l&#8217;Europa si sono soffermati su un dato inequivocabile, la fuga dalle aree di conflitti. Conflitti rispetto ai quali tra l&#8217;altro le forze occidentali hanno avuto un ruolo propulsivo o connivente, come in Siria e in Libia. Ma nessuno, all&#8217;approssimarsi dell&#8217;inaugurazione di Expo 2015 a Milano, pare avere il coraggio di affrontare la causa primaria della disperazione dei popoli africani. Sebbene si tratti di una tragedia non nuova, che ha mietuto milioni di vittime gi\u00e0 dimenticate, nel 2011, in Corno d&#8217;Africa. Fame e Denutrizione, in terre un tempo fertili bens\u00ec scosse negli ultimi anni da fenomeni climatici &#8211; che hanno portato siccit\u00e0 e inaridimenti &#8211; e antropici, come la rapina delle terre, il cosiddetto &#8216;land grabbing&#8217;.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/documents\/62689\/2116637\/61633.jpg\/e8ece445-95d6-4adc-bb52-4bf06bb6bb22\" style=\"width: 350px; height: 150px; margin: 10px 25px; float: right;\" title=\"\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size:18px;\">La rapina delle terre<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">Le popolazioni di 13 Paesi africani hanno subito la sottrazione violenta di oltre 20 milioni di ettari di aree coltivabili su impulso di investitori stranieri, pari al 55,5% delle terre rapinate nell&#8217;intero pianeta dal 2000 a oggi (fonte WorldWatch Institute, State of the World 2015).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">Il diritto al cibo &#8211; pure citato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo del 1948 (art. 25), e riaffermato in successive convenzioni internazionali &#8211; ha ceduto il passo alle speculazioni di investitori basati in Paesi ove l&#8217;agricoltura \u00e8 fiorente, come gli Stati Uniti (a cui \u00e8 attribuita la primazia nel &#8216;land grabbing&#8217;, con operazioni su 6,9 milioni di ettari, stessa fonte), la Malesia e l&#8217;Indonesia (3,6 e 2,9 milioni di ettari, rispettivamente).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">Tra i primi &#8216;target&#8217; africani degli investimenti su enormi distese di terre &#8216;come fossero libere da persone e cose&#8217;, viceversa, figurano Sudan meridionale, Repubblica Democratica del Congo, Mozambico, Congo, Liberia e Sierra Leone, Etiopia. Non \u00e8 forse un caso che la gran parte dei migranti che traversano il Maghreb provenga dalla regione dei grandi laghi e dal corno d&#8217;Africa (fonte UNHCR). N\u00e9 che le loro disgraziate odissee spesso muovano dai campi profughi in Congo, Sudan, Uganda, Somalia, come pure da quelli localizzati in Costa d&#8217;Avorio, Ciad, Kenya, Etiopia (ibidem).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size:18px;\">Il ruolo dell&#8217;olio di palma: la nostra petizione&nbsp;<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/documents\/62689\/3471600\/50270.jpg\/d55dd4ff-2e58-4b01-a526-5484952608aa\" style=\"width: 287px; height: 260px; margin: 10px 25px; float: right;\" title=\"\" \/><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">La petizione lanciata a fine 2014 da Great Italian Food Trade, volta a contrastare l&#8217;impiego di olio di palma nelle produzioni alimentari, deriva proprio dall&#8217;analisi di questo fenomeno. Poich\u00e9 una quota significativa delle terre rapinate \u00e8 oggetto di deforestazioni funzionali a coltivazioni mono-intensive di palme da olio &#8211; con destino alimentare e bio-combustibile &#8211; si \u00e8 creduto necessario sensibilizzare i consumatori circa il vero costo di tale produzione, per l&#8217;umanit\u00e0 e il pianeta. Nella speranza che i grandi gruppi industriali e distributivi possano a loro volta condividere questa preoccupazione, sostituire l&#8217;olio tropicale con altri pi\u00f9 vicini alle nostre tradizioni agricole e produttive, e cos\u00ec sottrarsi al circolo vizioso di una domanda &#8211; tuttora in crescita &#8211; la cui soddisfazione postula barbarie ed ecocidi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size:18px;\">Un cordone umanitario<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">Per tornare all&#8217;argomento principale, appare del tutto velleitaria e irresponsabile l&#8217;idea di arginare la disperazione ora aggregata sulle coste nordafricane limitandosi a isolare i confini del vecchio continente. Il costo delle vittime innocenti non pu\u00f2 che aumentare, aggravando l&#8217;instabilit\u00e0 di Paesi gi\u00e0 gravemente sollecitati da una serie di fattori, politici ed economici. Un cordone non militare ma umanitario, come quello proposto dalla Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio e da Medici Senza Frontiere potr\u00e0 senz&#8217;altro ridurre la pressione e pre-ordinare la doverosa accoglienza degli aventi diritto asilo in tutti i Paesi europei, in ragione delle rispettive popolazioni e densit\u00e0 abitative. Nuove misure dovranno venir concordate in tal senso, nel pi\u00f9 breve tempo, per impedire imminenti carneficine.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">Ma al tempo stesso i decisori politici dovranno affrontare &#8211; con altrettanta urgenza &#8211; i temi del diritto al cibo e alla terra, la sovranit\u00e0 alimentare e il sostegno alle produzioni agricole locali su piccola scala. Ricordiamo il primo dei c.d. &#8216;Millennium Development Goals&#8217;, l&#8217;eradicazione della fame e della povert\u00e0 estrema, che i 189 Stati membri delle Nazioni Unite (ora 193) si erano impegnati a raggiungere proprio nel 2015. Ricordiamo altres\u00ec le Linee Guida per la gestione responsabile di terre, foreste e bacini idrici adottate dal &#8216;Committee on World Food Security&#8217; (FAO) nel 2012, che nessuno dei Paesi firmatari ha finora ritenuto di applicare con norme cogenti, l&#8217;unica via possibilmente utile a frenare la rapina delle terre.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">La cooperazione internazionale europea del resto \u00e8 stata privata di risorse pubbliche, lasciando spazio a iniziative private prive di controlli e talora orientate verso sperimentazioni di dubitabili fini e utilit\u00e0 (come il progetto milionario della Fondazione &#8216;Bill &amp; Melinda Gates&#8217; di introdurre banane OGM in Africa centrale).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size:18px;\">Un tuffo nella realt\u00e0 imporrebbe oggi di considerare un nuovo modello di cooperazione, trilaterale, atto a favorire gli aiuti Sud-Sud &#8211; vale a dire, dai protagonisti del nuovo ordine economico mondiale, a partire dalla Cina, verso i Paesi in Via di Sviluppo &#8211; cui aggiungere l&#8217;utile contributo partecipativo delle ONG europee e italiane in particolare. Le esperienze pluri-decennali di queste ultime nell&#8217;aiuto alle popolazioni di molti Paesi africani possono infatti facilitare le relazioni con le comunit\u00e0 locali, che devono condividere e partecipare ai programmi per poter realizzare una concreta autonomia. Non dimentichiamo infine il valore del &#8216;know-how&#8217; italiano nella ricerca e applicazione di pratiche agricole eco-sostenibili, che la comunit\u00e0 scientifica internazionale ha finalmente riconosciuto come la via maestra da seguire.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"font-size:18px;\">(Dario Dongo)<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Assistiamo impotenti alla tragedia dei naufragi nei nostri mari meridionali, e apprendiamo con preoccupazione come i decisori politici intendano reagire all&#8217;emergenza con strumenti militari e repressivi, il cui unico effetto sar\u00e0 semmai quello di isolare i profughi in territori pericolosi quanto le acque della loro agognata speranza di salvezza.&nbsp; I pochi opinionisti e politici che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":2989,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[702,31],"class_list":{"0":"post-2988","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-pianeta","8":"tag-landgrabbing","9":"tag-olio-di-palma"},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - 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