Il ruolo crescente dei fast food nelle diete moderne evidenzia la necessità di valutare i rischi legati agli allergeni e la trasparenza nutrizionale nel settore della ristorazione veloce. UFC-Que Choisir, la principale organizzazione di consumatori francese, ha eseguito nel 2025 un’indagine su McDonald’s, Burger King, KFC e Quick, concentrandosi proprio sulla divulgazione degli allergeni, la trasparenza degli ingredienti e l’utilizzo del Nutri-Score. Questo articolo esamina la metodologia di tale studio, i suoi risultati e le raccomandazioni che ne derivano.
Introduzione
La veloce espansione del settore industriale della ristorazione rapida ha modificato radicalmente i modelli di consumo, al punto che quasi un pasto su due consumato fuori casa in Francia avviene ora nei fast food (UFC-Que Choisir, 2025). Questo cambiamento comporta significative implicazioni per la salute pubblica, in particolare per quanto riguarda la crescente prevalenza di malattie gravi e croniche come obesità, disturbi cardiovascolari e diabete di tipo 2. La qualità nutrizionale dell’offerta dei fast food, combinata alla carenza di informazioni per i consumatori, crea un ambiente problematico per scelte alimentari informate.
Mentre i prodotti alimentari confezionati venduti negli ambienti di vendita al dettaglio sono soggetti a rigorosi requisiti di etichettatura ai sensi del Food Information Regulation (EU) n. 1169/2011 (FIR), il settore della ristorazione fuori casa rimane in gran parte esente da obblighi di divulgazione comparabili. Questa disparità normativa è preoccupante, poiché le catene di fast food si affidano a sistemi di produzione industrializzati analoghi a quelli dei produttori di alimenti confezionati, pur rimanendo soggette a requisiti minimi. Ai sensi dell’articolo 44 del FIR, la trasparenza sulla composizione degli ingredienti e sulle informazioni nutrizionali è infatti lasciata alla legislazione degli Stati membri, con un unico obbligo armonizzato che attiene alla divulgazione degli allergeni.
Contesto e motivazioni
Contesto di salute pubblica
La traiettoria epidemiologica delle malattie legate all’alimentazione mostra schemi allarmanti, in particolare tra le popolazioni più giovani.
Secondo i dati citati da UFC-Que Choisir (2025), i tassi di obesità tra gli individui di età compresa tra 18-24 anni sono quadruplicati dal 1997, mentre i tassi tra quelli di età compresa tra 25-34 anni sono quasi triplicati.
Questi gruppi demografici rappresentano i principali consumatori di fast food, con il 67% dei 18-34enni classificati come frequentatori abituali di fast food, rispetto al solo 11% tra le coorti di età più avanzata.
Preoccupazioni sugli allergeni
Le allergie alimentari colpiscono circa il 4-5% della popolazione adulta, il 6-8% dei bambini. Registrando così un aumento del 300% negli ultimi due decenni (UFC-Que Choisir, 2025).
Per gli individui affetti da allergie o intolleranze alimentari, come la celiachia o l’intolleranza al lattosio, la divulgazione inadeguata degli ingredienti costituisce non solo una questione di esclusione sociale ma anche un grave rischio per la salute.
Il concetto di ‘allergeni nascosti‘ – ingredienti inaspettatamente incorporati in prodotti in cui la loro presenza non sarebbe tipicamente prevista – aggrava queste preoccupazioni.
Evoluzione dell’etichettatura nutrizionale
Lo sviluppo di sistemi di etichettatura nutrizionale sul fronte della confezione rappresenta un progresso cruciale nella fornitura di informazioni ai consumatori. Il Nutri-Score, sviluppato dall’Istituto Nazionale Francese per la Ricerca Agronomica su richiesta della Direzione Generale del ministero francese della Salute (2011), è stato specificamente progettato per soddisfare tre criteri essenziali:
- aggregazione dei componenti nutrizionali in un unico punteggio
- espressione attraverso una codifica a colori universalmente comprensibile, e
- applicabilità a diverse categorie di alimenti (UFC-Que Choisir, 2025).
La ricerca ha dimostrato che l’implementazione del Nutri-Score ha un’influenza significativa sui consumatori verso scelte alimentari più sane (Hercberg et al., 2025). Una recente indagine di UFC-Que Choisir (2023) ha inoltre stabilito una relazione causale tra l’adozione del Nutri-Score e la riformulazione delle ricette, laddove alcune categorie di prodotti ove il Nutri-Score è diffuso hanno mostrato miglioramenti nutrizionali sostanziali tra il 2015 e il 2022.
Metodologia
Progettazione e ambito dello studio
L’indagine UFC-Que Choisir (2025) ha impiegato un quadro di analisi comparativa per valutare le pratiche di divulgazione delle informazioni delle quattro principali catene di fast food: McDonald’s, Burger King, KFC e Quick. La raccolta dei dati è avvenuta tra il 1° maggio e il 9 luglio 2025, comprendendo più sedi di ristoranti all’interno della regione dell’Île-de-France per garantire la rappresentatività.
Canali di valutazione
Lo studio ha esaminato tre principali canali di ordinazione per i consumatori:
- chioschi elettronici nei ristoranti
- applicazioni mobili proprietarie, e
- siti web aziendali.
Questo approccio multi-canale riflette i modelli di comportamento dei consumatori contemporanei, poiché queste piattaforme rappresentano collettivamente i canali di ordinazione dominanti, mentre il servizio tradizionale al bancone è sostanzialmente diminuito.
Criteri di valutazione
Il protocollo di ricerca ha valutato tre categorie di informazioni critiche ritenute essenziali per il processo decisionale informato dei consumatori:
- informazioni sugli allergeni. La valutazione si è concentrata sui 14 allergeni soggetti a dichiarazione obbligatoria ai sensi del FIR – cereali contenenti glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte, frutta a guscio, sedano, senape, sesamo, anidride solforosa e solfiti, lupino e molluschi;
- divulgazione degli ingredienti. La valutazione ha considerato la disponibilità di elenchi completi e dettagliati degli ingredienti, piuttosto che informazioni generiche o incomplete sulla composizione dei prodotti;
- visualizzazione del Nutri-Score. La valutazione ha esaminato se le catene avevano calcolato e visualizzato le valutazioni Nutri-Score, il loro posizionamento all’interno dell’interfaccia di ordinazione e l’adozione degli algoritmi aggiornati, introdotti nel 2024 per gli alimenti e per le bevande.
Sistema di punteggio
UFC-Que Choisir ha sviluppato un sistema di punteggio quantitativo (massimo 20 punti per categoria) per consentire un confronto sistematico tra catene e canali. La metodologia di punteggio ha attribuito priorità all’accessibilità delle informazioni durante il processo di ordinazione, assegnanodo punteggi più elevati alle informazioni immediatamente visibili sui display generali del menu e punteggi progressivamente inferiori alle notizie che richiedono la navigazione verso schede di prodotti individuali o risorse esterne.
Risultati
Divulgazione delle informazioni sugli allergeni
McDonald’s e Burger King hanno dimostrato pratiche efficaci di divulgazione degli allergeni attraverso l’implementazione di sistemi di allerta personalizzabili. Questi sistemi consentono ai consumatori di selezionare allergeni specifici di interesse, visualizzando successivamente simboli di avvertimento pittografici sul menu generale per tutti i prodotti contenenti gli allergeni designati (UFC-Que Choisir, 2025). Questo approccio facilita la rapida identificazione di prodotti non adatti senza richiedere la consultazione di schede di prodotto individuali ed è perciò allineato con le migliori pratiche nella progettazione delle informazioni per i consumatori.
In particolare, McDonald’s ha implementato questa funzionalità esclusivamente presso i chioschi nei ristoranti, mentre Burger King ha esteso la disponibilità attraverso chioschi, sito web e applicazione mobile. Entrambe le catene hanno ottenuto punteggi rispettivamente di 16/20 e 18/20 per la fornitura di informazioni sugli allergeni.
KFC ha adottato un approccio meno favorevole ai consumatori, richiedendo agli utenti di accedere in sequenza alle schede informative dei singoli prodotti per accertare il contenuto di allergeni. Questa metodologia ha ricevuto un punteggio di 4/20, poiché aumenta in misura sostanziale il tempo e lo sforzo richiesti per la verifica degli allergeni e può creare difficoltà per i consumatori allergici, in particolare durante i periodi di punta del servizio.
Quick ha mostrato le prestazioni più deboli, poiché non fornisce alcuna informazione sugli allergeni presso i chioschi nei ristoranti – in violazione del regolamento (UE) n. 1169/11 (FIR) – e offre soltanto una tabella generale sugli allergeni, complessa e poco navigabile, sul suo sito web e la app. Questo approccio ha ricevuto un punteggio di 0/20, impedendo di fatto ai consumatori con allergie o intolleranze di compiere scelte informate in fase di acquisto.
Una pratica preoccupante osservata sia presso Burger King che Quick riguarda l’uso di etichettatura precauzionale degli allergeni – con dichiarazioni quali ‘può contenere tracce di…‘ o ‘prodotto in uno stabilimento che lavora…‘ – per gli allergeni non inclusi intenzionalmente nelle ricette. Questa pratica contravviene alle disposizioni del FIR, poiché l’informazione non è riferita ai prodotti specifici e trasferisce di fatto l’onere della valutazione del rischio sui consumatori (nota dello scrivente). Gli anelli di cipolla di Burger King, ad esempio, erano etichettati come potenzialmente contenenti ‘tracce’ di sei diversi allergeni nonostante solo uno di essi fosse intenzionalmente presente nella formulazione. Questo approccio, mirato a manlevare l’operatore da responsabilità, appare piuttosto indicativo del suo scarso impegno nel prevenire le contaminazioni accidentali e limita in misura sostanziale la scelta dei prodotti per i consumatori allergici senza fornire loro informazioni adeguate sulla valutazione del rischio.
Trasparenza degli ingredienti
Tutte e quattro le catene hanno dimostrato completa opacità in merito alla composizione dettagliata degli ingredienti, limitandosi a fornire descrizioni generiche e prive di informazioni significative (UFC-Que Choisir, 2025). L’elenco degli ingredienti dell’hamburger di Burger King ad esempio riferisce a ‘pane’, ‘ketchup’, ‘senape’ e ‘sottaceti’ senza alcuna specifica dei loro singoli componenti. Allo stesso modo, KFC descrive i suoi ‘tenders’ come ‘pezzi di pollo marinati e impanati’, senza indicare gli ingredienti di marinatura o impanatura.
Esempi particolarmente eclatanti sono stati osservati nelle dichiarazioni di McDonald’s, dove il McFish Mayo è stato descritto semplicemente come ‘pane’ e ‘salsa’, la Coca-Cola Zero come ‘ghiaccio’. Notizie chiaramente incomplete che non offrono alcuna informazione ai consumatori che intendano comprendere la composizione dei prodotti.
L’indagine sulle pratiche di divulgazione internazionali ha peraltro rivelato che queste catene mantengono informazioni complete sugli ingredienti ma le omettono selettivamente all’interno dell’Unione Europea. McDonald’s pubblica infatti elenchi dettagliati degli ingredienti in Svizzera, Norvegia, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Ucraina, così come Burger King in Svizzera, Norvegia e Australia (UFC-Que Choisir, 2025).
L’analisi delle dichiarazioni in Svizzera ha rivelato formulazioni ultra-processate caratterizzate da un uso estensivo di additivi e coadiuvanti tecnologici. Il semplice hamburger di McDonald’s contiene 46 ingredienti e additivi distinti, che aumentano a 68 per il Cheeseburger Bacon. Il solo panino Big Mac contiene, tra l’altro, amido di patate e mais, proteine di piselli, sciroppo di glucosio, due emulsionanti (E471 ed E472e) e acido ascorbico (E300) come agente di trattamento della farina. Il formaggio fuso contiene non solo formaggio ma anche burro, latte scremato in polvere, aromi, proteine del latte, un emulsionante (E331), coloranti (E160a ed E160c), un regolatore di acidità (E330) e un agente antiagglomerante (lecitina di girasole).
I Chicken McNuggets contengono solo il 46% di petto di pollo, mentre l’acqua costituisce il secondo ingrediente in ordine quantitativo e il prodotto contiene 23 componenti totali (UFC-Que Choisir, 2025). I Chicken Nuggets di Burger King a loro volta contengono 33 ingredienti, tra cui la pelle di pollame.
Implementazione del Nutri-Score
Solo McDonald’s e KFC hanno calcolato e visualizzato valutazioni Nutri-Score per i loro prodotti, mentre Burger King e Quick evitano completamente questo sistema di etichettatura volontaria (UFC-Que Choisir, 2025). Nondimeno, le stesse catene che implementano Nutri-Score rivelano carenze sostanziali nella metodologia di visualizzazione.
Né McDonald’s né KFC visualizzano le valutazioni Nutri-Score sulle interfacce generali del menu. I consumatori vengono perciò costretti a navigare le schede informative dei singoli prodotti per accedere alle valutazioni nutrizionali, e così di fatto privati della possibilità di comparare i prodotti in fase di scelta. Questa strategia di posizionamento contraddice il principio fondamentale dell’etichettatura sul fronte della confezione, che richiede visibilità immediata proprio per consentire un rapido confronto tra le varie alternative.
McDonald’s ha sviluppato una funzionalità di filtraggio che consente la visualizzazione esclusiva di prodotti Nutri-Score A e B. Una soluzione parziale per i consumatori attenti alla salute, che tuttavia fraintende i principi dell’equilibrio nutrizionale. Il sistema Nutri-Score impiega infatti una codifica a colori graduata (verde-giallo-arancione), piuttosto che criteri binari buono/cattivo, al preciso scopo di accogliere le preferenze dei consumatori e incoraggiare al contempo la moderazione delle scelte meno equilibrate dal punto di vista nutrizionale.
Un ulteriore problema è costituito dalla persistenza di McDonald’s nell’uso di un metodo obsoleto di calcolo dei punteggi Nutri-Score. Nonostante l’algoritmo aggiornato sia stato ufficialmente adottato in Francia nel febbraio 2025 e i suoi parametri siano stati disponibili pubblicamente dal settembre 2023, McDonald’s continua a esporre punteggi calcolati utilizzando la metodologia originale. Questa pratica porta a valutazioni artificialmente favorevoli per determinati prodotti; ad esempio, la Coca-Cola Zero riceve una valutazione B con il vecchio sistema ma C con la metodologia attuale.
L’analisi della qualità nutrizionale dell’offerta ha rivelato motivi di preoccupazione. Tra i 39 hamburger, piadine (wrap) e bocconcini ‘di pollo’ (nuggets) di McDonald’s, solo il 18% ha ottenuto una valutazione Nutri-Score B, mentre il 54% è valutato C e il 39% valutato D. KFC ha dimostrato una qualità nutrizionale ancora peggiore, con solo un prodotto che ha ottenuto una valutazione B, il 26% valutato C e il 70% valutato D (UFC-Que Choisir, 2025).
Valutazione delle piattaforme di food delivery
L’esame delle piattaforme di food delivery Deliveroo e Uber Eats ha rivelato una completa assenza di informazioni direttamente accessibili sulle rispettive app in ordine agli allergeni – in contrasto con le disposizioni del FIR (nota dell’editore) – oltreché nutrizionali. Entrambe le piattaforme reindirizzano i consumatori alle risorse proprietarie delle catene di ristoranti attraverso collegamenti che spesso non funzionano sui modelli di smartphone più datati. Questo reindirizzamento rende l’accesso alle informazioni un labirinto procedurale, in contrasto con l’esperienza di ordinazione intuitiva ed efficiente che queste piattaforme promettono (UFC-Que Choisir, 2025).
Discussione
Lacune normative e pratiche del settore
I risultati evidenziano un’inadeguatezza normativa fondamentale: le grandi catene di ristoranti che utilizzano metodi di produzione industriali paragonabili ai produttori di alimenti confezionati sono soggette a obblighi di divulgazione delle informazioni sostanzialmente inferiori.
La classificazione del fast food come ‘alimento non preconfezionato’, nel Food Information Regulation – al pari dei prodotti artigianali di panetteria e delle offerte di ristoranti indipendenti – non riconosce la natura industriale delle operazioni delle catene di fast food.
Questa categorizzazione consente di fatto ai colossi indicati, che mantengono ricette standardizzate a livello globale, di omettere informazioni regolarmente fornite su prodotti equivalenti, preimballati, distribuiti nei supermercati. Sebbene la divulgazione degli allergeni alimentari rimanga obbligatoria, essa viene ancora spesso omessa, esacerbando il rischio per i consumatori.
Disparità nella divulgazione degli allergeni
La sostanziale variazione nella qualità delle informazioni sugli allergeni tra le catene dimostra che le barriere tecniche a una divulgazione completa sono minime. I sistemi di allerta di McDonald’s e Burger King dimostrano come interfacce di allergeni integrate e facili da usare sono pienamente realizzabili (oltreché doverose, ndr) all’interno delle piattaforme digitali di ordinazione. La prestazione superiore di questi sistemi rispetto all’approccio ‘prodotto per prodotto’ di KFC o alle tabelle inaccessibili di Quick convalida la raccomandazione di UFC-Que Choisir (2025) che tale funzionalità di allerta dovrebbe costituire lo standard minimo.
Il diffuso e improprio utilizzo di etichette precauzionali sugli allergeni trasferisce la responsabilità dai produttori ai consumatori, con pregiudizio alla scelta informata e la sicurezza alimentare. Le normative europee sulla sicurezza alimentare – compreso il Regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, modificato dal Regolamento (CE) 2021/382 – impongono agli operatori del settore alimentare di implementare sistemi di analisi dei pericoli e punti critici di controllo (HACCP) al preciso scopo di prevenire la contaminazione crociata. L’etichettatura precauzionale trasferisce di fatto l’onere della valutazione del rischio dai produttori – che possiedono una conoscenza completa dei loro processi – ai consumatori che non possiedono tali informazioni.
Opacità degli ingredienti e uso di additivi
La carenza di divulgazione completa degli ingredienti all’interno dell’UE, in contrasto con gli elenchi completi invece divulgati in Svizzera e altri Paesi, costituisce forse il risultato più sconcertante dello studio. Questa trasparenza asimmetrica dimostra che le catene mantengono le informazioni richieste ma le omettono deliberatamente nelle giurisdizioni ove non sono legalmente obbligate a divulgarle.
La complessità degli ingredienti rivelata nelle divulgazioni svizzere – 46 ingredienti in un semplice hamburger, 68 in un cheeseburger – espone la natura ultraprocessata dei prodotti di fast food e l’uso estensivo di additivi alimentari. Molti tra gli additivi identificati rientrano in categorie che meritano consapevolezza da parte dei consumatori a causa di potenziali effetti sulla salute.
Esempi particolarmente preoccupanti includono: nitrito di sodio (E250) nei prodotti di bacon di McDonald’s; difosfati e pirofosfati (E450) presenti in più prodotti McDonald’s; carbossimetilcellulosa trovata nel Filet-o-Fish di McDonald’s e nel gelato di Burger King. La mancanza di requisiti normativi armonizzati per la divulgazione degli ingredienti nei ristoranti dell’UE rimuove un incentivo chiave per la semplificazione delle ricette.
Carenze nell’implementazione del Nutri-Score
Il difetto di esposizione delle valutazioni Nutri-Score sulle interfacce generali dei menù pregiudica la funzionalità essenziale del sistema. La ricerca dimostra costantemente che le etichette nutrizionali influenzano il comportamento d’acquisto solo quando immediatamente visibili durante il confronto dei prodotti. Relegare il Nutri-Score alle schede dei singoli prodotti lo trasforma da strumento decisionale in una curiosità informativa successiva all’acquisto.
La metodologia di calcolo obsoleta di McDonald’s solleva inoltre domande sull’impegno aziendale verso la trasparenza nutrizionale. Gli algoritmi Nutri-Score aggiornati esprimono i progressi nella scienza nutrizionale, introducendo soglie più rigorose su zucchero, grassi saturi e sale nonché considerando i rischi legati agli edulcoranti artificiali. L’uso persistente di algoritmi obsoleti consente agli operatori di mantenere valutazioni artificialmente favorevoli, rappresentando in modo errato la qualità nutrizionale e potenzialmente fuorviando i consumatori attenti alla salute.
Il profilo generale della qualità nutrizionale – con il 70-80% dei prodotti esaminati valutati C o D – sottolinea l’importanza della visualizzazione del Nutri-Score in questo settore. Considerata la qualità nutrizionale generalmente scarsa della maggior parte dei prodotti di fast food, l’etichettatura trasparente è essenziale per consentire ai consumatori di distinguere le opzioni relativamente più sane all’interno di un panorama altrimenti omogeneo di offerte scadenti sotto questo punto di vista.
Vuoto informativo delle piattaforme di consegna
La completa assenza di informazioni nutrizionali e sugli allergeni integrate all’interno delle app delle food delivery rappresenta un significativo fallimento della protezione dei consumatori. Queste piattaforme hanno modificato radicalmente i modelli di consumo della ristorazione collettiva, negli ultimi anni. Il loro modello di business dipende dalla semplificazione del processo di ordinazione, ma questa semplificazione avviene a spese della sicurezza alimentare.
I reindirizzamenti tecnici a siti web o applicazioni esterne – quando operativi – creano attriti che sono in conflitto con la proposta di valore fondamentale delle piattaforme di consegna di convenienza, oltreché con i requisiti di legge. Il malfunzionamento di molti di questi collegamenti su dispositivi più datati rende di fatto impossibile l’accesso alle informazioni per gli utenti che non dispongono di smartphone di ultima generazione, creando una forma di disuguaglianza informativa digitale.
Conclusioni e raccomandazioni
L’indagine UFC-Que Choisir (2025) rivela carenze sostanziali nella fornitura di informazioni su allergeni, ingredienti e caratteristiche nutrizionali dei cibi da parte dei colossi del fast food in Francia. Sebbene alcune catene abbiano implementato pratiche lodevoli in aree specifiche – in particolare i sistemi di allerta allergeni di McDonald’s e Burger King – il panorama informativo generale rimane gravemente inadeguato rispetto agli standard applicabili ai prodotti alimentari confezionati.
Tre interventi politici critici meritano priorità:
- vigilanza e integrazione delle informazioni nelle piattaforme di food delivery. Le autorità di controllo devono vigilare il rispetto del dovere di indicare gli allergeni su piattaforme come Deliveroo e Uber Eats. L’attuale modello di reindirizzamenti esterni è inadeguato, incoerente con i principi di protezione dei consumatori e contrario alla legge (nota dell’autore). Il legislatore europeo dovrebbe inoltre introdurre l’obbligo di divulgare informazioni complete sugli ingredienti di tutti i cibi in offerta;
- obblighi completi di divulgazione degli ingredienti. Le catene di ristoranti dovrebbero venire sottoposte a obbligo di indicare tutti gli ingredienti e additivi contenuti nei cibi da essi offerti, al pari degli alimenti preimballati. Queste informazioni dovrebbero essere accessibili su tutte le interfacce di ordinazione;
- implementazione obbligatoria del Nutri-Score. Il legislatore europeo dovrebbe integrare il regolamento (UE) n. 1169/2011 per prescrivere l’esposizione del Nutri-Score non solo sul fronte della confezione di tutti gli alimenti preimballati ma anche da parte delle catene di ristoranti che superano soglie operative specificate (es. 50 punti vendita).
In attesa di una riforma normativa, UFC-Que Choisir (2025) incoraggia l’adozione volontaria delle migliori pratiche da parte delle catene di ristoranti, in particolare:
- implementazione di sistemi di allerta allergeni personalizzabili su tutti i canali di ordinazione;
- pubblicazione di elenchi completi di ingredienti accessibili durante il processo di ordinazione;
- visualizzazione prominente delle valutazioni Nutri-Score sulle interfacce generali del menu utilizzando l’attuale metodologia di calcolo.
L’attuale opacità del settore del fast food riguardo agli allergeni, la composizione degli alimenti e le loro caratteristiche nutrizionali è incompatibile con la politica di salute pubblica basata sull’evidenza e i principi di protezione dei consumatori.
Controlli ufficiali e riforme a garanzia della trasparenza nell’informazione ai consumatori nel settore della ristorazione fuori casa rappresentano una componente essenziale delle strategie per garantire la sicurezza alimentare, consentire scelte informate dei consumatori e affrontare le malattie legate all’alimentazione.
Dario Dongo
Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)
Riferimenti
- Hercberg, S., Touvier, M., Galan, P., & Julia, C. (2025). Le logo nutritionnel Nutri-Score: justifications, bases scientifiques, mode d’emploi, intérêt et limites, déploiement et mise à jour. Nutri-Score Blog. https://nutriscore.blog/2025/09/20/
- European Commission. (2004). Regulation (EC) No 852/2004 of the European Parliament and of the Council of 29 April 2004 on the hygiene of foodstuffs. Current consolidated version: 24/03/2021. http://data.europa.eu/eli/reg/2004/852/2021-03-24
- Regulation (EU) No 1169/2011 of the European Parliament and of the Council of 25 October 2011 on the provision of food information to consumers. Consolidated text: 01/04/2025 http://data.europa.eu/eli/reg/2011/1169/2025-04-01
- UFC-Que Choisir. (2023, 12 April). L’efficacité du Nutri-Score à améliorer les recettes bridée par son application volontaire. UFC-Que Choisir. https://www.quechoisir.org/action-ufc-que-choisir-nutri-score-seule-une-obligation-de-l-afficher-poussera-les-industriels-de-la-malbouffe-a-ameliorer-leurs-recettes-n107018/?dl=115766
- UFC-Que Choisir. (2025, 16 July). Fast foods: À quand la transparence? Modalités d’information sur les allergènes, les ingrédients et la valeur nutritionnelle, dans quatre chaînes de restauration rapide. UFC-Que Choisir. https://www.quechoisir.org/action-ufc-que-choisir-information-dans-les-fast-foods-a-quand-la-transparence-sur-les-recettes-n168508/
Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.








