Il più ampio studio sul glifosato conferma l’allarme tumori

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Uno studio di carcinogenesi a lungo termine, condotto nell’ambito del Global Glyphosate Study (GGS), fornisce le prove a oggi più complete che collegano l’esposizione prenatale e per tutta la vita al glifosato e agli erbicidi a base di glifosato (GBH) con aumenti significativi e dose-dipendenti di tumori multipli.

Questa indagine cruciale, guidata dall’Istituto Ramazzini e da un consorzio di istituzioni internazionali, conferma la classificazione del glifosato come probabile cancerogeno per l’uomo, da parte della International Agency for Research on Cancer (IARC). Offrendo nuovi dati utili alla revisione delle regole sul suo utilizzo.

Disegno dello studio e metodologia

La ricerca di Panzacchi e colleghi (2025) ha utilizzato un solido disegno sperimentale che ha coinvolto 1.020 ratti Sprague-Dawley (510 maschi e 510 femmine) esposti a tre sostanze: glifosato puro, Roundup Bioflow (formulazione UE) e RangerPro (formulazione USA). Il protocollo di esposizione prenatale è iniziato al sesto giorno di gestazione, per proseguire con l’esposizione materna durante gravidanza e allattamento; l’esposizione della prole è stata poi mantenuta fino alle 104 settimane di età (Panzacchi et al., 2025).

Tre dosi equivalenti di glifosato tramite acqua potabile sono state somministrate ai diversi gruppi di cavie:

  • 0,5 mg/kg di massa corporea/giorno (corrispondente alla Dose Giornaliera Accettabile in UE)
  • 5 mg/kg mc/giorno, e
  • 50 mg/kg mc/giorno (il livello UE di Nessun Effetto Avverso Osservato).

Questo intervallo di dosi ha consentito di valutare i potenziali effetti sulla salute ai limiti di esposizione attualmente considerati sicuri per il consumo umano.

La valutazione istopatologica completa dello studio ha esaminato tutti i principali organi e tessuti, con particolare attenzione ai tumori rari (incidenza storica nei controlli <1%). Le analisi statistiche hanno compreso test di tendenza di Cochran-Armitage, test esatti di Fisher e procedure Poly-k aggiustate per la sopravvivenza, al fine di tenere conto dei tassi di mortalità differenziali tra i gruppi (Panzacchi et al., 2025).

Risultati principali

Malattie ematologiche: esordio precoce senza precedenti

La scoperta più allarmante è stata l’esordio precoce della leucemia negli animali trattati, con il 40% dei decessi per leucemia verificatisi prima delle 52 settimane di età — le quali equivalgono a meno di 35-40 anni negli esseri umani (Panzacchi et al., 2025). Ciò contrasta nettamente con i precedenti studi sia dell’Istituto Ramazzini (Gnudi et al., 2023) che dello US National Toxicology Program (NTP, 2024), ove nessun decesso per leucemia si era verificato prima di un anno di età.

Il profilo di mortalità dose-dipendente è stato particolarmente evidente: l’età media al decesso è diminuita da 97 settimane nei gruppi a bassa dose a 62 settimane nei gruppi ad alta dose, suggerendo che esposizioni più elevate accelerano la progressione della malattia (Panzacchi et al., 2025).

Tutte e tre le sostanze testate hanno indotto tendenze statisticamente significative nell’incidenza della leucemia, con sottotipi linfoblastici e monocitici predominanti. I maschi hanno mostrato una maggiore suscettibilità, sebbene le analisi combinate per sesso abbiano rafforzato la significatività statistica. Nessun animale di controllo ha sviluppato leucemia, mentre i gruppi trattati hanno mostrato incidenze dallo 0,98% al 5,88%, superando i tassi storici di controllo dello 0,90% (NTP, 2024; Panzacchi et al., 2025).

Carcinogenesi multi-organo: tumori rari e modelli di incidenza legati al trattamento

L’indagine ha rivelato aumenti correlati al trattamento sia di tumori comuni che rari in più sistemi organici. Tumori della pelle, assenti in tutti gli animali di controllo, hanno mostrato tendenze significative dose-correlate nei maschi esposti al glifosato (p=0,0228), con papillomi a cellule squamose che hanno raggiunto un’incidenza del 3,92% alle alte dosi — quasi quattro volte il tasso storico di controllo dell’1,02% (NTP, 2024; Panzacchi et al., 2025). I tricoepiteliomi, tumori estremamente rari con incidenza zero nei controlli storici (NTP, 2024), sono comparsi esclusivamente nelle femmine trattate con Roundup Bioflow ad alta dose.

carcinomi epatocellulari hanno mostrato tassi preoccupanti di mortalità precoce, con il 60% degli animali affetti, nel gruppo glifosato, deceduti prima delle 94 settimane — notevolmente più giovani della media di 118 settimane rilevata in studi precedenti (Panzacchi et al., 2025). Anche in mancanza di significatività statistica rispetto ai controlli, la coerenza dei casi tra i gruppi di dose e l’esordio precoce suggeriscono una possibile implicazione biologica. Secondo i dati storici, l’incidenza osservata nei gruppi di controllo è limitata allo 0,17% nei dati del National Toxicology Program (NTP) e allo 0,82% in quelli dell’Istituto Ramazzini (NTP, 2024), confermando la rarità del fenomeno in assenza di esposizione.

Il sistema nervoso ha mostrato particolare vulnerabilità, con tumori maligni a cellule granulari del cervello che hanno raggiunto un’incidenza del 3,92% nei maschi trattati con glifosato ad alta dose — oltre 20 volte il tasso storico dello 0,17% nei controlli NTP (NTP, 2024; Panzacchi et al., 2025). Gli effetti sul sistema nervoso periferico includevano schwannomi maligni in più organi, con due casi che hanno causato morte a 34 e 67 settimane di età nei maschi trattati con Roundup Bioflow. Questi tumori eccezionalmente rari (incidenza storica dello 0,82% nei controlli di Ramazzini, zero nei controlli del NTP) suggeriscono meccanismi neurotossici specifici (NTP, 2024; Panzacchi et al., 2025).

Alterazioni del sistema endocrino: vulnerabilità specifiche per sesso

Tessuti sensibili agli ormoni hanno dimostrato effetti pronunciati del trattamento, in particolare negli organi riproduttivi:

  • tumori della ghiandola mammaria maschile, virtualmente inesistenti nei ratti SD con un’incidenza storica nei controlli NTP di solo 0,17% (NTP, 2024), hanno mostrato aumenti statisticamente significativi con l’esposizione al glifosato e a Roundup Bioflow (p=0,0071) (Panzacchi et al., 2025). Questo risultato acquista significato considerando la natura ormone-dipendente del tessuto mammario e i recenti aumenti nell’incidenza del cancro al seno maschile;
  • le femmine hanno sviluppato tumori a cellule della granulosa localizzati a livello di ovario in giovane età, con un caso di Roundup Bioflow verificatosi a sole 43 settimane. Questi tumori sono rari, con un’incidenza storica nei controlli NTP di solo 0,85% (NTP, 2024);
  • gli effetti sulla tiroide hanno mostrato profili di risposta specifici per sesso: carcinomi follicolari nei maschi e carcinomi a cellule C nelle femmine (Panzacchi et al., 2025);
  • la corteccia surrenale si è rivelata particolarmente sensibile alle formulazioni GBH, con carcinomi corticali che hanno raggiunto un’incidenza del 3,92% nei maschi trattati con RangerPro — oltre 16 volte il tasso storico dello 0,24% (NTP, 2024; Panzacchi et al., 2025).

Correlazioni epidemiologiche

I risultati sperimentali acquistano peso sostanziale se considerati insieme alle crescenti prove epidemiologiche umane. Recenti meta-analisi hanno documentato associazioni preoccupanti tra esposizione al glifosato e rischio di cancro in contesti occupazionali e ambientali. I tempi e i profili di sviluppo tumorale in questo studio sui ratti rispecchiano diverse osservazioni epidemiologiche chiave.

Neoplasie ematologiche negli esseri umani mostrano correlazioni particolarmente forti con l’esposizione al glifosato. Multipli studi caso-controllo hanno riportato rischi elevati di linfoma non-Hodgkin, con individui altamente esposti che affrontano un aumento del rischio del 41%. Il follow-up esteso dello Agricultural Health Study ha identificato associazioni significative con leucemia mieloide acuta tra gli applicatori di pesticidi con le esposizioni cumulative più elevate. Criticamente, la leucemia a esordio precoce osservata nei ratti esposti prenatalmente rispecchia le prove emergenti di cluster di leucemia infantile nelle comunità agricole.

Studi di correlazione geografica hanno rivelato pattern preoccupanti che collegano l’espansione dell’uso del glifosato all’incidenza del cancro. Ricercatori brasiliani hanno documentato relazioni temporali e spaziali tra la coltivazione di soia geneticamente modificata — che richiede un’applicazione intensiva di glifosato — e decessi per leucemia linfoblastica acuta infantile (Skidmore et al., 2023. Vedi anche Karalexi et al., 2021). Associazioni simili sono emerse da studi italiani sull’esposizione ai confini (Malagoli et al., 2016), dove i bambini che vivono vicino a colture trattate con miscele di pesticidi contenenti glifosato mostravano un rischio elevato di leucemia.

La vulnerabilità dello sviluppo dimostrata in questo studio sui ratti si allinea con i risultati epidemiologici sull’esposizione occupazionale dei genitori. I figli di lavoratori agricoli esposti a miscele di pesticidi contenenti glifosato mostrano rischi aumentati di tumori cerebrali, leucemia e altre neoplasie. Questi dati umani supportano la plausibilità biologica degli effetti di programmazione prenatale osservati sperimentalmente.

Considerazioni meccanicistiche

L’ampio spettro tumorale riscontrato indica che il glifosato e i GBH possono indurre cancerogenicità tramite più vie molecolari, in linea con la loro definizione di agenti cancerogeni a bersaglio multiplo. La predominanza di tumori ematologici, del sistema nervoso e ormono-sensibili indica meccanismi sistemici che influenzano il controllo della differenziazione e proliferazione cellulare.

Meccanismi genotossici probabilmente contribuiscono alla cancerogenicità osservata, in particolare per leucemie e tumori del sistema nervoso. L’esposizione al glifosato induce marcatori di danno al DNA, aberrazioni cromosomiche e stress ossidativo in molteplici sistemi sperimentali. L’esordio precoce dei tumori negli animali esposti in età prenatale suggerisce che questi effetti genotossici possano essere particolarmente dannosi durante la rapida divisione cellulare nei tessuti in sviluppo. Recenti studi di profilazione molecolare hanno dimostrato attivazione di p53 e alterazioni delle vie di riparazione del DNA dopo l’esposizione al glifosato.

L’alterazione endocrina (Muñoz et al., 2020) emerge come un meccanismo critico, in particolare dato lo spettro di tumori ormone-sensibili osservati. Il glifosato interferisce con la sintesi degli ormoni steroidei, altera la funzione tiroidea e modifica la regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. La comparsa di tumori mammari maschili — estremamente rari nei ratti normali — implica fortemente un’attività estrogenica o anti-androgenica. Studi meccanicistici hanno dimostrato che il glifosato può legarsi ai recettori ormonali e alterare l’espressione genica nei tessuti endocrini.

Gli effetti differenziati tra glifosato puro e formulazioni GBH suggeriscono importanti interazioni tossicologiche. I coadiuvanti possono aumentare la biodisponibilità del glifosato, alterare le membrane cellulari o contribuire con effetti tossici indipendenti. La comparsa di tumori mesenchimali renali, carcinomi della vescica urinaria e emangiosarcomi esclusivamente con l’esposizione a GBH indica meccanismi cancerogeni specifici della formulazione oltre al solo glifosato.

Le vie neurotossiche meritano particolare attenzione, come già suggerito dal Professor Alberto Mantovani in un’intervista rilasciafa a Food Times. Tanto più ove si consideri l’incidenza senza precedenti di tumori del sistema nervoso. Il glifosato si accumula nel tessuto neurale, altera i sistemi di neurotrasmissione e induce neuroinfiammazione. Le alterazioni della proteina S100B e i cambiamenti della sostanza bianca documentati negli studi di neurotossicità dello sviluppo forniscono collegamenti meccanicistici ai tumori a cellule granulari e agli schwannomi osservati.

Implicazioni normative

Questi risultati mettono fondamentalmente in discussione l’adeguatezza degli attuali standard di sicurezza per glifosato e Glyphosate-Based Herbicides (GBH). L’osservazione di molteplici tipi di tumore alla Dose Giornaliera Accettabile (DGA) stabilita dall’UE (0,5 mg/kg di peso corporeo al giorno) indica che i limiti di esposizione fissati per la protezione della salute pubblica potrebbero non essere sufficienti a prevenire lo sviluppo del cancro, soprattutto quando l’esposizione avviene durante fasi vulnerabili dello sviluppo.

È indispensabile e urgente una revisione sostanziale degli attuali paradigmi di valutazione del rischio, al fine di integrare i principi della tossicologia dello sviluppo:

  • gli approcci tradizionali, che prevedono l’inizio dell’esposizione in animali adulti, non tengono conto di finestre critiche di suscettibilità durante l’organogenesi e le prime fasi dello sviluppo postnatale;
  • le drammatiche differenze nell’incidenza e nella latenza dei tumori tra studi con esposizione prenatale e nell’adulto sottolineano questo vuoto normativo;
  • le agenzie di valutazione del rischio devono eseguire test completi sul ciclo di vita per i pesticidi, in particolare quelli con ampia presenza ambientale.

Il divario nei test sulle formulazioni rappresenta un altro fallimento normativo critico. La maggior parte delle valutazioni di sicurezza si concentra sui principi attivi ignorando gli effetti delle formulazioni commerciali. La dimostrazione in questo studio di tumori specifici della formulazione — inclusi rari tumori renali, vescicali e vascolari — evidenzia l’inadeguatezza dei test su singoli composti. I quadri normativi devono richiedere test di prodotti commerciali completi così come venduti e utilizzati, anziché soltanto dei principi attivi di grado tecnico.

Gli approcci di valutazione del rischio cumulativo acquistano urgenza data la natura ubiquitaria dell’esposizione al glifosato attraverso cibo, acqua e contaminazione ambientale. Le normative attuali considerano i pesticidi isolatamente, ignorando scenari reali di esposizione multipla. I tumori a esordio precoce osservati con esposizione cronica a basse dosi suggeriscono che l’esposizione aggregata da più fonti (incluso il c.d. effetto cocktail. Si veda Mesnage et al., 2020) possa comportare rischi maggiori di quanto precedentemente riconosciuto.

L’armonizzazione internazionale degli standard di sicurezza diventa imperativa dato il commercio globale di alimenti e la persistenza ambientale. Le sostanziali differenze tra le posizioni normative — dalla classificazione IARC di probabile cancerogeno alla continua approvazione da parte di alcune agenzie — creano confusione e potenziali rischi per la salute pubblica. Questo set di dati completo dovrebbe informare una convergenza normativa basata sull’evidenza che privilegi la protezione precauzionale.

Conclusioni

Questo studio storico fornisce prove sperimentali robuste che glifosato e GBH causano aumenti dose-dipendenti di molteplici tipi di tumore quando l’esposizione inizia durante lo sviluppo prenatale. I risultati supportano la classificazione IARC del glifosato come probabile cancerogeno per l’uomo e evidenziano l’importanza critica delle finestre di esposizione precoce nella cancerogenesi.

L’osservazione dello sviluppo tumorale a dosi corrispondenti agli attuali limiti normativi solleva preoccupazioni significative per la salute pubblica. Combinati con prove epidemiologiche coerenti e plausibilità meccanicistica, questi risultati sottolineano l’urgente necessità di una rivalutazione completa degli standard di sicurezza del glifosato, in particolare riguardo alle esposizioni prenatali e precoci.

Le future ricerche dovrebbero concentrarsi sull’elucidazione dei meccanismi specifici di cancerogenesi, sull’identificazione di biomarcatori di effetti precoci e sullo sviluppo di strategie protettive per le popolazioni vulnerabili. L’integrazione dei principi della tossicologia dello sviluppo nei quadri normativi rappresenta un passo cruciale verso una valutazione più completa della sicurezza chimica.

Dario Dongo

Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)

Riferimenti

  • Gnudi, F., Panzacchi, S., Tibaldi, E., Iuliani, M., Sgargi, D., Bua, L., & Mandrioli, D. (2023). Hemolymphoreticular neoplasias from the Ramazzini Institute long-term mice and rat studies on aspartame. Annals of Global Health, 89(1), 43. https://doi.org/10.5334/aogh.4163
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Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.