Benessere animale, riparte l’iter UE dell’attesa riforma

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La Commissione europea rimette finalmente a calendario la riforma organica della legislazione a tutela del benessere animale. I quasi 700 commenti ricevuti dalla consultazione terminata il 15 luglio 2025 confermano lo scenario cristallizzatosi in anni di attesa.

Mentre ONG e cittadini insistono per ottenere standard di animal welfare più elevati (con alcune posizioni radicali, quali la richiesta di divieto totale degli allevamenti intensivi), allevatori e industria chiedono cautela.

Il comparto produttivo richiede prove scientifiche a supporto degli obiettivi perseguiti e apposite valutazioni d’impatto su ogni nuova misura che verrà proposta. Sottolineando che le novità dovranno essere economicamente sostenibili, affinché gli allevamenti europei possano resistere alle pressioni della concorrenza extra-UE.

L’appuntamento mancato di von der Leyen

Nella precedente legislatura Ursula von der Leyen, già allora presidente della Commissione europea, poi riconfermata, aveva assunto l’impegno di rinnovare la legislazione sul benessere animale entro la fine del mandato.

Nel 2021, in risposta all’iniziativa End the Cage Age, la Commissione aveva annunciato l’intenzione di proporre una normativa per eliminare gradualmente e infine vietare l’uso di gabbie per determinate specie e categorie di animali (galline ovaiole, suini, vitelli, pollastre, polli da carne riproduttori, galline ovaiole riproduttrici, conigli, anatre, oche e quaglie).

La Commissione europea ha così introdotto la consultazione pubblica appena conclusa affermando che ” il controllo dell’adeguatezza della legislazione dell’UE in materia di benessere degli animali effettuato dalla Commissione nel 2022 ha concluso che essa non è più adatta allo scopo. La legislazione non è più in linea con le aspettative sociali ed etiche”.

Animal Welfare Regulation, i contenuti

Il progetto di revisione della legislazione europea comprende temi molto dibattuti:

  • l’eliminazione delle gabbie e dei recinti di costrizione degli animali. Con questo obiettivo, l’iniziativa dei cittadini europei ‘End the Cage Age’ ha raccolto oltre 1,4 milioni di firme. In questa condizione vengono allevati o ristretti per alcuni periodi galline ovaiole, suini, vitelli, pollastre, polli da carne e galline ovaiole da riproduzione, conigli, anatre, oche e quaglie
  • il divieto di uccidere i pulcini maschi appena nati, i quali ancora oggi vengono triturati vivi perché antieconomici. Una sorte che riguarda anche gli anatroccoli ed è a tutt’oggi vietata solo in due Stati membri (Francia e Germania). Fatte salve le iniziative volontarie di alcuni operatori, come Coop Italia, dal 2019;
  • un monitoraggio del benessere animale negli allevamenti europei mediante l’adozione di strumenti digitali. Gli allevamenti coinvolti sarebbero quelli di pollame, suini, bovini e conigli da carne;
  • prevedere l’applicazione degli standard UE sul benessere animale anche alle carni e agli altri prodotti di origine animale provenienti dai Paesi extra-UE. Le cinque direttive UE attualmente in vigore sul benessere degli animali da allevamento esistenti non contemplano infatti questa equiparazione.

I timori degli allevatori

I contributi inviati in occasione della consultazione indetta dalla Commissione evidenziano inquietudine e malumori tra gli allevatori, oltre a difformità normative incomprensibili all’interno dell’Unione.

Benessere vs salute

Liberare gli animali dalle gabbie è un bisogno emotivo che non coincide con l’interesse dell’animale, sostengono molti allevatori.

L’associazione tedesca di allevatori ADT (Arbeitsgemeinschaft Deutscher Tierzüchter) segnala il rischio che le nuove norme sul benessere animale possano nuocere alla loro salute. Viene citato il caso del taglio della coda degli animali per prevenirne la morsicatura da altri esemplari, la restrizione coatta in ricoveri che impediscono ogni movimento per proteggerli da patogeni o vigilare lo sviluppo del sistema immunitario dei cuccioli. Tutte misure che discendono dall’esperienza degli allevatori, per smentire la quale si chiedono pareri scientifici.

La necessità di usare gabbie e altri sistemi di restrizione viene anche ribadita per varie altre circostanze:

  • per proteggere le scrofe all’imminenza del parto e tutelare i cuccioli dal rischio di schiacciamento;
  • per consentire l’allevamento individuale degli animali durante la fase riproduttiva a fini di ricerca e sviluppo all’interno dell’UE, attività che altrimenti sarebbe possibile solo presso siti di riproduzione situati al di fuori dell’Unione europea.

In ogni caso, ogni ipotesi di cambiamento deve includere un periodo di transizione di 10-15 anni, non 5, sostengono gli allevatori.

Sostenibilità economica

Il tema della sostenibilità economica della riforma è centrale. ADT sottolinea che le nuove norme devono basarsi su prove scientifiche multisettoriali. In breve, i soli pareri di EFSA sono considerati insufficienti, perché l’Authority non ha competenze sulla valutazione degli impatti ambientali, economici o sociali della riforma.

Bauernbund, la più grande associazione di imprenditori agricoli nelle Fiandre e nel Belgio orientale di lingua tedesca, respinge l’introduzione di requisiti obbligatori più rigorosi. Sottolinea che non è stato predisposto un piano per coprire interamente i costi di adeguamento negli allevamenti, né un indennizzo per chi abbia già sostenuto a proprie spese questi progressi e vedrebbe volatilizzato l’investimento. Anche i consumatori, sottolinea Bauernbund, dovrebbero venire sostenuti per affrontare l’inevitabile rincaro a fronte di una riduzione dell’offerta di carni.

Se è vero che ristrutturare gli allevamenti costa fino a 40-60€/gallina (stime Copa-Cogeca), senza aiuti statali (sgravi fiscali e fondi PAC dedicati) i piccoli allevatori rischierebbero di fallire.

La minaccia dei mercati extra-UE

L’intenzione della Commissione europea di estendere le nuove norme sul benessere animale agli alimenti provenienti da Paesi extra-UE appare scontata. Il problema è come realizzare un controllo efficace, sottolineano diversi commenti inviati alla consultazione.

I rappresentanti della zootecnia in UE paventano i rischi di delocalizzazione e di alterazione del mercato unico a causa della massiccia importazione di alimenti low-cost provenienti da Paesi terzi. I grandi allevamenti potrebbero venire spostati al di là dei confini dell’Unione. In Ucraina, per esempio.

Contare sul discernimento dei consumatori sensibili al tema del benessere animale peraltro è illusorio. Fatta eccezione per la Francia, l’origine delle carni servite al ristorante e in tutto il canale horeca (hotel, ristoranti, catering, etc.) è oscura e molto spesso soggetta alla logica minor costo-massimo profitto.

Prima di attuare qualsiasi riforma sul benessere animale, avverte il Consiglio nazionale avicolo – Camera di commercio della Polonia, bisogna:

  • imporre l’applicazione di identiche regole su tutti gli animali e i prodotti da essi derivati oggetto di importazione in ogni fase della produzione (allevamento, trasformazione, macellazione);
  • inserire le suddette regole nell’ambito degli accordi commerciali con Paesi partner extra-UE, prevedendo meccanismi trasparenti di verifica della loro applicazione;
  • estendere l’etichettatura d’origine obbligatoria delle carni ai prodotti trasformati (es. preparazioni di carni e prodotti a base di carne) e agli alimenti serviti nei ristoranti, per consentire ai consumatori di eseguire scelte consapevoli.

Unione Europea, benessere animale a due velocità

Un altro tema che ricorre nei commenti degli allevatori europei inviati alla consultazione è la difformità delle norme sul benessere animale all’interno della stessa Unione Europea.

In Germania i funzionari statali per il benessere degli animali si occupano di prevenzione, formazione, consulenza. Si presentano come ‘la voce politica degli animali non umani’. In questo contesto culturale si comprende perché il gruppo tedesco Heidemark, leader in Europa nell’allevamento di tacchini, invochi un’armonizzazione giuridica a livello UE prima di introdurre nuove regole cogenti.

Da diversi anni, riferisce il colosso dei tacchini, l’industria avicola tedesca si batte per l’adozione di norme UE uniformi e giuridicamente vincolanti per l’allevamento dei tacchini da ingrasso. Inoltre, i requisiti minimi per la protezione dei polli da carne stabiliti dalla Direttiva 2007/43/CE vengono applicati in modo diverso nei singoli Stati membri, in particolare per quanto attiene alle densità massime consentite. Ciò contribuisce a significative distorsioni della concorrenza all’interno dell’UE.

Monitoraggio sul benessere animale in UE

La previsione di adottare un sistema di monitoraggio del benessere animale negli allevamenti UE raccoglie pochi consensi tra gli allevatori.

Anche in questo caso, tuttavia, alcuni Stati membri sono già avanti. In Germania, la raccolta e la valutazione di indicatori di benessere animale nell’allevamento di bestiame sono obbligatorie per legge dal 2014 (Legge sul benessere degli animali). I dati sugli indicatori relativi al benessere animale vengono raccolti e valutati in una banca dati centrale gestita da privati, nell’ambito del sistema proQS (Qualität und Sicherheit GmbH). Ciò fornisce alle aziende agricole partecipanti un feedback e, se necessario, l’opportunità di attuare opportune misure di miglioramento nelle proprie aziende in collaborazione con il veterinario curante.

In Francia è già operativa l’applicazione EBENE sviluppata in collaborazione con l’Institut Technique de l’Aviculture (ITAVI). Si tratta di uno strumento digitale dedicato al settore avicolo, semplice e accessibile dallo smartphone, che consente agli allevatori di valutare (in anonimato) il benessere dei loro animali attraverso quattro dimensioni: alimentazione, ambiente, salute e comportamento.

I sistemi di monitoraggio già esistenti vengono proposti nei commenti come modelli di standard che potrebbero venire adottati nell’intera UE. Con una marcata preferenza per i sistemi che possano venire compilati in via anonima.

Le istanze della società civile

I consumatori europei intervistati da Eurobarometro nel 2023 si dichiarano a favore di un miglioramento del benessere animale negli allevamenti, in termini di

  • forte sostegno al divieto delle gabbie (soprattutto tra giovani e consumatori urbani);
  • disponibilità a pagare di più per prodotti cage-free (sebbene non tutti siano in grado di affrontare maggiori spese);
  • critica al doppio standard, inteso come lassismo rispetto alle importazioni da Paesi extra-Ue;
  • richiesta di etichette chiare (es. ‘allevato in gabbia’ vs ‘all’aperto’).

La posizione di attivisti, animalisti e ambientalisti

Le organizzazioni non governative per i diritti degli animali e la protezione ambientale esprimono a loro volta posizioni critiche, chiedendo:

  • divieto delle gabbie (per galline ovaiole, scrofe, conigli, vitelli) e transizione verso sistemi cage-free;
  • riduzione della densità negli allevamenti intensivi, con maggior spazio per ciascun animale;
  • migliori condizioni durante il trasporto (limiti più stringenti alla durata, divieto di esportazione di animali vivi fuori dalla UE). Da segnalare la riflessione di Philip Lymbery, CEO di Compassion in World Farming (CIWF) dall’eloquente titolo ‘Cento anni di refrigerazione: perché gli animali vengono ancora esportati vivi?’;
  • standard più severi, per i polli da carne, che includano la riduzione d’impiego delle razze a crescita veloce;
  • maggiore attenzione al benessere dei pesci in acquacoltura, i cui standard variano ancora in misura significativa nei diversi Stati (es. orate e branzini, salmone);
  • controlli più efficaci e sanzioni più dissuasive per chi viola le norme.

Alcune ONG spingono per una transizione verso un sistema alimentare più vegetale, riducendo il consumo di carne.

Marta Strinati

Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)

Riferimenti

Marta Strinati
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Professional journalist since January 1995, he has worked for newspapers (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) and periodicals (NumeroUno, Il Salvagente). She is the author of journalistic surveys on food, she has published the book "Reading labels to know what we eat".