USA-UE, prospettive nelle relazioni commerciali

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relazioni commerciali tra USA e UE

La nuova presidenza di Donald Trump viene annunciata come un ‘game changer’ nelle politiche commerciali internazionali. Le minacce di dazi e altre misure protezionistiche, con prevedibili ritorsioni da parte dei Paesi partner, potrebbero alterare le relazioni commerciali tra USA e UE e riaprire diatribe non ancora chiuse, o avviarne di nuove. Con possibile impatto anche sul settore agroalimentare europeo, i cui interessi sul mercato USA sono ben radicati.

La domanda da porsi è se davvero la politica di Trump sia volta ad alterare un clima commerciale finora generalmente sereno con i suoi partner commerciali storici, o se questi drammatici annunci costituiscano soltanto uno strumento negoziale per conseguire differenti obiettivi. A seguire una breve analisi volta a comprendere quanto sta accadendo, e i possibili scenari all’orizzonte.

1) Premessa

La nuova amministrazione americana, dal 20 gennaio 2025 guidata da Donald Trump, identifica i deficit nelle bilance commerciali e il declino della produzione manifatturiera USA come due tra le sfide più significative per gli interessi economici del Paese. (1)

Il programma della nuova amministrazione include pertanto una drastica riduzione delle importazioni, con le conseguenti finalità di riportare equilibrio nella bilancia commerciale e di dare nuovi impulsi alla produzione industriale americana.

2) La politica dei dazi

Una tariffa universale sulle importazioni – tra il 10% e il 20% sul valore di tutte le merci in ingresso negli Stati Uniti, comprese quelle in arrivo dall’UE – era già stata annunciata da Donald Trump nella campagna elettorale del 2024. (2) Così come una tariffa specifica del 60%, sulle importazioni dalla Cina. (3)

Le motivazioni poste a fondamento di tali azioni sono:

– il riequilibrio della bilancia commerciale USA;
– l’impulso alla creazione di posti di lavoro sul territorio nazionale;
– la rivitalizzazione della produzione industriale americana;
– un maggiore controllo sulle catene di fornitura;
– l’accesso alle merci essenziali.

Si tratta essenzialmente di ragioni che combinano la politica commerciale con la politica di sicurezza e che declinano la politica commerciale in modalità differenti da quelle tradizionali.

3) Investimenti nelle produzioni made in USA

L’amministrazione statunitense potrebbe inoltre influenzare le aziende straniere a investire nella produzione in USA, supportando un obiettivo più ampio di disaccoppiamento dalle catene di fornitura globali.

Questo approccio è in linea con la filosofia “America First” di Trump, (4) ma solleva interrogativi sulla sua fattibilità a lungo termine e sulle potenziali ripercussioni, soprattutto considerando la complessità delle interdipendenze commerciali globali.

4) Tariffe come strumento diplomatico

Oltre alla sfera economica, le tariffe proposte potrebbero fungere da potente strumento diplomatico, fornendo una leva nell’ambito di negoziati su questioni che vanno oltre il commercio. (5)

Sembra sempre più evidente che gli Stati Uniti non considerano più la politica commerciale in modo isolato, ma piuttosto come parte di un più ampio kit di strumenti per promuovere i propri obiettivi strategici sovraordinati. (6)

5) Geopolitica e sicurezza nazionale

Questi obiettivi sono principalmente collegati a preoccupazioni geopolitiche e di sicurezza nazionale, quali la concorrenza e il possibile predominio globale della Cina sulle produzioni industriali in diversi settori, l’immigrazione dal Messico, il traffico di droga. (7)

Ad esempio, Trump ha minacciato una tariffa del 25% sulle importazioni da Messico e Canada, a meno che non implementino misure più severe per limitare il movimento di droga e migranti negli Stati Uniti.

6) Il caso Europa

Nel caso dell’Europa, le misure commerciali potrebbero essere utilizzate per fare pressione affinché gli alleati della NATO aumentino la spesa per la difesa, per affrontare gli squilibri commerciali con l’UE nel suo complesso o per affrontare le disparità con singoli Stati membri. Oltreché per fornire agli Stati Uniti una leva nei negoziati sull’agenda normativa più ampia dell’UE in relazione a politiche digitali, iniziative climatiche, CSDDD, (8) CSRD, (9) deforestazione, (10) etc.

In altre parole, Trump vorrà probabilmente vedere ‘tariffe reciproche’ e politiche ‘eque’ come parte del bilanciamento del deficit commerciale degli Stati Uniti e della minaccia di tariffe.

7) Possibili effetti dell’agenda Trump

Sebbene queste politiche mirino a rafforzare gli interessi economici e strategici degli Stati Uniti, i loro effetti a valle sui mercati globali, sul comportamento dei consumatori e sulle relazioni internazionali meritano un attento esame.

7.1) Svantaggi per i consumatori USA e le aziende che dipendono dalle importazioni

Uno degli svantaggi più significativi si intravede nell’aumento dei costi di importazione negli Stati Uniti, con effetti che si ripercuoteranno sui consumatori americani e le aziende USA che dipendono dalle merci importate. (11)

Poiché i dazi aumentano i costi dei beni importati, le aziende che dipendono da queste importazioni trasferiranno le loro maggiori spese sul mercato, con conseguenti prezzi più alti per i consumatori. Ciò colpirebbe in modo sproporzionato le famiglie, con stime che indicano un aumento dei costi annuali di oltre $ 2.600 per la tipica famiglia americana.

7.2) Aumenti per consumatori e imprese

Tale spesa rappresenta un calo di circa il 4,1% del reddito netto delle famiglie, ponendo una seria sfida per i consumatori che già affrontano difficoltà economiche dovute alle pressioni inflazionistiche. (12)

Anche le aziende statunitensi che dipendono da input esteri potrebbero incontrare difficoltà, soprattutto se non riescono a trovare sostituti equivalenti o accessibili a livello nazionale. Questi aumenti dei costi potrebbero minare la competitività di molte aziende americane e potenzialmente ridurre la spesa dei consumatori, rallentando la crescita economica. (13)

8) Più produzione interna, vantaggi e rischi

Mentre la politica tariffaria potrebbe aumentare i costi per i consumatori e le aziende statunitensi che dipendono dalle importazioni, essa non avrebbe alcun effetto sulle aziende USA che si affidano esclusivamente a input nazionali. Inoltre, le tariffe potrebbero incentivare le aziende statunitensi a spostare la produzione o l’approvvigionamento a livello nazionale, incrementando teoricamente i posti di lavoro nel settore manifatturiero e lo sviluppo economico locale.

Questa attenzione alla produzione localizzata, tuttavia, deve venire soppesata rispetto alle potenziali inefficienze e agli aumenti dei costi che si verificano quando le catene di fornitura sono artificialmente limitate dalla politica di autarchia anziché dalla logica economica.

9) Considerazioni aggiuntive e implicazioni globali

Una conseguenza fondamentale delle tariffe proposte è il potenziale distacco degli Stati Uniti dalle catene di fornitura globali, che potrebbe rendere il commercio più costoso e interrompere relazioni consolidate con i fornitori esteri. (14)

La politica potrebbe mettere a dura prova in particolare i settori in cui gli input esteri sono indispensabili, ponendo le aziende statunitensi in una posizione di svantaggio competitivo a livello globale. Inoltre, un approccio tariffario generalizzato potrebbe innescare misure di ritorsione da parte di altri Paesi, tra cui l’UE, poiché la storia ha dimostrato che tali politiche spesso portano a risposte di ritorsione da parte dei partner commerciali. Tali tariffe di ritorsione potrebbero danneggiare gli esportatori dell’UE e degli Stati Uniti, limitando il loro accesso ai mercati critici e colpendo settori che contribuiscono in modo significativo al commercio e agli investimenti transatlantici, tra cui l’agroalimentare.

9.1) Implicazioni per le relazioni commerciali transatlantiche

L’implementazione di una tariffa universale sulle importazioni, ove estesa alle merci del Vecchio Continente, potrebbe complicare le relazioni commerciali UE-USA. Questo approccio potrebbe essere percepito dall’UE come una mossa ostile, portando a una posizione più conflittuale sul commercio. In risposta, l’UE potrebbe, a propria volta, imporre le proprie tariffe di ritorsione, in particolare se la tariffa generale colpirà in modo sproporzionato settori critici per l’economia europea, come l’automotive, i prodotti farmaceutici, i macchinari o i prodotti agroalimentari.

Simili diatribe non sono nuove. Basti richiamare la disputa su acciaio e alluminio (scaturita dall’imposizione di dazi su acciaio e alluminio, decisa dagli USA, e la conseguente risposta ritorsiva dell’UE con l’applicazione di tariffe a 180 prodotti agricoli, industriali e manufatti), (15) protrattasi dal 2018 al 2022, e la controversia sugli aerei civili nell’ambito dell’OMC (Airbus-Boeing). (16)

Entrambe le dispute non sono ancora del tutto risolte. Infine vale richiamare la disputa sulle olive mature tra UE e USA. (17)

10) La disputa sulle olive mature

Il caso delle olive mature UE-USA è nato dalla contestazione dell’UE dei dazi compensativi e antidumping introdotti dagli Stati Uniti sulle importazioni di olive mature dalla Spagna. Nel 2018, il Dipartimento del Commercio degli USA ha stabilito che le olive mature spagnole erano sovvenzionate nell’ambito della Politica Agricola Comune dell’UE e vendute negli USA a un valore inferiore al ‘giusto’, il che ha portato all’imposizione di tariffe.

L’UE ha contestato queste misure presso la World Trade Organization, sostenendo che esse violavano l’Accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative (Accordo SCM) e l’Accordo antidumping (ADA). A novembre 2021, un panel WTO si è pronunciato in gran parte a favore dell’UE, rilevando che gli Stati Uniti avevano determinato in modo improprio l’esistenza di sovvenzioni e avevano applicato tariffe in modo non coerente con le norme dell’OMC.

10.1) Le raccomandazioni di WTO

In seguito alle raccomandazioni del panel WTO, gli Stati Uniti hanno avviato un procedimento ai sensi della Sezione 129 per rendere conformi le proprie misure. Il 19 Gennaio 2023, gli Stati Uniti hanno pubblicato un avviso sul Federal Register che dettagliava gli adeguamenti ai calcoli del tasso di sovvenzione e alle determinazioni di specificità, con l’obiettivo di allinearsi alle prescrizioni di WTO.

Nonostante questi sforzi, l’UE è rimasta insoddisfatta delle misure di conformità degli Stati Uniti. A maggio 2023, l’UE ha richiesto l’istituzione di un panel di conformità WTO ai sensi dell’articolo 21.5 dell’intesa sulla risoluzione delle controversie per valutare se gli Stati Uniti avevano attuato pienamente le raccomandazioni.

10.2) Sanzioni UE agli Stati Uniti

Il 25 novembre 2024, durante la riunione ordinaria dell’Organo di risoluzione delle controversie, l’UE ha espresso delusione per il fatto che, nonostante l’adozione della relazione del Compliance Panel il 27 marzo 2024 e i molteplici sforzi a livello politico, gli Stati Uniti non abbiano adottato alcuna misura per affrontare la situazione.

Per questo motivo, l’UE ha richiesto l’autorizzazione a imporre sanzioni commerciali agli Stati Uniti, come consentito dalle norme dell’OMC, per fare pressione sugli USA affinché seguano le raccomandazioni del Panel e risolvano il problema.

11) Controversie da risolvere

Se le controversie menzionate non saranno risolte in modo permanente, è probabile che ciò esacerberà le tensioni in una relazione commerciale già delicata. Tali controversie potrebbero inoltre ostacolare la collaborazione su questioni economiche più ampie, dalla tassazione digitale alle iniziative sul clima, dove l’allineamento USA-UE è sempre più critico.

La nuova politica commerciale introdurrebbe una strategia protezionistica ad alto rischio che, pur mirando a rafforzare le industrie nazionali, pone consistenti rischi per i consumatori statunitensi, le aziende dipendenti dalle importazioni e le relazioni commerciali globali.

12) Conclusioni provvisorie

L’approccio tariffario aggressivo potrebbe innescare azioni di ritorsione da parte di partner commerciali chiave, tra cui l’UE, potenzialmente degenerando in un ciclo di misure economiche che minano il sistema commerciale globale. Per la relazione UE-USA, queste tariffe potrebbero riaccendere controversie commerciali precedentemente sospese, complicando gli sforzi di cooperazione su questioni strategiche più ampie.

Il partenariato UE-USA, la più grande relazione commerciale al mondo, si trova in una fase critica e la misura in cui entrambe le parti saranno preparate a un cambiamento conflittuale nella politica commerciale degli Stati Uniti potrebbe plasmare il futuro della cooperazione transatlantica.

Stefania Tatti, Dario Dongo

Note

(1) Davos 2025: Special address by Donald J. Trump, President of the United States of America. World Economic Forum. 23.1.25 https://tinyurl.com/28u36awa 

(2) David Nelson. Trump Trade 2.0. CSIS (Center for strategic and international studies). 20.12.24 https://tinyurl.com/4df4jfr4 

(3) Imran Khalid. TRUMP’S TARIFFS VS. CHINA’S LONG GAME. FPIP (Foreign Policy in Focus). 27.1.25 https://fpif.org/trumps-tariffs-vs-chinas-long-game/ 

(4) PRESIDENT TRUMP’S AMERICA FIRST PRIORITIES. 20.1.25 The White House. https://tinyurl.com/4jmupvr7 

(5) Piero Cingari. Trump at Davos: NATO 5% push, tariff warnings for Europe. Euronews. 23.1.25 https://tinyurl.com/yjck8jhn 

(6) Matthew Lynn. Trump has shown tariff diplomacy works – we should follow his example. The Telegraph. 27.1.25 https://tinyurl.com/44wff8pv 

(7) Jessica Murphy and Nadine Yousif. Trump tariff threat puts a strain on Canada-Mexico ties. BBC News. 5.12.24 https://tinyurl.com/ypcb344y

(8) Corporate sustainability due diligence. European Commission https://tinyurl.com/b8yvjd59

(9) Corporate sustainability reporting. European Commission https://tinyurl.com/3vvwkbue

(10) Deforestation. European Commission https://tinyurl.com/2s4aa3me

(11) Erica York. Trump Tariffs: Tracking the Economic Impact of the Trump Trade War. Tax Foundation. 4.2.25 https://tinyurl.com/yenh7nmc

(12) Kimberly Clausing and Mary E. Lovely. Trump’s bigger tariff proposals would cost the typical American household over $2,600 a year. PIIE (Peterson Institute for International Economics). 21.8.24 https://tinyurl.com/ycxxaube 

(13) Tariffs will harm America, not induce a manufacturing rebirth. The Economist. 21.1.25 https://tinyurl.com/bdetayph

(14) Nicolas Cachanosky. The economic costs of Trump’s tariff policy. GIS reports. 16.1.25 https://tinyurl.com/dkdd6r6m 

(15) DS548: United States — Certain Measures on Steel and Aluminium Products. World Trade Organization. 17.1.22 https://tinyurl.com/yc4pp856 

(16) DS316: European Communities and Certain member States — Measures Affecting Trade in Large Civil Aircraft. World Trade Organization. 21.8.20 https://tinyurl.com/mw6uts53

(17) DS577: United States — Anti-Dumping and Countervailing Duties on Ripe Olives from Spain. World Trade Organization. 25.11.24 https://tinyurl.com/4fcyyrcd 

Stefania Tatti
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