Otto allergeni alimentari emergenti in Europa

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Food Times_allergeni alimentari emergenti

Uno studio pubblicato su Clinical & Experimental Allergy ha identificato otto allergeni alimentari non soggetti a etichettatura obbligatoria che hanno contribuito a un numero significativo di casi di anafilassi indotta da alimenti nei paesi francofoni.

L’analisi di oltre 21 anni di dati di sorveglianza della rete francese Allergy-Vigilance Network rivela gravi lacune nelle attuali regole UE sull’etichettatura alimentare e propone di estendere l’obbligo specifico di etichettatura a quattro allergeni ad alto rischio.

Introduzione

L’anafilassi indotta da alimenti rappresenta una reazione allergica grave e potenzialmente fatale, la cui incidenza è in aumento a livello globale; gli attuali quadri normativi appaiono tuttavia insufficienti ad affrontare l’intero spettro di allergeni alimentari presenti nei moderni modelli dietetici.

Food Information Regulation (EU) No 1169/11 prescrive attualmente l’indicazione obbligatoria specifica in etichetta di 14 allergeni principali: cereali contenenti glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte vaccino, frutta a guscio, sedano, senape, sesamo, solfiti, lupini e molluschi. Nondimeno, le tendenze dietetiche emergenti e la globalizzazione alimentare hanno introdotto nuove esposizioni allergeniche che meritano un’indagine sistematica.

La rete francese Allergy-Vigilance Network (AVN), istituita nel 2001, rappresenta uno dei sistemi di sorveglianza più completi d’Europa per le reazioni allergiche severe. Questa rete associativa di allergologi francofoni ha documentato sistematicamente casi di anafilassi grave in Francia, Belgio e Lussemburgo per oltre due decenni, fornendo una risorsa epidemiologica inestimabile per comprendere i pattern contemporanei delle allergie alimentari (Moneret-Vautrin et al., 2002).

Metodologia

Sabouraud-Leclerc et al. (2025) hanno condotto uno studio osservazionale retrospettivo analizzando tutti i casi di anafilassi indotta da alimenti riportati nel database AVN tra il 2002 e il 2023.

Lo studio ha impiegato criteri di inclusione rigorosi, concentrandosi sui casi classificati come gradi Ring 2-4, che rappresentano reazioni sistemiche moderate e severe che richiedono intervento medico d’emergenza.

Popolazione dello studio e raccolta dati

La rete AVN ha compreso la partecipazione di 302 allergologi, inclusi 267 specialisti francesi, i quali hanno riportato prospetticamente i casi utilizzando un questionario standardizzato strutturato su oltre 70 punti. Questo modulo completo ha raccolto i dati demografici sui pazienti, le manifestazioni cliniche, gli alimenti allergenici, la gravità delle reazioni, i co-fattori, la somministrazione di epinefrina e successive valutazioni allergiche inclusi test cutanei e misurazioni delle IgE specifiche.

Sistema di classificazione della gravità

Lo studio ha utilizzato il sistema di classificazione Ring-Messmer per stratificare la gravità dell’anafilassi:

  • Grado 2 (coinvolgimento cutaneo e delle membrane mucose con sintomi sistemici lievi);
  • Grado 3 (reazioni pericolose per la vita con compromissione cardiovascolare o respiratoria);
  • Grado 4 (arresto cardiaco e/o respiratorio).

Questo sistema di classificazione validato consente una valutazione della gravità coerente tra diversi contesti clinici e operatori.

Definizione di allergene alimentare emergente

Gli allergeni alimentari emergenti (EFA) sono stati definiti come alimenti allergenici responsabili di ≥1% dei casi totali di anafilassi all’interno del database AVN che non sono inclusi nell’attuale lista di etichettatura obbligatoria europea.

Questa soglia è stata stabilita per identificare allergeni con significato epidemiologico sufficiente per meritare considerazione normativa escludendo al contempo reazioni rare o idiosincratiche.

Analisi statistica

Per ogni EFA identificato, i ricercatori hanno valutato quattro parametri chiave:

  • frequenza di occorrenza
  • distribuzione della gravità utilizzando la classificazione Ring
  • tassi di ricorrenza nei pazienti individuali, e
  • potenziale di esposizione nascosta negli alimenti trasformati.

Le tendenze temporali sono state analizzate nel corso dei 21 anni di sorveglianza al fine di individuare nuove tendenze nel consumo di alimenti allergenici e nei relativi modelli di reazione.

Risultati principali

Risultati primari dello studio

Tra i 2.999 casi documentati di anafilassi indotta da alimenti che soddisfacevano i criteri di inclusione, 413 casi (13,8%) sono stati attribuiti ad alimenti attualmente non soggetti a requisiti di etichettatura obbligatoria. Otto distinti alimenti allergenici o gruppi alimentari sono stati identificati come responsabili di ≥1% dei casi totali:

I latti di capra e pecora sono emersi come l’EFA più frequentemente implicato con 84 casi di anafilassi (2,8% del totale), seguito da grano saraceno con 71 casi (2,4%), piselli e lenticchie con 55 casi (1,8%), sindrome alfa-gal con 50 casi (1,7%), pinoli con 49 casi (1,6%), kiwi con 44 casi (1,5%), prodotti dell’alveare con 30 casi (1,0%), e mela con 30 casi (1,0%).

Analisi della gravità

Lo studio ha rivelato variazioni significative nella gravità delle reazioni tra diversi EFA. Reazioni gravi (gradi Ring 3 e 4) sono state riportate con latte di capra e pecora (46,8% e 4,8%, rispettivamente, inclusi due decessi), grano saraceno (46,5% e 1,4%), piselli-lenticchie (20% e 1,8%), e alfa-gal (54% e 8%).

Due casi fatali sono stati direttamente attribuiti ad anafilassi indotta da latte di capra e di pecora, evidenziando non solo il rischio potenzialmente letale associato a questi allergeni non dichiarati in etichetta, ma anche la necessità urgente di un quadro normativo in grado di affrontare fonti allergeniche al di là di quelle attualmente previste.

Pattern di ricorrenza ed esposizione nascosta

Episodi anafilattici ricorrenti sono stati documentati con frequenza preoccupante tra diversi EFA. Reazioni ricorrenti ed esposizioni nascoste sono state riportate con latte di capra e pecora (56% e 15,5%), grano saraceno (49,3% e 16,9%), piselli-lenticchie (7,3% e 9,0%) e pinoli (12,2% e 4,1%).

Questi dati suggeriscono che certi EFA pongono rischi continui dovuti all’esposizione inavvertita attraverso alimenti trasformati e contaminazione crociata.

Tendenze temporali

Il periodo di sorveglianza di 21 anni ha evidenziato l’evoluzione dei modelli di anafilassi correlata agli EFA. Alcuni allergeni — in particolare piselli e lenticchie, alfa-gal e mela — hanno mostrato un incremento di frequenza nel tempo, riflettendo possibili cambiamenti nei modelli dietetici, un maggiore impiego di proteine vegetali nella produzione alimentare e l’espansione geografica della sindrome alfa-gal.

Implicazioni normative e cliniche

Stratificazione del rischio

Sulla base della valutazione complessiva del rischio (frequenza, gravità, ricorrenza, e potenziale di esposizione nascosta), gli autori della ricerca (Sabouraud-Leclerc e colleghi al. 2025) propongono l’inclusione di quattro EFA nell’elenco UE degli allergeni soggetti a indicazione obbligatoria in etichetta: latte di capra e pecoragrano saraceno, piselli e lenticchiepinoli. Questa raccomandazione riflette una prioritizzazione basata sull’evidenza considerando sia la gravità clinica che le sfide pratiche di evitamento.

Gli autori notano che mentre la sindrome alfa-gal dimostra gravità significativa (54% reazioni di Grado 3, 8% Grado 4), la sua fisiopatologia unica e strategie di evitamento relativamente semplici potrebbero non giustificare la sua inclusione nell’etichettatura obbligatoria. Kiwiprodotti dell’alveare mela a loro volta si presentano in forme facilmente riconoscibili, con minore potenziale di esposizione nascosta.

Modelli di riconoscimento clinico

I risultati dello studio sono coerenti con le osservazioni recenti in allergologia clinica in Europa e Nord America. Come annotato da Kim (citato in Medscape, 2025), l’aumento della prevalenza delle allergie ai legumi è correlato all’uso crescente di proteine di pisello in polvere negli alimenti trasformati, nei sostituti della carne e negli integratori proteici. Questa tendenza riflette cambiamenti dietetici più ampi verso la nutrizione a base vegetale e l’introduzione di nuove fonti proteiche (Dongo et al., 2025).

Considerazioni sulla reattività crociata

Il latte di capra e di pecora presenta sfide cliniche specifiche a causa della reattività incrociata con le proteine del latte vaccino. Il tasso di recidiva del 56% riportato nello studio indica che molti pazienti possono consumare inconsapevolmente questi prodotti alternativi, ritenendoli più sicuri. Ciò sottolinea l’importanza di un’educazione completa sugli allergeni e di requisiti chiari di etichettatura.

Discussione

Significato per la salute pubblica

L’identificazione di 413 casi di anafilassi attribuiti ad allergeni non etichettati, nell’arco di 21 anni, rappresenta una sostanziale preoccupazione per la salute pubblica. Con una stima di 15.000-30.000 reazioni allergiche severe che si verificano annualmente solo in Francia (Moneret-Vautrin et al., 2002), il contributo degli EFA al carico complessivo di anafilassi merita seria considerazione normativa.

due decessi documentati da anafilassi da latte di capra e pecora evidenziano il potenziale pericoloso per la vita di queste esposizioni. Considerato che l’anafilassi alimentare fatale rimane rara, con le allergie alimentari che rappresentano circa il 60% delle reazioni anafilattiche fatali (Pouessel et al., 2023), questi decessi rappresentano una proporzione significativa di mortalità prevenibile.

Punti di forza e limitazioni metodologiche

Il database AVN rappresenta uno dei sistemi di sorveglianza dell’anafilassi più completi d’Europa, con oltre 3.500 casi documentati nell’arco di due decenni. L’approccio sistematico della rete assicura alta qualità dei dati e rilevanza clinica, grazie all’impiego di moduli di segnalazione standardizzati e alla validazione esperta. Il periodo di osservazione di 21 anni fornisce profondità temporale sufficiente per identificare tendenze genuine minimizzando al contempo l’impatto delle variazioni annuali.

Tuttavia, il focus geografico francofono dello studio potrebbe limitare la generalizzabilità ad altre popolazioni europee con diversi modelli dietetici ed esposizioni allergeniche. L’affidamento sulla segnalazione volontaria da parte degli allergologi potrebbe poi introdurre bias di selezione verso casi più gravi o quelli gestiti in centri specialistici, con potenziale sottostima di reazioni più lievi gestite in contesti di cure primarie.

Contesto normativo globale

I risultati dello studio contribuiscono alle discussioni internazionali in corso riguardo all’armonizzazione dell’etichettatura degli allergeni alimentari. Gli Stati Uniti hanno recentemente esteso la loro lista di allergeni principali per includere il sesamo, seguendo gli emendamenti del Food Allergen Labeling and Consumer Protection Act. Similmente, altre giurisdizioni stanno attivamente rivedendo i loro requisiti di divulgazione obbligatoria sulla base delle evidenze epidemiologiche emergenti.

L’approccio basato sull’evidenza dello studio in esame (Sabouraud-Leclerc e colleghi al. 2025) – nel considerare frequenza, gravità, ricorrenza, e potenziale di esposizione nascosta – fornisce un quadro robusto per il processo decisionale normativo. Questa metodologia potrebbe venire adattata per l’uso in altre regioni geografiche per identificare allergeni alimentari emergenti localmente rilevanti.

Verso una riforma normativa basata sull’evidenza: le Dosi di Riferimento

L’identificazione degli allergeni alimentari emergenti attraverso lo studio AVN fornisce un’opportunità per una riflessione più ampia — già avanzata dal presente autore — sulle lacune critiche che persistono nel quadro normativo dell’Unione Europea. Nonostante 21 anni dall’introduzione della direttiva Allergeni Alimentari 2003/89/CE, la Commissione Europea non ha ancora definito un approccio comune all’implementazione, con gli Stati Membri che mantengono visioni divergenti sui metodi di valutazione del rischio.

Il Comitato di Esperti FAO/WHO ha approvato Dosi di Riferimento (RfD) derivate scientificamente basate sui valori ED05 — la soglia che si prevede possa provocare sintomi lievi o moderati nel 5% della popolazione allergica — come fondamento per la gestione degli allergeni basata sull’evidenza. Questo approccio basato su RfD trasformerebbe l’attuale Etichettatura Precauzionale degli Allergeni (PAL) dalle problematiche dichiarazioni ‘può contenere’ che creano confusione nei consumatori in valutazioni del rischio scientificamente fondate.

L’implementazione di tale sistema avrebbe particolare rilievo anche per i quattro allergeni emergenti identificati in questo studio, potenzialmente consentendo classificazione del rischio più precisa e protezione mirata del consumatore, riducendo al contempo restrizioni dietetiche non necessarie che attualmente compromettono la qualità della vita per gli individui allergici.

Conclusioni preliminari

Questa analisi completa del database della rete francese Allergy-Vigilance Network fornisce evidenze convincenti per aggiornare le normative europee sull’etichettatura alimentare per includere quattro allergeni aggiuntivi: latte di capra e pecoragrano saracenopiselli e lenticchie, e pinoli. Questi risultati riflettono pattern dietetici in evoluzione, crescente globalizzazione delle catene di approvvigionamento alimentare, e l’emergenza di nuove esposizioni allergeniche nelle popolazioni europee contemporanee.

La metodologia rigorosa dello studio, la dimensione sostanziale del campione, e il periodo di osservazione esteso forniscono una base di evidenza robusta per la riforma normativa. La documentazione di esiti fatali e alti tassi di ricorrenza associati a certi EFA sottolinea il bisogno urgente di una protezione del consumatore migliorata attraverso requisiti di etichettatura obbligatoria.

La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sulla validazione di questi risultati in altre popolazioni europee, indagando i meccanismi sottostanti che guidano l’emergenza degli EFA, e sviluppando quadri standardizzati per la sorveglianza continua delle tendenze degli allergeni alimentari. L’integrazione di tali dati di sorveglianza nei processi decisionali normativi sarà essenziale per mantenere il passo con l’epidemiologia in evoluzione delle allergie alimentari.

Implicazioni per la pratica clinica

Per gli allergologi praticanti, concludono gli autori dello studio, questi risultati enfatizzano l’importanza di test allergenici completi oltre i tradizionali ‘grandi 14’ allergeni, soprattutto nei pazienti che si presentino con anafilassi inspiegata o reazioni ricorrenti. Gli alti tassi di ricorrenza osservati con diversi EFA evidenziano il bisogno critico di educazione dettagliata del paziente riguardo le potenziali fonti di esposizione nascosta.

I fornitori di assistenza sanitaria dovrebbero mantenere consapevolezza elevata degli allergeni alimentari emergenti, particolarmente prodotti di latte di capra e pecora, alimenti contenenti grano saraceno, ingredienti basati sui legumi, e preparazioni di pinoli. La prevalenza crescente di queste allergie necessita protocolli clinici aggiornati e approcci diagnostici migliorati per assicurare cure complete del paziente.

Dario Dongo

Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)

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Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.