Negli ultimi anni, il dibattito riguardante l’agricoltura biologica e i suoi impatti ambientali si è intensificato significativamente. Mentre l’agroecologia ha guadagnato notevole popolarità tra i consumatori alla ricerca di opzioni alimentari sostenibili, il consenso scientifico riguardo ai suoi benefici rispetto ai metodi di agricoltura convenzionale è rimasto in qualche modo diviso. Un nuovo studio innovativo (Sanders et al., 2025) pubblicato sulla rivista ‘Organic Agriculture’ fornisce quella che potrebbe essere la valutazione più completa fino ad oggi dei benefici dell’agricoltura biologica sia per la protezione ambientale che per il benessere animale.
Lo studio comparativo più ampio nel suo genere
Il recente articolo di ricerca, ‘Benefits of organic agriculture for environment and animal welfare in temperate climates’ di Sanders et al. (2025), rappresenta la valutazione più estesa dei sistemi di agricoltura biologica rispetto a quelli convenzionali condotta finora. Ciò che rende questo studio particolarmente degno di nota è la sua portata senza precedenti:
‘Finora, questo studio è il più grande del suo genere e il primo che aggiunge l’aspetto del benessere animale a una gamma completa di categorie di impatto‘ (Sanders et al., 2025, p. 1).
Il gruppo di studio, composto da 19 ricercatori di prestigiose istituzioni di ricerca agricola in Europa, ha condotto una revisione sistematica della letteratura scientifica che copre tre decenni (1990-2018). La loro analisi ha compreso 463 studi con 2.141 confronti a coppie tra sistemi di agricoltura biologica e convenzionale, tutti condotti in zone climatiche temperate.
Metodologia: un approccio sistematico
I ricercatori hanno implementato una metodologia rigorosa per garantire risultati completi e affidabili. Il loro approccio ha comportato:
- ricerca bibliografica sistematica. Il team ha consultato molteplici database scientifici tra cui Web of Science, Scopus e Organic Eprints, integrati da ricerche sul web per identificare studi pertinenti;
- criteri di selezione chiari. Sono stati inclusi solo studi provenienti da zone climatiche temperate che contenevano confronti a coppie tra sistemi di agricoltura biologica e convenzionale. I sistemi biologici dovevano essere stati implementati da almeno due anni prima della raccolta dei dati;
- estrazione e standardizzazione dei dati. I dati rilevanti sono stati estratti dalle pubblicazioni e convertiti in unità standard ove necessario. Quando i dati erano presentati graficamente, i ricercatori hanno utilizzato WebPlotDigitizer per l’estrazione standardizzata;
- categorizzazione dei risultati. Ogni confronto a coppie è stato categorizzato in base al fatto che l’agricoltura biologica abbia fornito evidenza di benefici maggiori, simili o inferiori rispetto all’agricoltura convenzionale. Laddove i livelli di significatività erano forniti nelle pubblicazioni originali, questi sono stati utilizzati per la categorizzazione; altrimenti, valori soglia (tipicamente ±20%, con soglie inferiori per indicatori con variazioni minori) hanno determinato se le differenze fossero classificate come ‘chiare’.
Risultati chiave: confermati i benefici ambientali
I risultati dello studio confermano sostanziali vantaggi ambientali dell’agricoltura biologica in molteplici ambiti:
Protezione dell’acqua: salvaguardare una risorsa vitale
La protezione della qualità dell’acqua è emersa come uno dei vantaggi più forti dei sistemi di agricoltura biologica. L’analisi completa ha esaminato molteplici aspetti della protezione dell’acqua, con particolare attenzione alla lisciviazione dei nitrati e alla contaminazione da pesticidi, due degli impatti agricoli più significativi sulle risorse idriche.
Lisciviazione dei nitrati
In 175 su 386 confronti (45%), l’agricoltura biologica ha portato a una lisciviazione di nitrati significativamente inferiore, mentre l’agricoltura convenzionale ha avuto risultati migliori solo in 73 casi (19%). In media, i metodi biologici hanno ridotto la lisciviazione dei nitrati del 26% rispetto alle pratiche convenzionali. I restanti 138 casi (36%) non hanno mostrato differenze chiare tra i sistemi.
I ricercatori hanno notato importanti variazioni contestuali in questi risultati. Le riduzioni più sostanziali della lisciviazione dei nitrati con la gestione biologica si sono verificate nei sistemi di coltivazione arabili, in particolare quelli con rotazioni colturali diversificate che incorporano leguminose in proporzioni appropriate. Come spiegano gli autori:
‘Perdite di N comparativamente elevate nell’agricoltura biologica erano solitamente il risultato di un tasso di aratura molto elevato di leguminose o di un’alta percentuale di colture intercalari nei sistemi convenzionali – entrambi non rappresentativi per i sistemi biologici e convenzionali‘ (Sanders et al., 2025, p. 5).
Questo evidenzia l’importanza dei tempi e della gestione nell’utilizzo dell’azoto nei sistemi biologici. Quando sovesci o colture di copertura venivano incorporati in tempi appropriati rispetto alle esigenze delle colture successive, la lisciviazione dei nitrati era minimizzata. Al contrario, quando grandi quantità di materiale vegetale ricco di azoto venivano incorporate senza sincronizzare con le richieste delle colture, le perdite per lisciviazione aumentavano.
Lo studio ha anche rivelato che i sistemi biologici hanno avuto risultati particolarmente buoni in aree vulnerabili come le zone di protezione dell’acqua e le regioni con terreni sabbiosi inclini alla lisciviazione. Questo suggerisce che l’agricoltura biologica potrebbe servire come soluzione mirata in aree vulnerabili, ove la protezione della qualità dell’acqua è una priorità.
Contaminazione da pesticidi
I risultati riguardanti gli impatti dei pesticidi sulla qualità dell’acqua sono stati ancora più definitivi:
‘In 57 su 62 coppie di confronto (92%), il potenziale o comprovato rischio per le acque sotterranee e superficiali derivante dall’uso di prodotti fitosanitari è inferiore nella variante biologica rispetto a quella convenzionale‘ (Sanders et al., 2025, p. 5).
Solo in tre coppie di confronto di un singolo studio l’agricoltura convenzionale ha mostrato risultati migliori per gli impatti dei pesticidi, che i ricercatori hanno attribuito alla contaminazione da deriva da aziende agricole convenzionali vicine.
Gli autori notano che il chiaro vantaggio dell’agricoltura biologica per la protezione dell’acqua dalla contaminazione con pesticidi deriva direttamente dal divieto di agrofarmaci di sintesi negli standard biologici. Mentre l’agricoltura biologica permette l’uso di certe sostanze naturali per il controllo dei parassiti, queste tipicamente hanno una minore persistenza ambientale, un potenziale di lisciviazione ridotto e profili di tossicità complessivamente inferiori rispetto a molte alternative sintetiche (Burtscher-Schaden et al., 2022).
Un ulteriore risultato degno di nota è che le aziende biologiche spesso mantenevano zone tampone più estese lungo i corsi d’acqua, riducendo ulteriormente il rischio che il deflusso agricolo raggiungesse i corpi idrici. Questa pratica, combinata con l’uso ridotto di fertilizzanti solubili, ha creato molteplici barriere a protezione delle risorse idriche.
Parametri aggiuntivi della qualità dell’acqua
Sebbene non sia stato studiato estensivamente nella letteratura esaminata, i ricercatori hanno anche trovato indicazioni che l’agricoltura biologica potrebbe ridurre la contaminazione da fosforo dei corpi idrici, principalmente a causa dei minori tassi di erosione del suolo (discussi nella sezione sulla conservazione del suolo). Questo è particolarmente significativo poiché il deflusso di fosforo è un importante contributore all’eutrofizzazione dei sistemi di acqua dolce.
Conservazione del suolo: costruire fertilità e resilienza
Gli effetti positivi dell’agricoltura biologica sulla conservazione del suolo sono stati dimostrati attraverso indicatori biologici, chimici e fisici. In 236 su 359 confronti (53%), l’agricoltura biologica ha portato a una migliore conservazione del suolo, mentre l’opposto è stato riscontrato in soli 62 confronti (17%). Il restante 30% non ha mostrato differenze chiare. Questa analisi sfaccettata fornisce un quadro completo di come la gestione biologica influenzi la salute del suolo.
Attività biologica del suolo
I benefici più evidenti sono stati osservati negli indicatori biologici del suolo, in particolare nelle popolazioni di lombrichi:
‘Su 64 confronti, l’abbondanza era maggiore in 57 casi sotto gestione biologica. In media, era del 78% più alta‘ (Sanders et al., 2025, p. 7).
I ricercatori hanno identificato diversi fattori che contribuiscono a questa maggiore attività biologica, tra cui:
- quantità e diversità superiori di input organici (compost, letame, sovesci);
- assenza di pesticidi chimici sintetici che possono danneggiare gli organismi del suolo;
- rotazioni colturali più diversificate che supportano varie condizioni di habitat del suolo;
- regimi di disturbo complessivamente inferiori in molti sistemi biologici.
Oltre ai lombrichi, lo studio ha rilevato una maggiore biomassa microbica e attività nei suoli biologici, sebbene questi parametri siano stati esaminati in un numero minore di studi. Le attività enzimatiche del suolo, che fungono da indicatori della funzione biologica, erano tipicamente più elevate nei sistemi biologici, suggerendo processi di ciclo dei nutrienti più attivi.
I ricercatori sottolineano il significato ecologico di questi risultati:
‘Una popolazione di lombrichi diversificata, ricca di specie e abbondante in un sito indica un suolo fertile e biologicamente attivo con struttura del suolo intatta e buona capacità di infiltrazione dell’acqua‘ (Sanders et al., 2025, p. 7).
Questa base biologica sostiene molti degli altri benefici per la salute del suolo osservati nello studio.
Proprietà chimiche del suolo
Riguardo ai parametri chimici del suolo, il quadro era più sfumato. Il fosforo disponibile per le piante era più elevato nei sistemi biologici in 15 su 35 confronti a coppie (43%), mentre il pH del suolo era più alto in 48 su 71 confronti (68%). In media, il contenuto di fosforo e il valore del pH erano rispettivamente del 5% e del 3% più alti sotto gestione biologica.
I ricercatori notano che queste differenze modeste ma positive riflettono i diversi approcci di gestione dei nutrienti nei sistemi biologici:
- maggiore dipendenza da materiali organici che rilasciano nutrienti gradualmente;
uso di fosfato di roccia e altri ammendanti minerali che aumentano lentamente la disponibilità di nutrienti; - pratiche di gestione che migliorano le associazioni micorriziche e altri processi biologici del suolo che migliorano l’accesso ai nutrienti.
Lo studio ha anche rilevato che i suoli biologici avevano tipicamente maggiore capacità di scambio cationico e contenuto di materia organica, entrambi i quali contribuiscono alla ritenzione dei nutrienti e alla fertilità del suolo a lungo termine. Mentre molti sistemi convenzionali possono mantenere livelli adeguati di nutrienti attraverso applicazioni di fertilizzanti sintetici, i sistemi biologici hanno dimostrato una maggiore fertilità intrinseca e capacità di trattenere i nutrienti.
Struttura fisica del suolo
L’analisi delle proprietà fisiche del suolo ha rivelato significativi benefici della gestione biologica per la struttura e la funzione del suolo:
‘Le pratiche di agricoltura biologica portano a un tasso di infiltrazione più elevato (in 16 su 19 coppie di confronto, in media +137%) e una maggiore stabilità degli aggregati (in 28 su 40 coppie di confronto, in media +15%)‘ (Sanders et al., 2025, p. 7).
Queste migliori proprietà fisiche si traducono direttamente in una migliore capacità di gestione dell’acqua, con i suoli biologici che tipicamente dimostrano:
- maggiore infiltrazione d’acqua, riducendo il deflusso durante eventi di pioggia intensa;
- migliore ritenzione idrica durante i periodi secchi;
- migliore aerazione e minore compattazione, supportando la crescita delle radici e l’attività biologica.
Le misurazioni della densità apparente hanno mostrato risultati misti ma generalmente positivi, con valori inferiori (migliori) in 8 su 18 confronti e valori simili in altri 8 confronti. Analogamente, la resistenza alla penetrazione era inferiore (migliore) in 28 su 58 confronti e simile in altri 28 confronti.
Protezione dall’erosione del suolo
Forse più significativamente da una prospettiva di sostenibilità a lungo termine, l’agricoltura biologica ha dimostrato chiari benefici nella riduzione dell’erosione del suolo:
‘Il deflusso superficiale era inferiore in 12 su 17 confronti (in media −22%). Un risultato simile è stato mostrato per la perdita di suolo. Su 37 coppie di confronto, valori di perdita chiaramente inferiori sono stati trovati in 24 coppie (in media, −26%)‘ (Sanders et al., 2025, p. 7).
I ricercatori attribuiscono questi benefici di protezione dall’erosione a diversi fattori caratteristici dei sistemi di agricoltura biologica:
‘I vantaggi dell’agricoltura biologica identificati nell’analisi possono venire spiegati dalla rotazione delle colture nei sistemi biologici con una significativa quota di prati di trifoglio-erba, la maggiore copertura del suolo e l’alta rilevanza della protezione del suolo nell’agricoltura biologica’ (Sanders et al., 2025, p. 7).
Lo studio nota, tuttavia, che questi benefici erano ridotti quando si confrontavano sistemi biologici che utilizzavano la lavorazione convenzionale con sistemi convenzionali ccon lavorazione ridotta o assente:
‘D’altra parte, la conservazione del suolo era spesso peggiore quando varianti biologiche con lavorazione convenzionale (cioè aratura) venivano confrontate con varianti convenzionali con sistemi di lavorazione ridotta o no-till‘ (Sanders et al., 2025, p. 7).
Questa osservazione evidenzia una potenziale area di miglioramento nei sistemi biologici, lo sviluppo e la più ampia adozione di metodi di lavorazione ridotta adattati alle condizioni biologiche.
Miglioramento della biodiversità: supportare la complessità dell’ecosistema
L’analisi dei ricercatori sugli impatti sulla biodiversità ha rivelato alcuni dei vantaggi più significativi dell’agricoltura biologica. La valutazione completa ha esaminato sia la diversità di flora che di fauna in vari contesti agricoli, con risultati costantemente positivi per la gestione biologica.
Diversità e abbondanza della flora
Per la ricchezza di flora, la valutazione di 105 coppie comparative ha mostrato notevoli benefici sotto gestione biologica:
‘89 coppie avevano un numero più alto di specie a favore della variante biologica (flora arabile: 69 confronti, banca di semi arabile: 10 confronti, vegetazione del margine del campo: 10 confronti)‘ (Sanders et al., 2025, p. 7).
Solo in una coppia di confronti sulla flora arabile, dove il sistema convenzionale era gestito in modo molto estensivo, la gestione biologica ha mostrato una minore ricchezza di specie. La magnitudine di queste differenze era sostanziale:
‘In media, la ricchezza di specie della flora arabile era del 95% più alta sotto gestione biologica. All’interno dei campi, la mediana raggiungeva addirittura il 304%‘ (Sanders et al., 2025, p. 7).
La banca di semi – che rappresenta il serbatoio di semi dormienti nel suolo – ha mostrato anche significativi benefici sotto gestione biologica, con una ricchezza di specie più alta del 61% in media. La vegetazione del margine del campo ha dimostrato un aumento più modesto ma comunque significativo del 21% nella ricchezza di specie.
L’abbondanza di flora ha mostrato risultati altrettanto positivi, con numeri di piante più alti sotto gestione biologica in tutte le 15 coppie confrontate. Questo includeva 7 confronti per flora arabile, 6 per banca di semi e 2 per vegetazione del margine del campo.
Diversità e abbondanza della fauna
I benefici per la fauna selvatica erano anch’essi sostanziali nell’agricoltura biologica, sebbene leggermente meno drammatici che per la diversità delle piante. La valutazione di 53 coppie comparative sulla ricchezza di fauna ha mostrato che:
‘Il numero di specie nelle varianti biologiche era più alto in 26 coppie di confronto (uccelli: n=11 confronti, insetti: n=15 confronti), mentre non si sono verificati effetti negativi per nessuno dei gruppi di fauna‘ (Sanders et al., 2025, p. 8).
Considerando tutte le coppie di confronto, la diversità di specie di uccelli era del 35% più alta nelle aziende biologiche, mentre gli insetti impollinatori (come api, sirfidi e farfalle) mostravano una ricchezza di specie del 23% maggiore.
Per l’abbondanza di fauna, 41 su 92 coppie avevano valori più alti sotto agricoltura biologica, mentre 11 coppie di un singolo studio mostravano effetti negativi. In media, l’abbondanza di fauna era del 23% più alta per gli uccelli e del 26% più alta per gli insetti sotto gestione biologica.
I ricercatori hanno anche notato importanti variazioni spaziali in questi benefici per la biodiversità. Per gli uccelli, le differenze erano più pronunciate a livello di azienda piuttosto che a livello di campo, riflettendo l’importanza della complessità dell’habitat e delle caratteristiche del paesaggio. Per gli insetti, in particolare gli impollinatori, i benefici erano osservati sia a livello di campo che di azienda, con le maggiori differenze che si verificavano in paesaggi semplificati dove le aziende biologiche fornivano rare risorse di habitat.
Meccanismi di miglioramento della biodiversità
I ricercatori hanno identificato diversi meccanismi chiave attraverso i quali l’agricoltura biologica supporta la biodiversità:
- uso ridotto di pesticidi. Il divieto di pesticidi chimici sintetici elimina gli effetti tossici diretti sugli organismi non bersaglio e preserva le reti alimentari;
- input di azoto inferiori. La fertilità ridotta crea coperture vegetali meno dense, permettendo la penetrazione della luce e supportando le comunità vegetali del sottobosco;
- rotazioni colturali diversificate. L’inclusione di molteplici tipi di colture, comprese leguminose e prati temporanei, fornisce habitat vari e risorse alimentari durante tutto l’anno;
- caratteristiche dell’habitat. Le aziende biologiche spesso mantengono più aree non coltivate, margini di campo ed elementi paesaggistici che supportano la fauna selvatica;
- tempistica delle operazioni. Differenze nella tempistica delle operazioni di campo (come raccolto più tardivo o scaglionato) possono beneficiare le specie in fasi critiche della vita.
Come spiegano i ricercatori:
‘Le differenze tra i sistemi di gestione possono essere principalmente spiegate dal fatto che non vengono applicati erbicidi chimici nell’agricoltura biologica. Inoltre, non vengono utilizzati fertilizzanti azotati sintetici e il livello nutritivo complessivamente inferiore risulta in una minore densità delle colture e quindi condizioni di vita migliori per le specie meno competitive‘ (Sanders et al., 2025, p. 7).
Contesto paesaggistico
Un importante risultato dalla valutazione della biodiversità è stata l’influenza del contesto paesaggistico sulla magnitudine dei benefici dell’agricoltura biologica:
‘Vale la pena menzionare che le strutture del paesaggio hanno anche un impatto significativo sulla biodiversità, soprattutto sulla fauna. Molte specie di uccelli e insetti utilizzano i terreni coltivati solo occasionalmente come parte del loro habitat e dipendono grandemente dal numero e dalla qualità degli elementi paesaggistici’ (Sanders et al., 2025, p. 8).
Lo studio ha riscontrato che i benefici per la biodiversità dell’agricoltura biologica erano generalmente maggiori nei paesaggi semplificati e omogenei dove le aziende biologiche fornivano rare risorse di habitat. In paesaggi complessi con abbondanti habitat semi-naturali, il vantaggio relativo dell’agricoltura biologica era talvolta ridotto, sebbene ancora positivo.
Questo risultato ha importanti implicazioni per orientare la conversione all’agricoltura biologica nelle regioni dove potrebbe fornire i maggiori benefici per la biodiversità.
Protezione del clima
Il confronto dei risultati empirici per le emissioni di gas serra derivate dal suolo dall’agricoltura biologica e convenzionale ha rivelato effetti positivi dalla gestione biologica. Una delle ragioni principali di questo vantaggio è la capacità dell’agricoltura biologica di immagazzinare carbonio nei suoli attraverso la coltivazione di leguminose e l’uso di fertilizzanti organici.
In totale, in 134 su 270 confronti a coppie (50%), il contenuto di carbonio organico nel suolo era più alto nella variante biologica, mentre non c’erano differenze in 89 coppie (33%) e 47 coppie (17%) avevano un contenuto di carbonio inferiore rispetto alla variante convenzionale. In media su tutti i confronti a coppie, il contenuto di carbonio organico era del 10% più alto sotto gestione biologica.
Il vantaggio era ancora più pronunciato riguardo ai tassi di sequestro del carbonio:
‘32 su 41 coppie indicano che un uso più frequente di colture intercalari porta a un maggiore sequestro di carbonio. Considerando tutti i confronti a coppie, il tasso annuale di sequestro del carbonio era in media anche più alto nei suoli gestiti biologicamente (275 kg ha-1 rispetto a 40 kg ha-1 nei suoli gestiti convenzionalmente)‘ (Sanders et al., 2025, p. 10).
Le emissioni di protossido di azoto (N₂O) – un gas serra con un potenziale di riscaldamento globale circa 300 volte maggiore della CO₂ – erano inferiori nei sistemi biologici in 20 su 35 confronti a coppie (57%). In media, le emissioni erano del 24% inferiori secondo gli studi valutati.
Utilizzando valori standard di equivalenza di CO₂, i ricercatori hanno calcolato che:
‘La riduzione cumulativa di gas serra dell’agricoltura biologica era di 1.082 kg CO₂e per ettaro e anno‘ (Sanders et al., 2025, p. 11).
Questo significativo beneficio per la protezione del clima deriva da molteplici aspetti della gestione biologica, inclusi il migliorato sequestro di carbonio nel suolo, l’uso ridotto di input sintetici (in particolare fertilizzanti azotati) e sistemi di coltivazione più diversificati.
Efficienza d’uso delle risorse
Lo studio ha riscontrato che l’agricoltura biologica generalmente utilizza le risorse in modo più efficiente. L’input di azoto a livello di rotazione colturale era del 22% inferiore sotto gestione biologica, mentre l’efficienza dell’azoto era del 5% più alta. Gli input energetici mostravano differenze ancora più drammatiche, con 45% meno energia utilizzata sotto gestione biologica e un’efficienza energetica del 10% più alta.
‘Per entrambe le categorie di risorse, le differenze tra la produzione biologica e convenzionale erano principalmente dovute al tipo specifico di processi aziendali (fissazione di N₂ da parte delle leguminose, gestione dell’humus, costruzione della fertilità del suolo, mobilizzazione dei nutrienti e ciclo dei nutrienti) dell’agricoltura biologica‘ (Sanders et al., 2025, p. 11).
Questi vantaggi di efficienza erano particolarmente pronunciati a livello di intera azienda rispetto al livello di rotazione colturale, e più evidenti nelle aziende commerciali che nelle parcelle sperimentali, suggerendo che l’approccio sistemico integrato dell’agricoltura biologica fornisce maggiori benefici quando implementato olisticamente.
Benessere animale: un quadro sfumato e dipendente dalla specie
A differenza dei chiari benefici ambientali, la valutazione del benessere animale ha prodotto risultati più complessi. Seguendo il modello multidimensionale di Fraser (2008) che comprende ‘salute e funzionamento di base, vita naturale/comportamento naturale e stati affettivi‘, i ricercatori hanno esaminato le differenze tra l’allevamento biologico e convenzionale attraverso diverse specie di bestiame.
Attraverso tutte le specie di bestiame, la gestione biologica ha mostrato vantaggi nel 32% dei confronti, mentre la gestione convenzionale ha avuto risultati migliori nel 19%. Non sono state trovate differenze chiare nel 49% dei confronti. Tuttavia, questi dati aggregati nascondono importanti variazioni specifiche per specie.
Distribuzione delle specie nella ricerca
‘Vale la pena notare che la maggior parte delle analisi comparative trovate riguardava le vacche da latte (278 su 445 coppie), mentre molto poche hanno confrontato lo stato di benessere animale per altri tipi di bestiame‘ (Sanders et al., 2025, p. 12).
Questo squilibrio nel focus della ricerca è significativo, poiché i ricercatori avevano previsto di trovare differenze più pronunciate tra i sistemi biologici e convenzionali per gli animali monogastrici (pollame e suini) rispetto ai ruminanti:
‘Ci aspettavamo differenze più pronunciate tra l’allevamento animale biologico e convenzionale per il bestiame monogastrico (pollame e suini), poiché i sistemi di allevamento differiscono più che nell’allevamento di bovini da latte‘ (Sanders et al., 2025, p. 15).
Bovini da latte: vantaggi modesti con dipendenze gestionali
Per i bovini da latte, che rappresentavano la maggioranza dei confronti sul benessere animale, l’agricoltura biologica ha mostrato benefici misti. I regolamenti riguardanti l’accesso all’esterno e al pascolo fornivano alcuni vantaggi per il comportamento naturale, ma introducevano anche diversi rischi per la salute, in particolare riguardo alla gestione dei parassiti.
Lo studio ha riscontrato che le aziende biologiche avevano risultati migliori nell’affrontare specifici fattori di rischio delineati nei Regolamenti Biologici dell’UE. Per esempio, i requisiti per la lettiera e lo spazio avevano effetti positivi sulla zoppia e sulla salute degli arti nei bovini da latte. Tuttavia, la fornitura di accesso all’esterno, sebbene benefica per il comportamento naturale, creava sfide con la contaminazione da parassiti che richiedeva una gestione attenta.
Animali monogastrici: maggiori potenziali benefici ma ricerca limitata
Sebbene sottorappresentati nella ricerca, i dati disponibili suggerivano che gli standard biologici per suini e pollame potrebbero offrire benefici per il benessere più sostanziali rispetto ai sistemi convenzionali. Questo è principalmente perché le differenze nell’alloggiamento e nella gestione tra i sistemi biologici e convenzionali sono più pronunciate per queste specie:
- per i suini, i requisiti biologici includono accesso alle aree esterne, più spazio per animale, materiali per lettiera per comportamenti di grufolare e nidificare, e restrizioni sulle mutilazioni come il taglio della coda. Queste disposizioni si allineano bene con i bisogni comportamentali naturali dei suini e potenzialmente offrono significativi vantaggi per il benessere, sebbene gli autori notino che il numero limitato di studi impedisce conclusioni definitive;
- per il pollame, gli standard biologici forniscono similmente accesso all’esterno, densità di allevamento inferiori, e requisiti per luce naturale e posatoi, che potrebbero meglio adattarsi ai comportamenti naturali. Tuttavia, i ricercatori hanno trovato pochi studi completi che confrontano i risultati sulla salute tra sistemi di pollame biologici e convenzionali.
Pratiche di allevamento e considerazioni genetiche
Lo studio riconosce che le pratiche di allevamento differiscono significativamente tra i sistemi biologici e convenzionali, sebbene questo aspetto abbia ricevuto insufficiente attenzione nella ricerca. La produzione animale convenzionale spesso si basa su razze selezionate principalmente per l’alta produttività, talvolta a spese di altre caratteristiche legate alla robustezza, longevità e adattabilità ad ambienti meno controllati.
Al contrario, i regolamenti biologici incoraggiano l’uso di razze adattate alle condizioni locali e resistenti alle malattie, con un’enfasi sulla preservazione della diversità genetica. Tuttavia, in pratica, molti agricoltori biologici utilizzano ancora le stesse razze ad alta resa comuni nei sistemi convenzionali, in particolare per i bovini da latte.
I ricercatori notano:
‘I fattori di gestione sono di maggiore importanza rispetto al sistema di produzione‘ (Sanders et al., 2025, p. 12).
Questo risultato suggerisce che mentre gli standard biologici forniscono un quadro che potrebbe supportare un migliore benessere animale, l’implementazione a livello aziendale e le specifiche scelte di gestione, compresa la selezione delle razze, in definitiva determinano i risultati del benessere.
Salute, comportamento e stato emotivo
L’analisi ha mostrato che la salute animale era migliore nella variante biologica in 129 su 420 confronti a coppie. Non sono state trovate differenze chiare in 208 coppie, mentre la variante convenzionale ha dimostrato migliori risultati di salute in 83 coppie.
Riguardo al comportamento naturale e agli stati emotivi, la base empirica era molto più debole. Dai limitati dati disponibili, 7 su 16 coppie mostravano vantaggi per l’agricoltura biologica nel supportare comportamenti naturali, senza differenze trovate in 7 coppie. Per gli stati emotivi, 5 su 9 coppie indicavano risultati migliori sotto gestione biologica.
I ricercatori hanno concluso:
‘L’agricoltura biologica offre un grande potenziale per un buon benessere animale, ma l’attuale quadro legislativo non lo garantisce‘ (Sanders et al., 2025, p. 12).
Questo suggerisce che mentre gli standard biologici creano condizioni che possono supportare un migliore benessere, la traduzione di questi standard in risultati di benessere effettivi dipende dall’implementazione specifica dell’azienda e dalle pratiche di gestione.
Farmaci veterinari
Lo studio ha anche affrontato i prodotti farmaceutici veterinari, notando:
‘Per i farmaci veterinari dalla produzione animale, un vantaggio può essere assunto a causa di regole di produzione restrittive ma non è stato empiricamente provato‘ (Sanders et al., 2025, p. 5-6).
Questo riflette l’approccio più restrittivo degli standard biologici all’uso di antibiotici e farmaceutici nel bestiame, sebbene i ricercatori riconoscano la necessità di ulteriori ricerche empiriche in quest’area.
Discussione: approccio sistemico come chiave dei benefici
Un’intuizione particolarmente importante da questa ricerca è l’identificazione dell’approccio sistemico dell’agricoltura biologica come principale motore dei suoi benefici ambientali. I ricercatori spiegano:
‘Le differenze tra agricoltura biologica e convenzionale nella fornitura di beni pubblici sono in particolare il risultato dell’approccio sistemico perseguito nell’agricoltura biologica. Questo approccio è caratterizzato in particolare da (a) il collegamento di singoli elementi del sistema agroecologico e l’uso di effetti sinergici, così come (b) la considerazione dei confini e delle capacità naturali del sistema‘ (Sanders et al., 2025, p. 13).
Questo approccio sistemico tipicamente porta a rotazioni colturali più diverse, intensità di produzione inferiore, e fornitura simultanea di molteplici benefici ambientali. Per esempio, il divieto di fertilizzanti azotati sintetici nell’agricoltura biologica naturalmente porta a una maggiore dipendenza dalle leguminose, che forniscono numerosi benefici oltre alla fissazione dell’azoto – inclusi stoccaggio del carbonio, controllo delle infestanti, miglioramento della struttura del suolo e fornitura di habitat per insetti e altra fauna.
Implicazioni e direzioni future
I ricercatori riconoscono che mentre l’agricoltura biologica fornisce chiari benefici ambientali, i divari di rendimento tra i sistemi biologici e convenzionali rimangono una sfida. Suggeriscono due approcci complementari per affrontare questo problema:
- migliorare le rese nei sistemi biologici basati su principi biologici;
- ridurre la rilevanza dei divari di rendimento attraverso cambiamenti nei modelli di consumo (ad esempio, riducendo lo spreco alimentare e il consumo di prodotti animali)
Per il benessere animale in particolare, la ricerca futura deve:
- espandere l’indagine oltre i bovini da latte per includere valutazioni più complete di suini, pollame, e altre specie di bestiame
- esaminare l’interazione tra selezione delle razze e sistemi di gestione;
- sviluppare migliori metriche per valutare comportamento naturale e stati emotivi;
- identificare specifiche pratiche di gestione all’interno dei sistemi biologici che migliorano costantemente i risultati del benessere.
Lo studio conclude che l’agricoltura biologica può contribuire significativamente a risolvere le attuali sfide ambientali e delle risorse e rappresenta un approccio chiave per l’uso sostenibile del suolo. Tuttavia, migliorare il benessere animale richiederebbe di andare oltre gli attuali regolamenti biologici per affrontare fattori di gestione specifici dell’azienda.
Limitazioni e necessità di ricerca futura
Nonostante la sua natura completa, lo studio riconosce certe limitazioni. L’eterogeneità dei dati e i vari disegni sperimentali significano che alcuni indicatori mostrano segnali misti. La ricerca futura dovrebbe:
- prendere in maggiore considerazione aspetti specifici confrontando interi sistemi agricoli;
- includere diverse intensità di sistemi di coltivazione e paesaggi circostanti;
- concentrarsi sull’ottimizzazione delle rese basata su principi biologici;
- investigare più approfonditamente gli aspetti del benessere animale dell’agricoltura biologica, in particolare per il bestiame diverso dai bovini da latte;
- sviluppare metodologie standardizzate per confrontare i risultati del benessere tra diversi sistemi di produzione.
Conclusioni provvisorie
Questo studio di riferimento fornisce la valutazione più completa fino ad oggi dei benefici ambientali e del benessere animale dell’agricoltura biologica. I risultati supportano fortemente l’agricoltura biologica come approccio agricolo sostenibile con chiari vantaggi per la protezione dell’acqua, la conservazione del suolo, la biodiversità, la protezione del clima e l’efficienza delle risorse. Mentre i benefici del benessere animale sono meno conclusivi e più dipendenti dalla specie, l’evidenza complessiva suggerisce che l’agricoltura biologica può giocare un ruolo vitale nell’affrontare le attuali sfide ambientali in agricoltura.
Come concludono gli autori: ‘L’agricoltura biologica fornisce chiaramente una gamma di benefici ambientali. Di conseguenza, può contribuire a risolvere le sfide attuali in questo campo ed è giustamente considerata un approccio chiave per l’uso sostenibile del suolo‘ (Sanders et al., 2025, p. 16).
Dario Dongo
Riferimenti
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Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.








