Diversità delle sementi e regolamento UE sul materiale vegetale

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Mentre i negoziati sul nuovo regolamento dell’Unione Europea sulla produzione e commercializzazione del materiale riproduttivo vegetale (Plant Reproductive Material, PRM) entrano nelle fasi finali a livello di Consiglio, una coalizione di oltre 150 organizzazioni in tutta Europa – organizzazioni di agricoltori, custodi di sementi, ONG ambientaliste e associazioni agricole – si è unita per lanciare l’allarme su norme che potrebbero accelerare la perdita di diversità colturale in tutta Europa.

La lettera congiunta, datata 25 novembre 2025 e firmata da organizzazioni che spaziano dalla Grecia all’Irlanda, dalla Svezia al Portogallo, rappresenta una delle mobilitazioni della società civile più significative sulla legislazione delle sementi nella storia recente dell’UE. In gioco, sostengono gli autori di questo appello, c’è il futuro della resilienza dei sistemi alimentari europei in un’era di crisi climatica e collasso della biodiversità.

La crisi dell’agrobiodiversità: una catastrofe silenziosa

L’urgenza alla base di questa azione coordinata deriva da una realtà preoccupante: la biodiversità agricola è diminuita precipitosamente nell’ultimo secolo. Secondo i dati delle Nazioni Unite citati nella lettera, tre quarti della diversità colturale in agricoltura sono stati persi dal 1900, con il 75% del cibo mondiale che ora deriva da appena 12 specie vegetali e cinque specie animali.

Questo drammatico restringimento del nostro pool genetico agricolo è stato guidato da decenni di attenzione all’uniformità e alla standardizzazione, insieme alla crescente concentrazione del mercato delle sementi tra una manciata di multinazionali (le c.d. Big 4). La maggior parte delle cultivar contemporanee è stata selezionata in condizioni agricole intensive ad alto input e sono così inadatte per sistemi agricoli biologici, agroecologici o a basso input, sempre più riconosciuti come essenziali per l’adattamento climatico e la sostenibilità ambientale.

I firmatari sottolineano che l’agrobiodiversità non è solo una preoccupazione di conservazione ma un prerequisito fondamentale per una produzione alimentare resiliente. Semi e materiale di propagazione diversificati consentono alle colture di adattarsi alle condizioni di coltivazione locali e in evoluzione, resistere a parassiti e malattie emergenti e supportare la produzione di alimenti vari e nutrienti. Nel contesto del cambiamento climatico accelerato, questa diversità genetica rappresenta il principale strumento degli agricoltori per l’adattamento.

Il regolamento: promessa e pericoli

Il regolamento PRM proposto mira a modernizzare le norme UE che regolano la produzione e la commercializzazione di sementi e materiale riproduttivo vegetale, abrogando un mosaico di direttive esistenti. Il progetto normativo comprende alcune disposizioni che sono state accolte favorevolmente dalla società civile, in particolare norme apposite per la registrazione di varietà biologiche, ove si riconoscono le caratteristiche specifiche e gli approcci di selezione richiesti per l’agricoltura bio.

La coalizione tuttavia sostiene che l’attuale proposta del Consiglio sia del tutto inidonea rispetto a quanto necessario per invertire il declino della biodiversità e sostenere sistemi agricoli diversificati. La lettera aperta identifica carenze critiche che, se lasciate irrisolte, potrebbero imporre nuove barriere alla conservazione, allo scambio e all’uso di risorse genetiche vegetali diverse – proprio le attività essenziali per mantenere l’agrobiodiversità.

Le organizzazioni della società civile sottolineano che le loro preoccupazioni non sono teoriche: la coalizione raggruppa attori direttamente coinvolti nella conservazione, gestione dinamica, produzione, diffusione e uso sostenibile della diversità colturale in tutta Europa. Il loro lavoro include il mantenimento di banche di semi, la selezione di varietà adattate alle condizioni locali e ai sistemi biologici, la facilitazione di scambi di semi tra agricoltori e la gestione di collezioni viventi di varietà tradizionali e localmente adattate.

Sei richieste per la protezione dell’agrobiodiversità

La coalizione ha articolato sei richieste specifiche per correggere quelli che considerano difetti fondamentali nell’attuale proposta:

1. Escludere le attività di conservazione dall’ambito normativo

Le organizzazioni chiedono che le attività intraprese allo scopo di conservare e gestire dinamicamente la diversità genetica siano esplicitamente escluse dall’ambito di applicazione del regolamento. Sostengono che gli scambi e i trasferimenti di materiale riproduttivo vegetale effettuati per scopi di selezione, conservazione o gestione dinamica non dovrebbero venire considerati commercializzazione.

Queste pratiche, si sostiene, sono essenziali per mantenere la diversità nei campi e nei giardini, e sarebbe ‘sproporzionato e pericoloso‘ sottoporre la conservazione dell’agrobiodiversità a norme progettate per regolare i mercati commerciali. Gli scopi di conservazione devono perciò venire aggiunti alle esenzioni previste nell’articolo 2.4, che attualmente copre mostre, ricerca, selezione e test ufficiali.

2. Garantire i diritti degli agricoltori alle sementi

La lettera sottolinea che i diritti degli agricoltori di salvare, usare e scambiare le proprie sementi – se pure con compensazione economica – sono riconosciuti dal diritto internazionale attraverso il Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura (ITPGRFA), la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Contadini (UNDROP), e la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD).

Queste pratiche hanno storicamente creato una ricca agrobiodiversità e hanno permesso agli agricoltori di adattare le sementi alle loro esigenze specifiche, sostenendosi a vicenda durante le crisi. La coalizione accoglie con favore l’obiettivo di consentire gli scambi di sementi tra agricoltori (articolo 30), ma sostiene che gli agricoltori che scambiano materiale per scopi di selezione, conservazione e gestione dinamica nel contesto della loro produzione agricola non debbano venire considerati operatori professionali, perciò soggetti alle norme sulla commercializzazione.

3. Facilitare la registrazione delle varietà da conservazione

Le varietà da conservazione sono descritte come ‘estremamente importanti’ per gli agricoltori e i selezionatori biologici e agroecologici. Le organizzazioni si oppongono alla limitazione di queste varietà a un numero limitato di specie o alla loro regione di origine, sostenendo che tali limitazioni sarebbero ‘altamente dannose’ per coloro che tuttora vi fanno affidamento.

Chiedono una registrazione semplice e gratuita accessibile a qualsiasi persona fisica o giuridica, con una definizione chiara ove si specifichi che le varietà da conservazione devono essere non ibride, prive di modificazione genetica o nuove tecniche genomiche, e non coperte da diritti di proprietà intellettuale. Inoltre, sostengono che le varietà esistenti sviluppate per particolari condizioni e le varietà di frutta comunemente note dovrebbero venire inserite come varietà da conservazione nel nuovo registro senza ulteriori oneri burocratici.

4. Condurre test di sostenibilità in condizioni biologiche

La coalizione sostiene che la sostenibilità non può venire ridotta a singoli tratti o geni e deve essere invece valutata attraverso un approccio basato sul sistema. Si chiede che i test di Valore per la Coltivazione e l’Uso Sostenibili (VSCU) vengano condotti in condizioni biologiche o a basso input per tutte le varietà.

Nello specifico, per le varietà adatte alla produzione biologica, si insiste affinché i test VSCU vengano condotti in condizioni biologiche per tutte le specie e in tutti gli Stati membri. Ciò riflette il riconoscimento che le varietà si comportano diversamente in sistemi di gestione diversi e che i test in condizioni convenzionali ad alto input non possono prevedere in modo adeguato le prestazioni nei sistemi biologici o agroecologici.

5. Ridurre l’onere amministrativo per le nano-imprese

Le organizzazioni evidenziano una contraddizione preoccupante: mentre la Commissione Europea si è impegnata a ridurre di almeno il 35% gli oneri amministrativi per le piccole e medie imprese, i nuovi obblighi per gli operatori professionali aumenterebbero considerevolmente la burocrazia, costringendo potenzialmente molti piccoli produttori di sementi a cessare le operazioni.

Le nano-imprese – caratterizzate da un fatturato inferiore a 100.000 € – svolgono un ruolo cruciale nel rendere disponibili varietà e specie diverse ad agricoltori e giardinieri. Questi operatori su piccola scala spesso si specializzano nella diversità di sementi adattate regionalmente e nelle specie trascurate dalle aziende più grandi. La coalizione chiede che le nano-imprese siano esentate dai nuovi obblighi di notifica, amministrativi e di tracciabilità per prevenire un’ulteriore concentrazione del mercato.

6. Garantire la trasparenza sui metodi di selezione e la proprietà intellettuale

La richiesta finale si concentra sulla trasparenza riguardo ai metodi di selezione e ai diritti di proprietà intellettuale (IPR). Le organizzazioni sostengono che la trasparenza è essenziale per consentire scelte informate e un accesso equo, garantendo che i selezionatori e gli agricoltori abbiano le conoscenze necessarie per sviluppare cultivar nuove, diverse e resilienti.

Si chiedono database pubblici obbligatori che elenchino le tecnologie di selezione generali utilizzate per produrre varietà e qualsiasi diritto di proprietà intellettuale concesso, includendo tali informazioni nei registri varietali nazionali e dell’Unione. Questa trasparenza ha particolare rilievo in ragione del dibattito in corso sulle nuove tecniche genomiche e le rivendicazioni di brevetti sulle varietà vegetali.

Una coalizione paneuropea

L’ampiezza della coalizione che ha sottoscritto la lettera in esame è notevole. Gli oltre 150 firmatari includono importanti reti europee come il Coordinamento Europeo Via CampesinaIFOAM Organics Europe e la Biodynamic Federation Demeter International, insieme a sindacati agricoli nazionali, reti di custodi di sementi, organizzazioni ambientaliste e iniziative di selezione specializzate.

L’elenco spazia dall’organizzazione austriaca di conservazione delle sementi ARCHE NOAH alla vasta rete spagnola di organizzazioni regionali per le sementi, da Permakultur Danmark alla Rete Agroecologica greca, dall’ampia infrastruttura tedesca di selezione biologica al nascente movimento irlandese per la sovranità delle sementi. Questa diversità geografica e organizzativa sottolinea sia la natura paneuropea delle preoccupazioni, sia l’ampiezza del coinvolgimento della società civile nella politica delle sementi.

È utile annotare che la coalizione include non solo organizzazioni di advocacy ma anche attori pratici: associazioni di agricoltori biologici, piccoli produttori di sementi, cooperative agricole, reti di permacultura e iniziative di selezione che lavorano specificamente su varietà adattate a sistemi biologici e a basso input. Organizzazioni che rappresentano professionisti con esperienza diretta e quotidiana delle sfide e delle opportunità nel mantenere la diversità colturale.

Implicazioni per la sovranità alimentare europea

La posizione della società civile articolata in questa lettera solleva questioni fondamentali sulla futura direzione dell’agricoltura europea e della politica alimentare. Via via che gli impatti climatici si intensificano e le vulnerabilità dei sistemi agricoli semplificati ad alto input diventano sempre più evidenti, il caso dell’agrobiodiversità come pilastro della resilienza diventa più forte.

La tensione al centro di questi negoziati riflette questioni più profonde su come bilanciare legittimi interessi normativi – come la protezione della salute vegetale e gli standard di qualità – con la necessità di mantenere la diversità vivente da cui dipende la sostenibilità agricola a lungo termine. Ed è anche una questione di potere e accesso: chi controlla le sementi, chi può selezionarle e scambiarle, e a quali condizioni?

La coalizione sostiene che l’attuale proposta, nonostante alcuni elementi positivi, muove troppo verso l’armonizzazione e il controllo, con il rischio di criminalizzare o rendere impraticabili proprio le attività – risparmio e scambio di sementi da parte degli agricoltori, produzione di sementi su piccola scala, conservazione e gestione dinamica delle risorse genetiche – che sono essenziali per mantenere la diversità.

La critica evidenzia anche potenziali contraddizioni tra il regolamento PRM e altri impegni politici dell’UE, tra cui il Green Deal europeo, la strategia Farm to Fork, e la strategia sulla biodiversità, ove si sottolineano le necessità di migliorare la biodiversità e promuovere la sostenibilità dei sistemi agricoli.

La via da percorrere

Mentre i rappresentanti degli Stati membri si preparano per i negoziati finali a livello di Consiglio, la pressione della società civile si sta intensificando. ARCHE NOAH ha recentemente raccolto oltre 200.000 firme a sostegno della sua petizione ‘Alziamo le forchette – Per la diversità (www.hochdiegabeln.at), che sarà formalmente consegnata alle istituzioni dell’UE. ‘Abbiamo parlato con molti agricoltori, selezionatori e piccole e medie imprese colpite da questa proposta, e nessuno di loro riesce a vedere alcuna logica nella posizione attuale del Consiglio‘. ‘L’establishment politico sembra incapace di cogliere le conseguenze di vasta portata di una nuova legge sulle sementi — oppure sta semplicemente seguendo il copione dei giganti dell’agrochimica che dominano il mercato‘, spiega Magdalena Prieler, esperta di politiche delle sementi di ARCHE NOAH.

L’esito di questi negoziati plasmerà il quadro giuridico che disciplina le sementi in tutta l’UE per gli anni a venire, con implicazioni che si estendono ben oltre la conformità normativa per toccare questioni fondamentali sulla diversità agricola, l’autonomia degli agricoltori e la resilienza del sistema alimentare in un’era di crisi ambientale.

Se i responsabili politici dell’UE ascolteranno l’appello di questa ampia coalizione della società civile resta da vedere. Ciò che è chiaro è che le organizzazioni coinvolte considerano questi negoziati finali come un momento critico, nel quale il legislatore europeo deve scegliere tra un approccio normativo che supporta la diversità, l’adattamento e la resilienza, o uno che rischia di restringere ulteriormente la base genetica da cui dipende l’agricoltura europea.

Dario Dongo

Foto di Anton Darius su Unsplash

Riferimenti

  • European Commission. (2020). Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions: A Farm to Fork Strategy for a fair, healthy and environmentally-friendly food system (COM/2020/381 final). https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52020DC0381
  • European Union. (2009). Council Directive 2009/145/EC of 26 November 2009 providing for certain derogations, for acceptance of vegetable landraces and varieties which have been traditionally grown in particular localities and regions and are threatened by genetic erosion. Official Journal of the European Union, L 312/44. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:32009L0145
  • Joint letter: Production and marketing of plant reproductive material reform. (2025, November 25). NGOs, farmers’ and breeder representatives urge Member States to protect and enhance agrobiodiversity. Coalition of European civil society organisations. https://www.arche-noah.at/jointletteronprm
  • United Nations General Assembly. (2018). United Nations Declaration on the Rights of Peasants and Other People Working in Rural Areas (A/RES/73/165). https://undocs.org/A/RES/73/165
Dario Dongo
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Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.