Il caos delle etichette ambientali in Europa

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Una coalizione di oltre 60 associazioni dí rappresentanza industriale e della distribuzione, (1) guidata da FoodDrinkEurope (FDE), lancia un segnale di allarme: l’approccio frammentato dell’UE sull’etichettatura ambientale degli imballaggi, basato sui testi in 24 lingue ufficiali, sta minando il Mercato Unico e confondendo i consumatori. Si esorta perciò la Commissione europea ad abbandonare la sua proposta di formato multilingue in favore di un sistema armonizzato basato su pittogrammi che garantisca chiarezza, coerenza e conformità transfrontaliera.

A sostegno di tale istanza, l’autore fa riferimento a un modello consolidato: il sistema internazionale di etichettatura per la manutenzione dei prodotti tessili GINETEX. Questo standard globale di lunga data dimostra che i simboli universali possono trasmettere con efficacia informazioni complesse, senza usare una sola parola. Per decenni, le icone GINETEX hanno guidato i consumatori di tutto il mondo nel lavaggio, nell’asciugatura e nella stiratura dei tessuti, indipendentemente dalla lingua o dai livelli di alfabetizzazione.

Un approccio simile, applicato agli imballaggi, può favorire il raggiungimento degli obiettivi fondamentali del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR): semplificazione, armonizzazione e riduzione dell’impatto ambientale.

Quadro giuridico: il percorso verso l’armonizzazione

Il panorama normativo per l’etichettatura dei rifiuti di imballaggio opera all’interno di un complesso quadro giuridico stabilito dal recente regolamento su Imballaggi e Rifiuti di Imballaggio (UE) 2025/40, PPWR, che è entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e si applicherà a decorrere dal 12 agosto 2026. Questo regolamento-quadro sostituisce la precedente direttiva su Imballaggi e Rifiuti di Imballaggio 94/62/CE, con un’evoluzione fondamentale dalla discrezionalità degli Stati membri ai requisiti armonizzati a livello UE. A tal fine l’articolo 12 del PPWR obbliga la Commissione a stabilire istruzioni armonizzate per lo smistamento dei rifiuti, rivolte ai consumatori, entro agosto 2026. Si configura così un obbligo legale di eliminare proprio quella frammentazione contro cui l’industria mette in guardia.

Il quadro giuridico è inoltre ancorato nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), in particolare gli articoli 34-36 che proibiscono misure aventi effetto equivalente a restrizioni quantitative sulle importazioni ed esportazioni tra Stati Membri (TFUE, 2012). Questo principio ha acquisito rinnovata importanza a seguito del recente deferimento della Francia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea da parte della Commissione europea nel luglio 2025 sui suoi requisiti obbligatori del logo Triman — un caso storico (INFR(2022)4028) che sfida direttamente gli schemi nazionali di etichettatura come barriere alla libera circolazione delle merci nel Mercato Unico.

Frammentazione in Europa: un mosaico di confusione

L’entità della frammentazione dell’etichettatura dei rifiuti di imballaggio negli Stati Membri dell’UE rappresenta un caso da manuale di divergenza normativa che mina l’integrazione del Mercato Unico. Alcuni esempi a seguire:

  • la Francia impone il distintivo logo Triman insieme alle istruzioni di smistamento ‘infotri’ per tutti i prodotti soggetti agli schemi di Responsabilità Estesa del Produttore (Extended Producer Responsibility, EPR), costringendo le aziende ad adattare gli imballaggi esclusivamente per il mercato francese (Dongo, 2023);
  • l’Italia ha implementato requisiti di etichettatura completi dal gennaio 2023, richiedendo codici numerici di identificazione del materiale e istruzioni di smaltimento in italiano, con violazioni che comportano multe fino a 40.000€ (Deutsche Recycling, 2024);
  • la Spagna ha introdotto requisiti simili con il Decreto Reale 1055/2022, imponendo pittogrammi chiari per i contenitori di smaltimento dal gennaio 2025;
  • la Germania mantiene in essere il suo sistema consolidato collegato a Der Grüne Punkt, la principale organizzazione EPR del paese (ComplianceGate, 2023);
  • Portogallo, Bulgaria e Lussemburgo hanno a loro volta sviluppato i propri sistemi nazionali obbligatori.

La valutazione d’impatto della Commissione europea (2022) ha citato il ‘caso studio di un produttore di snack pan-europeo’ che ha sostenuto costi fino al 3% dei suoi ricavi nei mercati interessati, proprio a causa dei requisiti di sovra-etichettatura.

Questa frammentazione ha creato sfide operative significative, con ricerche che indicano che le piccole e medie imprese (PMIricorrono spesso a processi manuali di sovra-etichettatura perché i sistemi automatizzati non possono adattarsi ai diversi requisiti nazionali (Commissione europea, 2022).

La ricerca sui consumatori dimostra che tali incoerenze nell’etichettatura creano confusione diffusa, con studi che mostrano che ‘l’attuale etichettatura della sostenibilità crea confusione per i consumatori‘ e evidenzia ‘bassa consapevolezza tra i consumatori della virtù del contenuto riciclato‘ (Environmental Protection Agency, 2023).

Il vulnus: linee guida JRC vs. Mercato Unico

Al centro del conflitto si trovano le linee guida proposte dal Centro Comune di Ricerca dell’UE (JRC) per le etichette di smistamento dei rifiuti. Pur considerando ipotesi di informazione con soli pittogrammi, JRC continua ad attribuire priorità alle etichette che combinano immagini e testo, con un modello che ne richiede la traduzione fino a 24 lingue UE. L’industria avverte che tale scelta ripristina quelle barriere nazionali che la Commissione si era impegnata ad eliminare.

Questa frammentazione porterebbe a gravi conseguenze: i prodotti avrebbero bisogno di etichette uniche adattate per ogni Stato membro, creando inefficienze operative e costi di conformità significativamente più alti per le imprese, in particolare le piccole e medie imprese.

La chiarezza per i consumatori verrebbe a sua volta meno, poiché un singolo prodotto come un vasetto di yogurt potrebbe essere costretto a riportare fino a 24 traduzioni diverse, annegando le istruzioni essenziali di smistamento nel disordine visivo e potenzialmente aumentando gli errori di riciclaggio. Con la conseguenza ancor più critica di minare gli obiettivi ambientali del PPWR e della Strategia del Mercato Unico, ostacolando la raccolta e il riciclaggio efficaci in tutta l’UE.

Contraddizione delle priorità della Commissione

FDE evidenzia che la posizione assunta del JRC si scontra direttamente con la Strategia del Mercato Unico 2025 della stessa Commissione, da cui JRC dipende, la quale ha esplicitamente identificato le etichette degli imballaggi divergenti come una delle dieci barriere più dirompenti per il mercato interno. Le recenti procedure d’infrazione (INFR(2022)4028, INFR(2024)4029) lanciate contro i sistemi francesi e spagnoli di istruzioni di smistamento, sottolineano ulteriormente la spinta dichiarata della Commissione verso l’armonizzazione.

La recente decisione della Commissione di deferire la Francia alla Corte di Giustizia sui suoi requisiti del logo Triman dimostra la serietà di questa sfida alla frammentazione. La Commissione sostiene che i requisiti di etichettatura della Francia ‘costituiscono un ostacolo alla libera circolazione delle merci, violando gli Articoli 34-36 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea‘ e rappresentano misure ‘sproporzionate‘ quando ‘altre opzioni adeguate sono disponibili per informare i consumatori‘.

L’appello dell’industria: pittogrammi al posto di mal di testa poliglotti

La soluzione sostenuta da FDE e dai suoi alleati è un sistema davvero armonizzato, che si deve basare sui soli pittogrammi. Si supportano perciò simboli visivi universalmente compresi e chiari che non richiedano alcuna traduzione. Mentre la bozza attuale del JRC permette l’uso dei soli pittogrammi in etichetta come eccezione per imballaggi molto piccoli, casi con vincoli economici o specifiche esigenze di leggibilità, l’industria richiede che questo diventi lo standard predefinito in tutta l’UE.

Un sistema basato sui pittogrammi offre vantaggi significativi:

  • consentire a un’etichetta di adattarsi a tutti i 27 mercati nazionali, garantendo il riconoscimento istantaneo dei consumatori indipendentemente dalla lingua;
  • ridurre drasticamente gli oneri di conformità per le aziende di tutte le dimensioni, dalle PMI alle multinazionali;
  • migliorare l’accuratezza dello smistamento, grazie a istruzioni coerenti in tutta l’Unione, così da aumentare i tassi di riciclaggio e favorire il progresso verso gli obiettivi dell’economia circolare.

La ricerca accademica supporta le preoccupazioni dell’industria sulla complessità dell’etichettatura. Gli studi hanno dimostrato che i consumatori spesso faticano a interpretare sistemi di etichettatura complessi. In particolare, la ricerca evidenzia che l’influenza degli attributi dell’imballaggio sul comportamento dei consumatori nella valutazione del ciclo di vita degli imballaggi alimentari rimane un ‘argomento trascurato‘ che merita maggiore attenzione (Wikström et al., 2014). Ulteriore ricerca indica che ‘articoli chiaramente etichettati, regole di riciclaggio e punti di riciclaggio facilmente accessibili sono essenziali per stimolare l’azione desiderata del consumatore‘ (Portsmouth University, 2023).

Prova globale: il trionfo dei simboli di cura dei prodotti tessili come modello di armonizzazione

La soluzione al caos delle etichette degli imballaggi in Europa trova conferma nel settore tessile, i cui prodotti a loro volta appartengono alla categoria dei Fast Moving Consumer Goods (FMCG). Per oltre 60 anni, il Sistema Internazionale di Etichettatura per la Cura dei prodotti tessili GINETEX ha dimostrato che i pittogrammi possono trascendere le barriere linguistiche in più di 80 Paesi senza una sola parola di testo (GINETEX, 2024; UKFT, 2021). Questo sistema — basato sullo standard ISO 3758:2023 — dimostra che i consumatori comprendono universalmente i simboli visivi quando implementati in modo coerente (GINETEX, 2024).

La ricerca rivela riconoscimento eccezionale dei simboli di cura tessile da parte dei consumatori: il 97% comprende i simboli di stiratura e il 91% comprende i simboli di lavaggio, con il 70% degli europei che segue le istruzioni di cura tessile rappresentate da pittogrammi (GINETEX, 2017). Una maglietta prodotta in Spagna ed esportata in Giappone non richiede ri-etichettatura, poiché simboli identici informano le istruzioni di cura in tutto il mondo. Grazie a questo sistema armonizzato i marchi della moda possono accedere a nuovi mercati senza ulteriori oneri di conformità, in netto contrasto con l’onere del 3% dei ricavi che le PMI alimentari affrontano a causa della frammentazione e la necessità di ri-etichettare gli imballaggi (Commissione europea, 2022).

‘I risultati di questo barometro GINETEX-IPSOS sono positivi e incoraggianti. Riflettono il ruolo fondamentale di GINETEX e quello dei nostri comitati internazionali che lavorano per aumentare la comprensione dei simboli di cura tessile’, ha osservato Adam Mansell, Presidente di GINETEX (GINETEX, 2017). ‘Il nostro obiettivo permanente di standardizzare e armonizzare il nostro sistema di etichettatura per la cura tessile in tutto il mondo contribuisce ogni giorno a questo miglioramento’.

Questo precedente contrasta direttamente gli argomenti secondo cui il riciclaggio degli imballaggi dovrebbe richiedere testi multilingue. Se i consumatori possono decifrare temperature di stiratura complesse attraverso i pittogrammi, smistare i rifiuti nei bidoni richiede un’alfabetizzazione visiva molto più semplice. Mentre la Commissione europea finalizza le linee guida PPWR, il modello tessile offre un esempio di successo da seguire per la vera armonizzazione del Mercato Unico.

Impatto sui cittadini

L’impatto negativo delle etichette frammentate incide direttamente sulle imprese ma anche sui cittadini europei. I consumatori affrontano la prospettiva di prezzi più alti, poiché i costi sostanziali per l’industria per conformarsi ai regimi multipli di etichettatura su scala nazionale inevitabilmente si trasferiscono ai carrelli della spesa. La confusione al bidone del riciclaggio è destinata ad aumentare a causa di simboli incoerenti attraverso i confini, portando a smaltimento scorretto e minando gli sforzi di riciclaggio e gli obiettivi ambientali.

Inoltre, le variazioni nazionali nell’etichettatura oscurano la vera riciclabilità degli imballaggi, aumentando il rischio di greenwashing ed erodendo la fiducia dei consumatori nelle affermazioni ambientali di operatori economici e autorità. La ricerca dell’Environmental Protection Agency (2023) dimostra che i consumatori sono ‘disposti a pagare modesti importi in più per imballaggi sostenibili‘ ma nota che ‘l’attuale etichettatura della sostenibilità crea confusione per i consumatori‘.

Appello all’azione

FDE e la sua ampia coalizione di oltre 60 firmatari chiamano la Commissione europea ad adottare con urgenza una scelta decisiva. Esortano la Commissione a riconsiderare le linee guida JRC, sostenendo che i pittogrammi vengano stabiliti come sistema primario di etichettatura. La coalizione richiede inoltre che le future regole di etichettatura aderiscano strettamente al mandato di armonizzazione stabilito nell’articolo 12 del PPWR. Evidenziando la necessità di salvaguardare l’integrità del Mercato Unico eliminando le barriere nazionali di etichettatura, una volta per tutte.

Le etichette di imballaggio divergenti frammentano il mercato che abbiamo dedicato decenni a costruire‘, ha dichiarato un portavoce di FDE. ‘La vera armonizzazione non è solo necessaria per l’efficienza aziendale; è fondamentale per raggiungere un’economia circolare che i consumatori possano comprendere, di cui si fidino e a cui partecipino attivamente‘.

Dario Dongo

Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)

Note

(1) I Firmatari Chiave includono: FoodDrinkEurope (FDE), AIM (European Brands Association), Cosmetics Europe, DIGITALEUROPE, EuroCommerce, European Aluminium, spiritsEUROPE, UNESDA (Soft Drinks Europe), e oltre cinquanta altre principali associazioni industriali che rappresentano milioni di imprese lungo la catena di approvvigionamento.

Riferimenti

  • Köder, L. (2023, November 15). Pictograms: The silent language of global trade [Conference presentation]. World Textile Compliance Summit, Geneva, Switzerland.
  • Wikström, F., Williams, H., Verghese, K., & Clune, S. (2014). The influence of packaging attributes on consumer behaviour in food-packaging life cycle assessment studies—A neglected topic. Journal of Cleaner Production, 73, 100-108. https://doi.org/10.1016/j.jclepro.2013.10.042
Dario Dongo
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Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.