Pesticidi, antibiotici, ormoni, additivi alimentari ma soprattutto microplastiche. Sono questi i temi che preoccupano maggiormente i cittadini europei intervistati per Eurobarometro 2025 sulla sicurezza alimentare.
L’indagine condotta dall’EFSA, con cadenza triennale, quest’anno ha coinvolto oltre ai 27 Stati membri Ue anche i sette Paesi candidati all’adesione, intervistando più di 26mila consumatori europei.
Fattori che influenzano le scelte alimentari
Circa sette europei su dieci dichiarano di interessarsi personalmente alla sicurezza alimentare. Essa rappresenta il terzo fattore che orienta le scelte quotidiane (46%), preceduta soltanto dal costo (60%) e dal gusto (51%).
Il peso del fattore economico è cresciuto drammaticamente di sei punti rispetto al 2022 e risulta determinante in venti Stati membri, in particolare in Lettonia (76%), Repubblica Ceca (76%) e Cipro (74%). In tre Paesi l’origine degli alimenti è invece la variabile più incisiva, soprattutto in Slovenia (66%), Lussemburgo (59%) e Italia (55%). In quest’ultimo Paese, identico importante peso nelle scelte alimentari è attribuito alla sicurezza alimentare (55%), primo tema anche in Romania (51%).
Il gusto degli alimenti è il primo fattore dirimente in Austria e Ungheria (55% in entrambi i Paesi) e in Slovacchia (56%). In controtendenza, gli olandesi pongono al primo posto il profilo nutrizionale (57%).
Chi si interessa alla sicurezza alimentare
L’analisi socio-demografica dei dati raccolti rivela che sono più interessati al tema della sicurezza alimentare alcune categorie sociali:
- le donne (77% rispetto al 68% degli uomini);
- i più anziani (72-75% rispetto al 63% dei giovani 15-24 anni);
- i più istruiti. Si dichiara interessato alla sicurezza alimentare il 76% di coloro che hanno completato l’istruzione a tempo pieno all’età di 20 anni o più, rispetto al 71% di coloro che hanno lasciato la scuola all’età di 15 anni o meno. Coloro che stanno ancora studiando esprimono il minore interesse con il 62%;
- gli addetti alle pulizie (81%), seguiti dai manager (76%), soprattutto rispetto agli studenti (64%) e ai disoccupati (68%);
- coloro che hanno difficoltà economiche solo occasionalmente o mai (entrambi 73%), in confronto a chi ne ha abitualmente (69%).
I rischi alimentari più temuti dagli europei
Interpellati su ciò che li preoccupa maggiormente quando pensano a possibili problemi o rischi associati al cibo e all’alimentazione, quasi tre cittadini europei su dieci citano la presenza di contaminanti chimici (28%). Il tema domina in 15 Paesi, con le percentuali più elevate a Cipro (47%), Austria (45%) e Grecia (40%).
Suscitano preoccupazione (12% media Ue) anche
- additivi e ingredienti (17%), con un picco del 38% in Ungheria;
- qualità e freschezza (14%), specie in Slovacchia (36%), Lettonia (35%), Repubblica Ceca (30%) e Lituania (24%);
- aumento dei prezzi, molto sentito in Estonia ove un cittadino su quattro (25%) lo segnala;
- rischi per la salute umana, al primo posto in Romania (25%) e Spagna (20%);
- preoccupazioni relative all’origine e alle importazioni degli alimenti. In Irlanda e Finlandia è il problema più comunemente segnalato (rispettivamente 17% e 15%).
Poco più di uno su dieci intervistati cita preoccupazioni legate alla presenza di contaminanti biologici (11%). Tutte le altre categorie proposte sono menzionate da meno di uno su dieci. Tra queste, l’impatto ambientale e sui cambiamenti climatici (9%, media Ue) è pressante in Danimarca (35%).
La consapevolezza dei cittadini Ue
Quasi la metà dei cittadini dell’UE (46%) ha un livello di consapevolezza elevato o molto elevato sui temi della sicurezza alimentare, nel senso che hanno sentito parlare di 13 (livello molto elevato) o 10 (elevato) dei 15 argomenti elencati nel sondaggio.
Rispetto all’Eurobarometro 2022, la percentuale di cittadini con un livello di consapevolezza elevato o molto elevato è cresciuta di 8 punti percentuali.
I temi ‘popolari’
Alcuni temi sono ormai familiari ai cittadini dell’Ue. È il caso di additivi alimentari (indicati come ben noti dal 71% degli intervistati), residui di pesticidi (67%), zoonosi (65%), residui di antibiotici, ormoni o steroidi nella carne (64%), microplastiche negli alimenti (63%), intossicazioni da alimenti contaminati da batteri, virus e parassiti (62%), inquinanti ambientali in pesce, carne o latticini (61%), benessere animale (61%).
Molto radicati sono anche altri temi, indicati da più della metà dei cittadini intervistati: OGM (59%), tracce di materiali a contatto con gli alimenti, ad esempio plastica o alluminio negli imballaggi (55%), presenza di batteri resistenti agli antibiotici negli alimenti (55%), malattie delle piante, ad esempio che colpiscono le colture (51%).
Una percentuale minore di cittadini dell’UE ha dichiarato di aver sentito parlare di micotossine nelle colture alimentari e foraggere (44%), dell’uso di nuove biotecnologie nella produzione alimentare, ad esempio l’editing del genoma (37%) o della nanotecnologia applicata alla produzione alimentare (30%).
Gli argomenti ‘emergenti’
La conoscenza – e di conseguenza la consapevolezza dei rischi – è particolarmente aumentata, in confronto a Eurobarometro 2022, per i seguenti argomenti:
- microplastiche e l’uso di nuove biotecnologie, come l’editing genomico (entrambi +8%);
- tracce di materiali a contatto con gli alimenti, ad esempio plastica o alluminio negli imballaggi, e micotossine nelle colture alimentari e foraggere (entrambi +6%);
- zoonosi, intossicazioni alimentari da alimenti contaminati da batteri, virus e parassiti e nanotecnologie (-5%).
- benessere animale e batteri resistenti agli antibiotici negli alimenti (+4%).
I temi più sentiti in ambito nazionale
Le politiche sanitarie nazionali e l’informazione modulano la conoscenza dei cittadini Ue sui diversi temi afferenti alla sicurezza alimentare.
In 15 Stati membri dell’UE, i cittadini sono più consapevoli della presenza e dei rischi correlati agli additivi (coloranti, conservanti o aromi). Le percentuali più elevate emergono in Svezia (96%), Danimarca (85%) e Lettonia (82%).
I residui di pesticidi sono più frequentemente citati in altri sei Paesi, con la percentuale più elevata in Grecia (89%), Francia (81%) – ove l’attenzione delle autorità nazionali è alta – e Slovenia (81%).
I residui di antibiotici, ormoni o steroidi nella carne sono l’argomento di sicurezza alimentare più noto in Slovacchia (79%), Croazia (64%) e Italia (61%). Nel Belpaese il tema delle zoonosi in aumento nell’Ue nel 2023 ha lo stesso peso.
Le microplastiche negli alimenti sono più segnalate in Finlandia (90%), Lussemburgo (86%) e Germania (74%). Tra i tedeschi il benessere animale ha la stessa incidenza (74%).
In Bulgaria (64%) e in Repubblica Ceca (60%) il tema più segnalato riguarda le zoonosi. In Romania, l’intossicazione alimentare da alimenti o bevande contaminati da batteri, virus e parassiti è la risposta più frequentemente segnalata (63%).
Consapevoli e preoccupati
Ai cittadini europei è stato chiesto di specificare gli argomenti di sicurezza alimentare più preoccupanti tra quelli indicati come conosciuti. Rispetto al 2022, si sono registrate poche variazioni nel livello di preoccupazione per i diversi argomenti alimentari. Un’eccezione è la preoccupazione per le microplastiche presenti negli alimenti, che è aumentata di 4 punti percentuali.
Le prime tre fonti di preoccupazione sono:
- residui di pesticidi negli alimenti (39%). È il tema più segnalato in dieci Paesi, con le percentuali più elevate in Grecia (62%), Portogallo (57%) e Francia (52%);
- residui di antibiotici, ormoni o steroidi nella carne (36%). La risposta più frequentemente scelta in altri sei Paesi, con picco in Svezia (54%), Slovacchia (48%) e Austria (44%);
- additivi alimentari come coloranti, conservanti nonché aromi utilizzati in alimenti o bevande (35%). Fonte di molta preoccupazione in Lituania (58%), Estonia (48%) e Ungheria (46%).
Seguono le microplastiche presenti negli alimenti (33%) e le intossicazioni alimentari derivanti da alimenti o bevande contaminati da batteri, virus e parassiti (32%), le malattie riscontrate negli animali, ad esempio quelle che colpiscono il bestiame o l’uomo (30%).
Circa un quarto dei cittadini dell’UE segnala la presenza di inquinanti ambientali in pesce, carne o latticini (28%), la presenza di batteri resistenti agli antibiotici negli alimenti (26%), gli ingredienti geneticamente modificati in alimenti o bevande (25%) e il benessere degli animali da allevamento, ad esempio durante il trasporto (24%).
Altri argomenti meno segnalati sono tracce di materiali che entrano in contatto con gli alimenti, ad esempio plastica o alluminio negli imballaggi (18%), micotossine nelle colture alimentari e foraggere (13%), malattie delle piante che colpiscono le colture (11%), uso di nuove biotecnologie, in primis l’editing del genoma (9%) e le nanotecnologie applicate alla produzione alimentare (6%).
Dieta e salute secondo i cittadini Ue
Mangiare più frutta e verdura è considerato il comportamento più importante per una dieta sana per circa cinque persone su dieci (53%), soprattutto in Slovacchia (62%), Spagna (61%) e Grecia (59%). Tuttavia, l’indicazione di questa risposta è diminuita di -8%, in confronto all’indagine del 2022. Si è però accresciuta l’indicazione della necessità di ridurre il consumo di alimenti ultra-processati, scelta dal 39% degli intervistati, con un notevole aumento di +7%, molto marcato in Danimarca (56% dei cittadini interpellati), dove l’effetto Bliss sembra smascherato dai consumatori.
Le altre opzioni scelte come più importanti per una dieta salutare sono mangiare/bere:
- meno zuccheri (41%), più frequentemente in sei Paesi, con le percentuali più elevate in Svezia (72%), Paesi Bassi (59%) ed Estonia (54%).
- meno grassi (40%), soprattutto in Portogallo (57%) e Francia (57%);
- cibo prodotto localmente (35%), risposta più frequente in Slovenia (64%);
- meno sale (34%);
- più pesce (24%);
- prodotti biologici (23%);
- più legumi, legumi secchi e frutta secca (22%), con un picco a Cipro (48%);
- più fibre (21%) tra i fattori più importanti per una dieta sana.
Quote inferiori dei più cittadini europei intervistati considerano salutare assumere:
- meno carne e latticini, e cibi con meno calorie (entrambi al 18%);
- la maggior parte degli alimenti di origine vegetale (15%);
- più proteine (11%);
- meno proteine (5%).
L’analisi socio-demografica mostra, tra l’altro, dati poco sorprendenti. Le fasce d’età più anziane (over-55) indicano l’importanza di ridurre il consumo di sale e cibi ultra-processati, oltre ad aumentare il consumo di pesce. I più giovani (15-24 anni) scelgono di mangiare più proteine. I giovani adulti (25-39) puntano ai prodotti biologici e alla riduzione di carne e latticini.
Il rapporto tra dieta salutare e sicurezza alimentare
In merito al rapporto tra l’attenzione a una dieta salutare e alla sicurezza alimentare, il 41% degli intervistati dichiara di dedicare la stessa attenzione a entrambi gli aspetti, un dato in calo di cinque punti rispetto al 2022.
Un terzo dei cittadini (34%) afferma di concentrarsi maggiormente su una dieta equilibrata (+3), mentre il 23% è più preoccupato dai rischi alimentari (+2).
La percezione del legame tra salute umana, salute animale e ambiente si conferma simile a quella del 2022: la maggior parte dei cittadini considera le questioni animali (53%) e quelle ambientali (51%) come fattori con forte impatto sulla salute umana. Tuttavia, nel caso delle questioni ambientali e vegetali, si registra uno spostamento dal giudizio di ‘forte impatto’ a quello di ‘impatto moderato’.
Le fonti di informazione
Quanto alla fiducia nelle fonti di informazione, i cittadini europei continuano a considerare i medici di base e gli specialisti i soggetti più credibili (90%). Seguono gli scienziati che operano nelle università o in enti di ricerca pubblici (84%), le organizzazioni dei consumatori (82%) e gli agricoltori o produttori primari (82%). Anche la fiducia nelle autorità nazionali (70%) e nelle istituzioni europee (69%) mostra un leggero aumento rispetto al 2022, rispettivamente di quattro e tre punti percentuali.
Per quanto riguarda i canali attraverso cui i cittadini si informano sui rischi alimentari, la televisione rimane la fonte più utilizzata (55%), sebbene in calo di sei punti rispetto al 2022. Seguono le conversazioni con familiari, amici e colleghi (42%) e i motori di ricerca online (38%). Cresce invece l’uso dei social network e dei blog, indicati dal 25% degli intervistati, con un aumento di quattro punti.
Fiducia nel sistema e autogestione del rischio
Il motivo principale per cui una parte dei cittadini non cerca informazioni specifiche sulla sicurezza alimentare è la convinzione che i prodotti in commercio siano già sicuri: lo dichiara il 41% degli intervistati, con le percentuali più elevate in Svezia (61%), Portogallo e Finlandia (entrambi al 56%), mentre le più basse si registrano in Grecia (28%), Lettonia (29%), Francia e Romania (entrambi al 31%).
Un altro 30% di cittadini Ue intervistati ritiene invece di possedere conoscenze sufficienti per prevenire o limitare i rischi. Lo affermano quasi la metà dei cittadini in Croazia (49%) e in Slovenia (46%). All’estremo opposto, meno di tre su dieci condividono questa affermazione in Portogallo (23%), Spagna (25%) e Francia, Italia e Repubblica Ceca (tutte al 27%).
Spicca però il pronunciamento della maggior parte dei cittadini in Grecia: più di quattro su dieci (43%) affermano di trovare le informazioni sulla sicurezza alimentare spesso altamente tecniche e complesse, quindi inaccessibili.
Aumenta la conoscenza dei meccanismi Ue
Otto cittadini dell’UE su dieci (79%) concordano sul fatto che esistano normative per garantire la sicurezza degli alimenti, in aumento di sei punti rispetto alla precedente rilevazione.
Allo stesso modo, il 76% riconosce che l’Unione si affidi agli scienziati per ricevere consulenze specialistiche (+6), il 68% è consapevole dell’esistenza di un’istituzione separata che fornisce pareri scientifici (+7) e il 71% è convinto che le autorità europee e nazionali collaborino tra loro (+6).
Marta Strinati
Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)
Riferimenti
- EFSA. Special Eurobarometer 103.3. Food safety in the EU. 2025
Professional journalist since January 1995, he has worked for newspapers (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) and periodicals (NumeroUno, Il Salvagente). She is the author of journalistic surveys on food, she has published the book "Reading labels to know what we eat".








