Kefir, un alimento funzionale?

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Il kefir, una bevanda lattiero-casearia fermentata tradizionale, ha suscitato notevole interesse scientifico come alimento funzionale con potenziali proprietà terapeutiche. Questa revisione narrativa sintetizza le evidenze che provengono da una selezione mirata di studi clinici condotti sull’uomo per valutare la composizione nutrizionale, i metodi di produzione e i benefici per la salute del kefir.

Sebbene esistano numerosi studi sul kefir nella letteratura scientifica, questa revisione presenta un’analisi focalizzata su specifiche pubblicazioni ad alto impatto e recenti revisioni sistematiche, piuttosto che tentare una copertura completa di tutte le evidenze disponibili.

La bevanda fermentata, caratterizzata da un complesso consorzio microbico di batteri e lieviti, rappresenta un intervento dietetico promettente per varie condizioni di salute che colpiscono le popolazioni moderne.

Metodologia

Questa revisione narrativa ha impiegato un approccio selettivo alla sintesi della letteratura. Il processo di revisione ha incluso:

  • incorporazione di riferimenti specificamente forniti per l’inclusione;
  • ricerche mirate su banche dati online focalizzate su riviste ad alto impatto (con priorità su Scopus CiteScore ≥ 8, ove disponibile);
  • enfasi su trial clinici controllati e randomizzati (RCT), nonché revisioni sistematiche, pubblicati in inglese;
  • inclusione di studi che stabiliscono la conoscenza fondamentale sul kefir.

La selezione della letteratura è stata guidata dalla rilevanza per gli esiti clinici nelle popolazioni umane, con studi animali citati solo per fornire contesto meccanicistico.

Questo approccio, sebbene non esaustivo, mira a fornire una narrativa coerente del potenziale terapeutico del kefir basata su evidenze selezionate di alta qualità.

Storia e tradizioni locali del kefir

Il kefir ha origine dalle montagne del Caucaso, ove è stato consumato per secoli come bevanda tradizionale con riconosciute proprietà salutari. La parola ‘kefir’, di origine nord-caucasica, si è poi diffusa a livello internazionale (Farag et al., 2020). Le evidenze archeologiche suggeriscono che prodotti lattiero-caseari fermentati simili al kefir sono presenti nelle diete umane da millenni, con recenti ritrovamenti in siti dell’Età del Bronzo risalenti a 3.600 anni fa. I metodi di produzione tradizionali comprendevano la conservazione e trasmissione accurata dei grani di kefir attraverso le generazioni, laddove questi consorzi microbici erano considerati preziosi beni culturali nelle loro regioni di origine.

Nelle culture dell’Europa orientale e dell’Asia centrale, il consumo di kefir si estende oltre la mera nutrizione, fa parte di rituali dietetici quotidiani. La bevanda è tradizionalmente consumata in vari momenti della giornata, spesso accompagnata da dolci regionali e incorporata in zuppe fredde. Le tradizioni locali enfatizzano l’importanza di mantenere i grani di kefir vitali attraverso l’alimentazione regolare con latte fresco, creando un sistema sostenibile di fermentazione continua che è stato portato avanti nel corso dei secoli. Queste pratiche tradizionali hanno stabilito conoscenze fondamentali che continuano a informare la comprensione scientifica moderna della produzione e delle proprietà del kefir.

Metodi di produzione

Produzione artigianale

La produzione artigianale tradizionale del kefir impiega una metodologia semplice ma precisa. I grani di kefir, che assomigliano a piccoli cavolfiori e variano dal bianco al giallo crema, vengono inoculati nel latte pastorizzato in rapporti tipicamente tra 1-10% (p/v). La fermentazione procede a temperatura ambiente (20-25°C) per 18-24 ore, durante le quali la complessa cultura simbiotica di batteri e lieviti trasforma il substrato latteo (Bourrie et al., 2016). Il rapporto grano-latte influenza significativamente le caratteristiche del prodotto finale, con rapporti più bassi (1%) che producono una bevanda viscosa e leggermente acida, mentre rapporti più alti (10%) producono un prodotto più acido ed effervescente con viscosità inferiore (Garrote et al., 1998).

Il processo artigianale richiede un’attenta manipolazione dei grani di kefir, che aumentano la loro biomassa di circa il 5-7% durante ogni ciclo di fermentazione. Dopo la fermentazione, i grani vengono separati attraverso setacciatura e possono venire immediatamente riutilizzati o conservati in latte fresco sotto refrigerazione per 1-7 giorni. Questo metodo di produzione sostenibile consente la produzione continua di kefir mantenendo la vitalità e diversità del consorzio microbico. L’agitazione durante la fermentazione influenza la composizione microbica, favorendo i lattococchi omofermentativi e lo sviluppo dei lieviti, mentre temperature superiori a 30°C stimolano la crescita di batteri lattici termofili a spese delle specie mesofile e dei lieviti (Rattray & O’Connell, 2011).

Produzione industriale

La produzione industriale del kefir affronta le sfide di scalabilità attraverso vari adattamenti metodologici. Il ‘metodo russo’ consente una produzione su scala più ampia attraverso la fermentazione seriale, utilizzando il percolato dalla fermentazione iniziale dei grani come coltura madre per lotti successivi. I processi industriali coinvolgono tipicamente la standardizzazione del latte all’8% di materia secca, trattamento termico a 90-95°C per 5-10 minuti, raffreddamento a 18-24°C e inoculazione con il 2-8% di colture di kefir. La durata della fermentazione rimane simile ai metodi artigianali (18-24 ore), seguita da separazione meccanica e confezionamento (Koroleva, 1988).

Gli approcci industriali moderni utilizzano sempre più colture starter liofilizzate per garantire consistenza e riproducibilità del prodotto. Questi metodi eliminano la necessità di mantenere i grani e offrono un maggiore controllo sui parametri di fermentazione. I produttori industriali spesso escludono alcuni microrganismi, particolarmente i lieviti responsabili della produzione di etanolo, per soddisfare i requisiti normativi e le preferenze dei consumatori. Questo approccio selettivo, pur garantendo la standardizzazione del prodotto, può peraltro compromettere alcune delle proprietà benefiche associate alla fermentazione tradizionale con grani interi. Le innovazioni recenti nella produzione industriale si concentrano perciò sul mantenimento della diversità microbica, raggiungendo la consistenza richiesta per la distribuzione commerciale.

Proprietà nutrizionali

Macronutrienti e micronutrienti

Il profilo nutrizionale del kefir riflette sia il suo substrato latteo che gli effetti trasformativi della fermentazione. Il kefir tipico contiene circa il 90% di umidità, il 3% di proteine, lo 0,7% di ceneri, lo 0,2% di lipidi e livelli variabili di carboidrati residui, con la composizione esatta che dipende dal tipo di latte, dalle condizioni di fermentazione e dalle caratteristiche dei grani (Otles & Cagindi, 2003). Il processo di fermentazione migliora la digeribilità delle proteine attraverso l’attività proteolitica, generando peptidi bioattivi con potenziali benefici per la salute. Questi peptidi, che risultano dall’azione enzimatica microbica sulle proteine del latte, possono contribuire agli effetti antipertensivi e immunomodulatori riportati del kefir.

La bevanda fornisce quantità significative di vitamine del complesso B, con la fermentazione che può aumentare la biodisponibilità di alcuni micronutrienti. Minerali come calcio, fosforo e magnesio rimangono largamente conservati dal substrato latteo, mentre la fermentazione può migliorare il loro assorbimento attraverso la produzione di acidi organici che migliorano la solubilità dei minerali. Il metabolismo microbico durante la fermentazione genera anche vari composti bioattivi, inclusi esopolisaccaridi come il kefiran, acidi organici (principalmente acido lattico e acetico) e piccole quantità di etanolo e anidride carbonica, contribuendo alle distintive proprietà nutrizionali e sensoriali del kefir.

Contenuto di lattosio e sua evoluzione durante la fermentazione

Una trasformazione nutrizionale critica, durante la fermentazione del kefir, coinvolge il metabolismo del lattosio. Il consorzio microbico include lieviti che fermentano il lattosio, come Kluyveromyces marxianus, e vari batteri lattici con attività di β-galattosidasi che riduce il contenuto di lattosio di circa il 20-30% rispetto al substrato latteo iniziale (Rattray & O’Connell, 2011).

Questa degradazione enzimatica converte il lattosio in glucosio e galattosio, i quali vengono successivamente metabolizzati in acido lattico e altri prodotti di fermentazione.

Il ridotto contenuto di lattosio, combinato con la presenza di enzimi β-galattosidasi attivi e il rallentamento dello svuotamento gastrico caratteristico dei prodotti fermentati, contribuisce a una digeribilità migliorata (Hertzler and Clancy, 2003). Ciò rende il kefir un’opzione lattiero-casearia praticabile per individui che tipicamente sperimentano sintomi avversi dai prodotti lattei convenzionali.

Benefici per la salute, i risultati degli studi clinici

Influenza sul microbiota intestinale

Le investigazioni cliniche hanno rivelato l’impatto significativo del kefir sulla composizione del microbiota intestinale. Bellikci-Koyu et al. (2019) hanno condotto uno studio controllato randomizzato a gruppi paralleli in pazienti con sindrome metabolica, dimostrando che il consumo di kefir per 12 settimane (180 mL/die) ha indotto notevoli cambiamenti nelle popolazioni microbiche. L’intervento ha aumentato l’abbondanza relativa degli Actinobacteria, riducendo gli Enterobacteriaceae potenzialmente patogeni. Questi cambiamenti tassonomici sono stati accompagnati da una maggiore produzione di acidi grassi a catena corta, il butirrato in particolare, che serve come fonte energetica primaria per i colonociti e supporta la funzione di barriera intestinale.

Recenti analisi metagenomiche hanno fornito intuizioni più approfondite sugli effetti modulatori del kefir sul microbiota. La bevanda fermentata sembra migliorare la diversità microbica, un marcatore di salute intestinale, attraverso l’introduzione di microrganismi vitali capaci di sopravvivere al transito gastrico. Numerosi studi hanno evidenziato che il consumo regolare di kefir può promuovere l’arricchimento della microflora intestinale con generi batterici benefici, quali Lactobacillus e Bifidobacterium. Questi microrganismi esercitano un effetto competitivo nei confronti di ceppi potenzialmente patogeni, attraverso diversi meccanismi, tra cui la produzione di batteriocine, la riduzione del pH intestinale e la competizione per i nutrienti disponibili. Questi cambiamenti microbici possono contribuire agli effetti più ampi del kefir sulla salute attraverso la modulazione dell’asse intestino-cervello e delle risposte infiammatorie sistemiche.

Supporto per l’equilibrio nutrizionale

Le evidenze cliniche suggeriscono che il consumo di kefir può supportare l’omeostasi metabolica attraverso meccanismi multipli. Una revisione sistematica e meta-analisi di Ostadrahimi et al. (2021) ha valutato gli effetti del kefir sul controllo glicemico, rivelando miglioramenti significativi nei livelli di insulina a digiuno e negli indici HOMA-IR. L’impatto della bevanda fermentata sul metabolismo del glucosio appare mediato attraverso diverse vie, inclusa la modulazione del microbiota intestinale, la produzione di acidi grassi a catena corta e potenziali effetti sulla secrezione di ormoni incretinici.

L’influenza del kefir sul metabolismo lipidico rimane un’area di investigazione attiva. Mentre alcuni studi riportano miglioramenti nei profili lipidici, incluse concentrazioni aumentate di apolipoproteina A1 e colesterolo LDL ridotto in popolazioni specifiche, i risultati sono stati inconsistenti. St-Onge et al. (2002) non hanno trovato cambiamenti significativi nei parametri di colesterolo sierico in uomini leggermente ipercolesterolemici che consumavano kefir per quattro settimane, sebbene la produzione fecale di acidi grassi a catena corta sia aumentata. Questi esiti variabili possono riflettere differenze nelle popolazioni di studio, preparazioni di kefir e stato metabolico basale, evidenziando la necessità di approcci personalizzati agli interventi probiotici.

Effetti sulla permeabilità intestinale

Le evidenze emergenti indicano il potenziale del kefir di modulare la funzione di barriera intestinale, un fattore critico nel prevenire l’endotossiemia metabolica e l’infiammazione sistemica. Peptidi, composti bioattivi e metaboliti microbici presenti nel kefir possono influenzare le proteine delle giunzioni strette, regolando così la permeabilità intestinale (Rosa et al., 2021). La produzione di acidi grassi a catena corta, in particolarme butirrato, supporta il metabolismo energetico delle cellule epiteliali e mantiene l’integrità strutturale della barriera intestinale.

Studi in vitro utilizzando modelli di cellule epiteliali intestinali hanno dimostrato che i componenti del kefir possono migliorare la resistenza elettrica transepiteliale, un marcatore della funzione di barriera. Le preparazioni di kefir d’acqua hanno mostrato effetti simili, con prodotti sia pastorizzati che non pastorizzati che migliorano l’integrità della barriera attraverso meccanismi coinvolgenti la modulazione del fattore nucleare-κB e la regolazione delle citochine. Questi risultati suggeriscono che gli effetti benefici del kefir si estendono oltre i probiotici vitali per includere composti postbiotici generati durante la fermentazione, supportando potenziali applicazioni terapeutiche in condizioni caratterizzate da aumentata permeabilità intestinale.

Regolazione della risposta immunitaria

Studi clinici e meccanicistici hanno chiarito le proprietà immunomodulatorie del kefir. La bevanda fermentata sembra spostare le risposte immunitarie dai profili pro-infiammatori Th1 verso risposte anti-infiammatorie Th2, mentre aumenta la produzione di IgA secretorie. Bellikci-Koyu et al. (2019) hanno riportato riduzioni significative nei marcatori infiammatori TNF-α e IFN-γ seguendo il consumo di kefir per 12 settimane in pazienti con sindrome metabolica, suggerendo potenziali benefici nelle condizioni infiammatorie croniche.

Gli effetti immunitari del kefir possono essere mediati attraverso meccanismi multipli, inclusa l’interazione diretta di componenti microbici con cellule immunitarie intestinali, produzione di metaboliti immunomodulatori ed effetti indiretti via modulazione del microbiota intestinale. Specifici ceppi di batteri lattici isolati dal kefir hanno dimostrato la capacità di indurre la differenziazione delle cellule T regolatorie e la produzione di IL-10, potenzialmente contribuendo alla tolleranza immunitaria e agli effetti anti-infiammatori. Queste proprietà posizionano il kefir come potenziale intervento dietetico per disturbi immuno-correlati, sebbene siano necessari ulteriori trial clinici per stabilire protocolli terapeutici.

Principali esiti clinici e meccanismi

Revisioni sistematiche di trial controllati randomizzati hanno identificato diverse aree dove il kefir dimostra efficacia clinica. Kairey et al. (2023) hanno sintetizzato evidenze da 16 studi, evidenziando il potenziale del kefir come terapia complementare nel ridurre lo Streptococcus mutans orale e supportare l’eradicazione dell’Helicobacter pylori. La bevanda fermentata può anche aiutare nella gestione della dislipidemia e ipertensione degli adulti, sebbene la qualità delle evidenze vari tra gli esiti. Un trial clinico notevole che esamina gli effetti del kefir sulla permeabilità intestinale in calciatrici femmine ha dimostrato miglioramenti nella funzione di barriera intestinale e marcatori di prestazione atletica (Öneş et al., 2025).

I meccanismi alla base dei benefici per la salute associati al consumo di kefir risultano essere complessi e multifattoriali, includendo effetti diretti esercitati dai microrganismi vivi, l’azione di peptidi bioattivi generati durante la fermentazione, nonché la modulazione di vari aspetti della fisiologia dell’ospite, tra cui la risposta immunitaria e l’equilibrio del microbiota intestinale.

Composti antimicrobici prodotti durante la fermentazione, inclusi acidi organici, batteriocine e perossido di idrogeno, contribuiscono all’inibizione dei patogeni. Simultaneamente, esopolisaccaridi come il kefiran possono esercitare effetti prebiotici, promuovendo selettivamente la crescita di batteri benefici. L’azione sinergica di questi componenti, piuttosto che singoli fattori isolati, probabilmente spiega il potenziale terapeutico del kefir, supportando il concetto della bevanda fermentata come alimento funzionale complesso piuttosto che un semplice veicolo di consegna probiotica.

Raccomandazioni per i consumatori

Per benefici ottimali per la salute, i consumatori dovrebbero prioritizzare prodotti contenenti ‘colture vive attive‘, con varietà naturali preferite rispetto a quelle aromatizzate per minimizzare l’assunzione di zuccheri aggiunti (EFSA, 2022). Il consumo giornaliero di 150-200 mL appare sufficiente per conferire benefici per la salute basati sui protocolli dei trial clinici, sebbene le risposte individuali possano variare.

Considerazioni sulla tolleranza al lattosio

Gli individui intolleranti al lattosio possono generalmente tollerare bene il kefir, emerge da evidenze cliniche sostanziali. Lo studio fondamentale di Hertzler e Clancy (2003) ha dimostrato che il consumo di kefir in adulti con maldigestione del lattosio clinicamente diagnosticata ha risultato in escrezione di idrogeno nell’alito significativamente ridotta rispetto al latte (87±37 ppm·h versus 224±39 ppm·h, p<0,001), indicando una digestione migliorata del lattosio. I partecipanti hanno riportato che sia il kefir naturale che quello aromatizzato riducevano la severità della flatulenza del 54-71% rispetto al consumo di latte, con sintomi trascurabili di dolore addominale o diarrea in tutti i trattamenti.

I meccanismi sottostanti la tollerabilità migliorata del kefir tra le popolazioni intolleranti al lattosio sono multifattoriali. Oltre alla riduzione del 20-30% nel contenuto di lattosio durante la fermentazione, i batteri vitali produttori di β-galattosidasi nel kefir continuano ad aiutare la digestione del lattosio all’interno del tratto intestinale. Come notato da Hertzler, ‘alcune delle cellule batteriche sacrificano le loro vite nel tratto intestinale, rilasciano i loro enzimi e digeriscono il lattosio‘, fornendo attività enzimatica aggiuntiva oltre a quella presente nella bevanda stessa. Inoltre, il diverso consorzio microbico del kefir, inclusi Kluyveromyces marxianus e vari lattobacilli, può colonizzare temporaneamente gli intestini, offrendo benefici prolungati per la digestione del lattosio rispetto allo yogurt convenzionale. Il rallentamento dello svuotamento gastrico caratteristico dei prodotti fermentati contribuisce anche a una tolleranza migliorata permettendo più tempo per la degradazione enzimatica del lattosio.

Considerazioni sulla selezione del prodotto e etichettatura

Identificare prodotti con genuine ‘colture vive attive’ presenta sfide, particolarmente all’interno del quadro normativo europeo. A differenza di regioni come gli Stati Uniti, dove i produttori possono liberamente usare termini come ‘contiene colture vive e attive’ (richiedendo minimo 10⁸ CFU/g alla produzione), l’Unione Europea mantiene restrizioni rigorose sulla terminologia relativa ai probiotici. Il Mediatore europeo ha recentemente confermato la posizione della Commissione europea — ancora priva di effetto legale vincolante (Dongo, 2025) — che il mero uso del termine ‘probiotico’ costituisce un’indicazione sulla salute che richiede autorizzazione preventiva sotto il Regolamento (CE) n. 1924/2006.

L’unica indicazione sulla salute autorizzata nell’UE relativa alle colture vive si applica specificamente allo yogurt, affermando che ‘le colture vive nello yogurt migliorano la digestione del lattosio del prodotto in individui che hanno difficoltà a digerire il lattosio‘, applicabile solo quando i prodotti contengono minimo 10⁸ CFU/g di Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus e Streptococcus thermophilus. Conseguentemente, i prodotti di kefir europei tipicamente non possono mostrare terminologia ‘probiotica’ o simile, elencando invece ceppi batterici specifici nella lista degli ingredienti usando nomenclatura latina.

Confusione nel consumatore

Questo panorama normativo crea confusione nel consumatore, poiché prodotti contenenti ceppi probiotici ben ricercati non possono comunicare i loro potenziali benefici, mentre prodotti con sostegno scientifico limitato appaiono identici sugli scaffali.

Tuttavia, diversi Stati membri dell’UE — inclusi Italia, Spagna e Danimarca — hanno proattivamente introdotto linee guida nazionali (Dongo, 2023) che permettono l’uso del termine ‘probiotico’ sulle etichette degli integratori alimentari, purché siano soddisfatti criteri specifici, come un contenuto minimo di 10⁷ a 10⁹ cellule vitali per dose giornaliera.

Questo approccio frammentato, tuttavia, rimane non armonizzato a livello UE ed è generalmente limitato agli integratori alimentari, escludendo alimenti fermentati come il kefir. I consumatori che cercano kefir con colture vitali dovrebbero esaminare le liste degli ingredienti per ceppi batterici specifici, verificare i requisiti di refrigerazione (indicando colture vive) e preferibilmente selezionare prodotti da produttori che forniscono conteggi CFU attraverso canali terzi come siti web o professionisti sanitari.

La produzione domestica usando grani di kefir autentici offre vantaggi in termini di diversità microbica e contenuto di composti bioattivi, sebbene richieda attenzione attenta all’igiene e alle condizioni di fermentazione. I prodotti commerciali, pur essendo potenzialmente meno diversi microbiologicamente, forniscono consistenza e convenienza. Gli individui nuovi al consumo di kefir dovrebbero iniziare con porzioni più piccole (50-100 mL) per permettere adattamento digestivo, potenzialmente minimizzando sintomi gastrointestinali iniziali come gonfiore o gas.

Prospettive per l’innovazione negli alimenti e bevande a base di kefir

Il futuro dell’innovazione del kefir comprende sia applicazioni lattiero-casearie tradizionali che nuove alternative a base vegetale. La ricerca sul kefir d’acqua, utilizzando soluzioni zuccherine con componenti di frutta, ha rivelato comunità microbiche distinte capaci di fermentare substrati non lattiero-caseari mantenendo proprietà probiotiche. Questi sviluppi affrontano la crescente domanda dei consumatori per bevande fermentate senza lattosio e vegan-friendly. Le applicazioni industriali stanno esplorando ingredienti derivati dal kefir, inclusi ceppi isolati, peptidi bioattivi ed esopolisaccaridi, per l’incorporazione in alimenti funzionali oltre le bevande tradizionali.

I progressi tecnologici nell’analisi del microbioma e metabolomica stanno facilitando una comprensione più profonda dell’ecosistema complesso del kefir, consentendo la selezione mirata dei ceppi e l’ottimizzazione della fermentazione. Le innovazioni future possono includere formulazioni di kefir personalizzate basate su profili individuali del microbioma, sistemi di consegna migliorati per composti bioattivi e nuove applicazioni in aree come nutrizione sportiva e salute cognitiva (Dongo, Della Penna, 2025). L’integrazione della saggezza tradizionale della fermentazione con la biotecnologia moderna promette di espandere il potenziale terapeutico del kefir mantenendo il suo status di alimento funzionale naturale e minimamente processato.

Limitazioni

Questa revisione narrativa ha diverse importanti limitazioni che dovrebbero essere riconosciute. Primo, la natura selettiva della ricerca letteraria significa che studi rilevanti possono essere stati trascurati, particolarmente quelli pubblicati in lingue diverse dall’inglese, in riviste a basso impatto o in database regionali non accessibili durante il processo di ricerca. La revisione manca la metodologia sistematica di una vera revisione sistematica, inclusi criteri di inclusione/esclusione pre-specificati, ricerca comprensiva dei database e valutazione formale della qualità degli studi inclusi.

Secondo, l’eterogeneità nelle preparazioni di kefir tra gli studi presenta una sfida significativa per la sintesi. Gli studi hanno utilizzato diversi grani di kefir, condizioni di fermentazione, dosaggi e durate di intervento, rendendo difficili i confronti diretti. La composizione microbica del kefir varia considerevolmente in base a origine geografica, metodi di produzione e substrato usato, tuttavia molti studi forniscono caratterizzazione insufficiente dei loro prodotti di kefir specifici.

Terzo, molti dei trial clinici inclusi avevano campioni di piccole dimensioni e periodi di intervento brevi, limitando la generalizzabilità dei risultati. La revisione ha identificato che 12 di 16 studi nella revisione sistematica di Kairey et al. (2023) avevano alto rischio di bias, indicando preoccupazioni sulla qualità nella letteratura primaria. Inoltre, il bias di pubblicazione può favorire risultati positivi, mentre risultati negativi o nulli rimangono non pubblicati.

Questa revisione non può quindi pretendere di rappresentare l’intero corpo di evidenze sugli effetti del kefir sulla salute. Studi recenti pubblicati dopo il periodo di ricerca, trial clinici in corso e ricerca in aree emergenti come salute mentale, funzione cognitiva e prestazione sportiva possono fornire intuizioni aggiuntive non catturate qui. Il focus sui trial clinici umani esclude anche preziose intuizioni meccanicistiche da studi animali ben progettati che potrebbero informare la comprensione degli effetti biologici del kefir.

Conclusioni provvisorie

Questa revisione narrativa selettiva di studi clinici suggerisce che il kefir possiede potenziale come alimento funzionale con benefici multipli per la salute. Le evidenze esaminate indicano effetti sul microbiota intestinalefunzione di barriera intestinale, regolazione immunitaria e parametri metabolici che supportano la sua inclusione in strategie dietetiche per la promozione della salute.

Tuttavia, la natura selettiva di questa revisione e le limitazioni identificate nella letteratura primaria necessitano cautela nel fare affermazioni definitive. Mentre gli studi esaminati forniscono risultati incoraggianti, particolarmente per la tolleranza al lattosio e certi esiti metabolici, ulteriori trial clinici ben progettati su larga scala sono essenziali per stabilire protocolli terapeutici definitivi e chiarire risultati conflittuali.

L’eterogeneità nelle preparazioni di kefir e metodologie di studio evidenzia la necessità di standardizzazione nella ricerca futura. Nonostante queste limitazioni, la convergenza di conoscenza tradizionale e validazione scientifica moderna, come rappresentata negli studi selezionati, posiziona il kefir come esempio promettente di come gli alimenti fermentati possano contribuire alla salute umana in un’era di crescente prevalenza di malattie croniche.

Future revisioni sistematiche che impiegano metodologia rigorosa saranno cruciali per valutare comprensivamente il potenziale terapeutico del kefir.

Dario Dongo

Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)

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Dario Dongo
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Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.