Nel contesto mediterraneo – in particolare in Sicilia, dove antiche tradizioni agricole si incontrano con paesaggi aspri e luce solare intensa – la permacultura offre un approccio rigenerativo per progettare sistemi sostenibili. Radicata nei principi di equilibrio ecologico e resilienza, trae ispirazione dai modelli della natura per guidare lo sviluppo integrato di produzione alimentare, gestione dell’acqua e strutture comunitarie.
Concettualizzata originariamente negli anni ’70 in Australia da Bill Mollison e David Holmgren, la permacultura si è evoluta oltre il suo focus sull’”agricoltura permanente” per abbracciare una filosofia più ampia di “cultura permanente“, collegando sfere ambientali, sociali ed economiche. In Sicilia, questa evoluzione risuona profondamente, ispirando pratiche adattate localmente che riconnettono le persone alla terra e promuovono la sostenibilità a lungo termine. (1)
Origini ed evoluzione della permacultura
Il termine “permacultura” nacque negli anni ’70 come sintesi ideata da Mollison e Holmgren per descrivere “un sistema integrato ed evolutivo di specie vegetali e animali perenni o auto-perpetuanti, utili all’uomo” (Permacultura, 2022). Inizialmente legato all’”agricoltura permanente“, il concetto si è ampliato significativamente in quasi 50 anni.
Una definizione più attuale, che riflette questa espansione, è: “paesaggi progettati consapevolmente per riprodurre i modelli e le relazioni presenti in natura, capaci di produrre cibo, fibre ed energia in abbondanza per soddisfare i bisogni locali” (Permacultura, 2022).
Questo passaggio da “agricoltura permanente” a “cultura permanente” riflette la natura olistica della permacultura, che riconosce come i sistemi alimentari sostenibili non possano esistere separati da una cultura umana sostenibile. Il documento sottolinea che “le persone, gli edifici e il modo in cui si organizzano sono centrali nella permacultura” (Permacultura, 2022).
Etica e principi fondamentali
La permacultura si basa su tre principi etici che guidano ogni decisione progettuale:
- cura della Terra – garantire la continuità dei sistemi viventi;
- cura delle persone – fornire accesso alle risorse necessarie per l’esistenza umana;
- condivisione equa (o “limitare il consumo e ridistribuire il surplus“) – riconoscere i limiti della crescita e assicurare una distribuzione equa.
Questi principi si concretizzano in dodici linee guida pratiche:
1. Osserva e interagisci – prendersi il tempo necessario per confrontarsi con la natura e progettare soluzioni adatte alla situazione specifica. Come afferma poeticamente il documento, “la bellezza è negli occhi di chi guarda” (Permacultura, 2022).
2. Raccogli e conserva energia – sviluppare sistemi che raccolgano le risorse quando sono abbondanti per utilizzarle nei momenti di bisogno. La saggezza tradizionale che si coglie in “make hay while the sun shines” (prepara il fieno finché c’è il sole) racchiude perfettamente questo principio;
3. Assicurati un raccolto – accertarsi di ottenere ricompense veramente utili come parte del lavoro che si sta svolgendo. Il documento ci ricorda che “non si può lavorare a stomaco vuoto” (Permacultura, 2022);
4. Applica l’autoregolazione e accetta il feedback, scoraggiando le attività inappropriate per garantire che i sistemi continuino a funzionare bene. Il documento fa riferimento alla saggezza biblica secondo cui “i peccati dei padri si ripercuotono sui figli fino alla settima generazione” per sottolineare come le azioni attuali abbiano un impatto sulle condizioni future;
5. Usa e valorizza risorse e servizi rinnovabili – utilizzare al meglio l’abbondanza della natura per ridurre il consumo e la dipendenza dalle risorse non rinnovabili. Il principio è racchiuso nell’espressione “lascia che la natura faccia il suo corso”;
6. Non produrre rifiuti – valorizzare e utilizzare tutte le risorse disponibili, assicurandosi che nulla vada sprecato. La saggezza popolare “un punto in tempo ne risparmia 100” sottolinea l’azione preventiva;
7. Progetta dal modello al dettaglio: osservare i modelli in natura e nella società e usarli per informare la progettazione, per poi completare i dettagli man mano che il sistema si sviluppa. L’espressione “Gli alberi non sono la foresta” ci ricorda che i singoli elementi devono essere compresi in relazione all’insieme;
8. Integra invece di separare: mettere le cose giuste al posto giusto in modo che si sviluppino relazioni tra gli elementi e che questi lavorino insieme per sostenersi a vicenda. L’espressione “Molte mani rendono il lavoro leggero” sottolinea il potere della cooperazione;
9. Piccolo e lento è più bello. I sistemi piccoli e lenti sono più facili da mantenere, fanno un uso migliore delle risorse locali e producono risultati più sostenibili. “Più sono grossi più rumore fanno cadendo” mette in guardia da sistemi sovradimensionati e insostenibili;
10. Usa e valorizza la diversità. La diversità riduce la vulnerabilità e sfrutta la natura unica dell’ambiente in cui risiede. L’espressione “non mettere tutte le uova nello stesso paniere” coglie l’aspetto di riduzione del rischio della diversità;
11. Usa e valorizza il margine. L’interfaccia tra le cose è il luogo in cui si verificano gli eventi più interessanti; questi sono spesso gli elementi più preziosi, diversi e produttivi del sistema. “Smetti di pensare di essere sulla strada giusta solo perché è la più frequentata” incoraggia il pensiero innovativo al di là degli approcci convenzionali;
12. Reagisci al cambiamento e usalo in modo creativo. Possiamo avere un impatto positivo sul cambiamento inevitabile osservando attentamente e intervenendo al momento giusto. Il documento ci incoraggia a “bisogna imparare a vedere le cose non solo come sono, ma anche come saranno” (Permacultura, 2022).
Pianificazione a zone: un quadro efficiente per la progettazione in permacultura
La permacultura impiega un sistema di zone per una pianificazione efficiente dell’uso del territorio. Come spiega il documento, “la pianificazione a zone significa disporre gli elementi di un sistema in base alla frequenza d’uso e di manutenzione” (Permacultura, 2022). Questo approccio organizza il paesaggio in aree concentriche, con le aree più frequentemente visitate più vicine al centro di attività:
Zona 00. Aggiunta unica in Italia alla teoria della permacultura, la Zona 00 rappresenta il sé – l’operatore individuale. “La Zona 00 siamo noi stessi, e questo ci ricorda quanto sia importante partire da se stessi per qualsiasi cambiamento” (Permacultura, 2022). Questo enfatizza lo sviluppo personale come fondamento di tutta la progettazione sostenibile;
Zona 0. La casa o l’edificio principale – il centro delle attività. Quando si progetta una casa, la Zona 0 aiuta a identificare le aree ad alto traffico all’interno dell’edificio per ottimizzare il comfort e l’efficienza;
Zona 1. L’area più vicina alla casa, gestita in modo intensivo e visitata quotidianamente. Ideale per orti di erbe aromatiche, verdure da insalata, piccoli animali come i conigli, attrezzi di uso frequente, raccolta dell’acqua piovana e sistemi di compostaggio. ‘Più il vostro orto è scomodo da raggiungere, più sarà trascurato” (Permacultura, 2022);
Zona 2. Ancora visitata frequentemente, ma gestita in modo meno intensivo rispetto alla Zona 1. Adatta a orti più grandi, piante perenni come asparagi e carciofi, alberi da frutto che richiedono potature o trattamenti regolari e sistemi di compostaggio se non si vuole che siano troppo vicini alla casa;
Zona 3. La zona agricola, che richiede visite meno frequenti. È adatta alle colture da campo, agli alberi da frutto più grandi e agli animali da pascolo. Questa zona potrebbe essere visitata settimanalmente piuttosto che quotidianamente;
Zona 4. Un’area semiselvatica, visitata di rado. Utilizzata per la raccolta di alimenti selvatici, la raccolta di legname e l’osservazione passiva dei sistemi naturali. È un’area di transizione tra i sistemi gestiti e la natura selvaggia;
Zona 5. Area selvaggia senza intervento umano, se non per l’osservazione e la meditazione. Lasciare una Zona 5 ci permette di osservare e scoprire le dinamiche naturali, che saranno utili nella gestione delle altre zone” (Permacultura, 2022). Questa zona funge da punto di riferimento per i processi naturali e da serbatoio di biodiversità.
Il documento sottolinea l’importanza di considerare le relazioni tra le zone: “nell’identificare queste zone, prestate particolare attenzione alle relazioni tra l’una e l’altra. Quando facciamo i nostri spostamenti quotidiani, potremmo ottimizzare i movimenti con una buona progettazione” (Permacultura, 2022).
Applicazioni pratiche e tecniche
La gallina permacultrice: uno studio sulla multifunzionalità
Uno degli esempi più esplicativi del documento contrappone l’allevamento industriale di galline all’approccio della permacultura, evidenziando la differenza tra il pensiero industriale riduttivo e la progettazione olistica in permacultura.
La gallina d’allevamento in batteria vive in un sistema ad alta intensità energetica focalizzato esclusivamente sulla produzione di uova. Come descritto nel documento, questo sistema richiede “cereali coltivati in modo intensivo con grande uso di trattori (e altri macchinari agricoli), fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi chimici” (Permacultura, 2022). Inoltre, i mangimi contengono spesso integratori proteici a base di farina di pesce o soia, “spesso importati da Paesi poveri, dove la popolazione locale soffre di carenze proteiche” (Permacultura, 2022). Il documento rileva che la soia è spesso coltivata su terreni deforestati ed è prevalentemente OGM.
Questo approccio industriale richiede ingenti risorse idriche, illuminazione continua, ventilazione forzata e attrezzature meccanizzate, consumando grandi quantità di energia da combustibili fossili e producendo un notevole inquinamento. Il documento sottolinea che “l’unica cosa che viene considerata è la produzione di uova” (Permacultura, 2022).
In netto contrasto, la “gallina di permacultura” svolge molteplici funzioni all’interno di un sistema integrato:
- trasforma gli scarti in uova
- livella le foglie e il secco
- ci aiuta a fare compost
- fertilizza 5 mq in un mese
- lavora circa un mq di terreno a settimana
- interrompe in un’ora il ciclo vitale dei parassiti
- disinfesta 10 mq a settimana
- produce concime e di conseguenza metano
- produce piume
- dà vita ai pulcini
- produce uova
- a fine vita darà compost e carne.
Questo esempio illustra perfettamente uno dei principi fondamentali della permacultura: ogni elemento di un sistema deve svolgere più funzioni e ogni funzione deve essere supportata da più elementi. L’approccio della permacultura trasforma la gallina da unità di produzione con scopo singolo a parte integrante di un sistema diversificato e interconnesso.
L’orto a lasagne: costruire il terreno attraverso la stratificazione
La tecnica del “giardino a lasagne” dimostra l’approccio della permacultura alla costruzione della fertilità del suolo attraverso la stratificazione di materiali organici, creando un letto rialzato che non richiede scavi:
“Il sistema dell’orto a lasagne viene creato sovrapponendo materiali organici a strati. La decomposizione dei materiali stratificati formerà un terreno fertile, che si manterrà nel tempo senza richiedere lavorazioni successive. Un sistema con un’eccellente capacità di trattenere l’umidità grazie agli strati e alla pacciamatura finale” (Permacultura, 2022).
Il documento delinea un processo di stratificazione specifico:
- rami (strato inferiore opzionale) per il drenaggio e l’aerazione;
- base di cartone per sopprimere la vegetazione esistente;
- strato sottile di terra per inoculare il sistema con microrganismi del suolo;
- strato di letame maturo per l’azoto;
- strato organico “marrone” (materiali ricchi di carbonio come foglie, paglia o carta sminuzzata);
- strato organico “verde” (materiali ricchi di azoto come scarti di cucina o potature di piante fresche);
- un altro strato organico “marrone”;
- terra e compost in cima;
- pacciamatura di paglia come copertura finale.
Le pratiche chiave per il “giardino a lasagne” includono:
- bagnare ogni strato durante la costruzione per avviare il processo di decomposizione;
- non calpestare mai il letto per mantenere la struttura del suolo e l’aerazione;
- aspettare diverse settimane prima di piantare per consentire la decomposizione iniziale e la stabilizzazione della temperatura;
- aggiungere ogni anno nuovi strati per mantenere la fertilità.
Questo metodo offre notevoli vantaggi: “il lasagna garden deve essere preparato almeno tre settimane prima della semina o del trapianto, in modo che l’eccessiva fermentazione non danneggi i semi o le piantine. Più si aspetta, più la temperatura del cumulo sarà stabile” (Permacultura, 2022).
Orto sinergico: cooperare con la natura
L’approccio dell’“orto sinergico”, sviluppato da Emilia Hazelip sulla base dei principi della permacultura, si concentra sulla coltivazione della fertilità del suolo attraverso le relazioni tra le piante piuttosto che con apporti esterni. Il documento lo descrive come “un approccio olistico alla terra e all’atto della coltivazione, per riscoprirci parte attiva e consapevole dell’ecosistema che abitiamo” (Permacultura, 2022).
Le caratteristiche principali dell’orto sinergico comprendono:
- letti rialzati (bancali). “Lunghe lingue di terra sollevate, che non calpesteremo mai” (Permacultura, n.d.), che spesso seguono forme curve. A queste aiuole si accede attraverso percorsi appositi per evitare la compattazione del suolo;
- pacciamatura pesante: utilizzo di paglia e altri materiali organici per proteggere il terreno da temperature estreme, prevenire l’erosione, mantenere l’umidità e aggiungere gradualmente materia organica man mano che si decompone;
- strutture di supporto permanenti. ‘Tutori permanenti che offrono una guida alle piante che si sviluppano in altezza‘ (Permacultura, n.d.), come strutture ad arco realizzate con tondini di ferro o pali di legno con canne di bambù, che forniscono sostegno alle piante rampicanti;
- biodiversità e associazioni di piante. Il documento sottolinea con forza l’importanza della diversità: “in natura (e non solo!) la diversità e la varietà sono sempre fonte di scambio e di ricchezza” (Permacultura, 2022), contrapponendola agli “effetti disastrosi delle monocolture intensive”.
Il giardino sinergico richiede combinazioni di piante specifiche in ogni aiuola:
- liliacee. “In ogni aiuola deve essere sempre presente almeno una varietà di liliacee, che svolga una funzione antibatterica e nematocida, formando una barriera protettiva per le altre piante” (Permacultura, 2022). Questo include piante come cipolle e aglio;
legumi. “È una buona abitudine coltivare sempre legumi, senza dimenticare i fagioli nella stagione calda e le fave nella stagione fredda” (Permacultura, 2022). Queste piante ospitano batteri che fissano l’azoto atmosferico nel terreno, fornendo nutrienti essenziali per altre piante; - erbe aromatiche. Piante come la salvia, il rosmarino, la santoreggia, la lavanda, il timo e l’origano, che “con il loro odore pungente offrono una valida barriera protettiva dagli insetti dannosi” (Permacultura, 2022).
- piante da fiore: Fiori come la calendula, la calendula e il nasturzio attirano insetti benefici e impollinatori e respingono i parassiti dannosi.
Il documento sottolinea che l’approccio sinergico richiede un cambiamento di mentalità: “imparare a rinunciare a parte del nostro desiderio di controllo e ordine, che non si addice a un giardino sinergico!” (Permacultura, 2022). Piuttosto che lottare contro la natura, i praticanti sono incoraggiati a osservare, interagire e adattarsi.
Raccolta nell’orto sinergico
Il documento fornisce indicazioni specifiche sulle tecniche di raccolta che mantengono l’integrità del sistema di permacultura:
‘In un orto sinergico le piante non vanno sradicate, ma tagliate: i frutti (melanzane, pomodori, fagiolini, ecc.) vanno raccolti lasciando spazio a nuove fioriture e nuovi frutti, fino alla completa conclusione del ciclo vitale della pianta, e solo allora vanno tagliati all’altezza del colletto. Le radici lasciate nel terreno lo nutriranno, mentre la parte aerea può essere riutilizzata, a seconda dei casi, per macerati o come nuova pacciamatura” (Permacultura, 2022).
Per le verdure a foglia, il documento raccomanda: “Le verdure a foglia come le insalate, la cicoria o la scarola possono essere raccolte tagliando le foglie a due o tre dita dal colletto, permettendo alla pianta di offrirci nuovi raccolti, più piccoli ma non meno gustosi” (Permacultura, 2022).
Questo approccio massimizza la resa, aumentando al contempo la fertilità del suolo e riducendo al minimo le interruzioni del sistema: un esempio perfetto del principio della permacultura di ottenere più raccolti dagli stessi elementi.
Filosofia e mentalità: oltre le tecniche
Al di là delle tecniche specifiche, la permacultura rappresenta un approccio filosofico per vivere in armonia con i sistemi naturali. Il documento sottolinea che la permacultura è “una direzione, non una destinazione” (Permacultura, 2022), incoraggiando i praticanti a sviluppare la resilienza, le capacità di osservazione e la capacità di lavorare con i processi naturali piuttosto che contro di essi.
Diversi punti filosofici chiave sono presenti in tutto il documento:
- “lavorare con e non contro la natura”. Questo principio fondamentale incoraggia gli operatori a osservare i modelli naturali e a lavorare al loro interno piuttosto che lottare contro di essi;
- “il problema è la soluzione”. Questo cambiamento di mentalità incoraggia a considerare le sfide come opportunità, riconoscendo che “tutto costituisce una risorsa positiva, sta a noi trovare un modo per usarla come tale” (Permacultura, 2022);
- “attuare il minimo sforzo per ottenere il massimo risultato”. Facendo riferimento al principio di Pareto, il documento osserva che “spesso investiamo tempo, fatica e denaro in qualcosa che non porterà risultati, invece con le giuste conoscenze e priorità saremo in grado di ottenere i migliori risultati” (Permacultura, 2022);
- “la produzione di un sistema è teoricamente illimitata”. Questo principio ottimista riconosce che la progettazione creativa rivela continuamente nuove possibilità, affermando che “laddove si pensa di aver esaurito gli usi di un’area, qualsiasi altro progettista porterà un miglioramento” (Permacultura, 2022).
Il documento sottolinea anche l’importanza della resilienza e della creatività di fronte al cambiamento: “il dodicesimo principio della permacultura vuole incoraggiare le persone a diventare resilienti, cioè a sviluppare la capacità di modificare e adattarsi ai cambiamenti e a farlo in modo creativo e positivo” (Permacultura, 2022).
Bill Mollison afferma che “nonostante i problemi del mondo diventino sempre più complessi, le soluzioni rimangono di una semplicità imbarazzante” (Permacultura, 2022), sottolineando la natura accessibile ma profonda delle soluzioni della permacultura.
Il documento si conclude con questo potente pensiero: “La nostra capacità di osservazione e percezione, la nostra azione rispettosa e la nostra capacità di resilienza sono i frutti più preziosi che sapremo coltivare e raccogliere nell’orto sinergico” (Permacultura, 2022).
Conclusioni provvisorie
La permacultura offre un quadro completo per la progettazione di sistemi sostenibili che integrano le esigenze umane con i principi ecologici. Applicando i principi etici e progettuali della permacultura, i professionisti possono creare paesaggi produttivi che costruiscono il suolo, conservano l’acqua, aumentano la biodiversità e soddisfano i bisogni umani, rigenerando piuttosto che esaurendo le risorse naturali.
Il documento sottolinea che la permacultura non è solo un insieme di tecniche, ma un modo di pensare che può trasformare il nostro rapporto con il mondo naturale. Attraverso un’attenta osservazione, una progettazione ponderata e il rispetto per i processi naturali, la permacultura fornisce un percorso per creare insediamenti umani veramente sostenibili entro la capacità di carico del nostro pianeta.
La permacultura, che continua a evolversi dopo quasi cinque decenni di sviluppo, rimane un quadro vitale per affrontare molte delle sfide ecologiche e sociali più urgenti del nostro tempo, offrendo soluzioni pratiche fondate sulla saggezza naturale.
Dario Dongo
Riferimenti
Giuseppe Arena, Michele Frasca (2022). Permacultura. Che cos’è la Permacultura?
Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.








