Alghe e microalghe in Ue, analisi di scenario

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La Commissione europea ha presentato una visione trasformativa per lo sviluppo di soluzioni basate sulle alghe attraverso il suo innovativo ‘Studio a sostegno di un’industria sostenibile delle alghe nell’UE. Pubblicato dalla DG MARE e dalla European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency (CINEA), questo documento costituisce la prima strategia unitaria e fondata su evidenze scientifiche per consolidare le molteplici applicazioni di alghe e microalghe in ambito europeo (Trinomics et al., 2025). Rafforzando la EU Algae Initiative (European Commission, 2022) e coordinando le risorse tramite CINEA in sinergia con il Patto Europeo per gli Oceani, questa iniziativa di portata storica colloca le alghe al crocevia tra oceani resilienti, comunità costiere vitali e una bioeconomia blu in espansione.

Nel corso di 18 mesi, un consorzio di ricerca guidato da Trinomics e affiancato da otto organizzazioni specializzate di tutta Europa ha condotto un’ampia attività di revisione bibliografica, consultazioni con gli stakeholder e analisi tecniche. I risultati offrono a decisori politici, ricercatori e innovatori percorsi concreti per sbloccare il potenziale trasformativo delle alghe, con raccomandazioni operative per superare le barriere esistenti e posizionare l’Europa come leader globale nella produzione sostenibile di alghe. Lo studio integrale, disponibile sulla piattaforma digitale di CINEA, costituisce una risorsa open access cruciale per tutti gli attori della filiera (Trinomics et al., 2025).

L’industria europea delle alghe e microalghe: un percorso strategico verso la sostenibilità

Lo studio adotta una prospettiva ambiziosa che supera i tradizionali confini settoriali, individuando sei ambiti interconnessi essenziali per il futuro sostenibile dell’Europa:

  • sostituire gli ingredienti a base di pesce nei mangimi per acquacoltura;
  • sviluppare fertilizzanti innovativi e biostimolanti per l’agricoltura biologica;
  • trattare le acque reflue chiudendo i cicli dei nutrienti;
  • contribuire al sequestro del carbonio e alla resilienza climatica;
  • sostenere la raccolta sostenibile di alghe marine;
  • fare progredire nuovi sistemi alimentari (Trinomics et al., 2025).

Questa impostazione riflette il riconoscimento da parte della Commissione che la coltivazione di alghe non rappresenti soltanto un’opportunità, ma una necessità per raggiungere gli obiettivi europei in materia di clima, sistemi alimentari sostenibili e crescita economica circolare.

Rivoluzionare l’acquacoltura con mangimi a base di alghe

L’integrazione delle alghe nei mangimi per acquacoltura emerge come una delle applicazioni più immediatamente realizzabili, con benefici ambientali ed economici. La ricerca dimostra che i mangimi a base di alghe eguagliano le prestazioni di quelli tradizionali a base di pesce, riducendo al contempo la pressione sugli stock ittici selvatici e contribuendo alla salute degli ecosistemi marini (Trinomics et al., 2025). Il potenziale per la completa sostituzione degli ingredienti a base di pesce si rivela particolarmente convincente: farine e oli di alghe potrebbero costituire il 10-15% dei mangimi per salmone e trota, e fino al 20-25% per spigola e orata.

Persistono tuttavia barriere economiche, legate ai costi più elevati rispetto ai mangimi convenzionali. Lo studio propone quindi interventi strategici per accelerarne la competitività, tra cui: fissare obiettivi minimi di inclusione del 25% di EPA e DHA da fonti non ittiche, applicare il principio ‘più basso ragionevolmente ottenibile’ (‘as low as reasonably achievable’, ALARA) per i contaminanti nei mangimi e abbassare i limiti consentiti di PCB e diossine (Trinomics et al., 2025). Queste misure mirate creerebbero potenti incentivi di mercato garantendo al contempo standard di sicurezza alimentare che superano i requisiti attuali.

La ricerca svela inoltre opportunità promettenti per utilizzare i sottoprodotti zuccherini europei nella crescita eterotrofica delle alghe, in particolare da effluenti di digestione anaerobica a base vegetale, cantine e birrifici. Questo approccio di economia circolare potrebbe ridurre drasticamente i costi di produzione affrontando al contempo sfide legate alla gestione dei rifiuti. Come nota lo studio, ‘gli effluenti da digestione anaerobica (AD) a base vegetale, cantine e impianti di birra, sono adatti per coltivare biomassa di microalghe, economicamente competitivi e abbondantemente disponibili in Europa‘ (Trinomics et al., 2025, p. 19), evidenziando il potenziale sinergico dei sistemi integrati.

Nutrienti circolari e agricoltura biologica

L’impiego di nutrienti riciclati nella coltivazione di microalghe per l’agricoltura biologica apre scenari promettenti, ma complessi dal punto di vista normativo. Lo studio evidenzia come nessun progetto europeo abbia ancora mirato specificamente alla produzione di fertilizzanti a base di alghe certificati bio, rivelando un gap significativo (Trinomics et al., 2025). Questo risultato sottolinea un urgente bisogno di ricerca e sviluppo mirati per colmare il divario tra i principi dell’economia circolare e i rigorosi requisiti di certificazione biologica.

Lo studio identifica tre percorsi considerati sostenibili sotto il profilo legale, economico e ambientale: l’utilizzo di digestato da digestione anaerobica di origine vegetale, l’impiego di effluenti trattati provenienti da cantine e birrifici, e degli effluenti non trattati degli stessi. Ciascun percorso offre vantaggi e sfide differenti, sebbene l’incertezza normativa rimanga un ostacolo enorme alla sua attuazione. La ricerca sottolinea che, sebbene le iniziative attuali promuovano la circolarità, esse non affrontano in modo adeguato la compatibilità con la normativa biologica, un fattore critico per lo sviluppo di prodotti adatti all’agricoltura biologica (Trinomics et al., 2025).

Per superare queste sfide, lo studio propone raccomandazioni complete, tra cui la creazione di condizioni di parità nella normativa biologica per i prodotti a base di alghe, la definizione di obiettivi ambiziosi per il riciclaggio dei nutrienti in Europa e lo sviluppo di metodi di monitoraggio standardizzati per i fertilizzanti biologici. In particolare, la ricerca suggerisce che l’integrazione dell’agricoltura nel sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE, seguendo l’esempio pionieristico della Danimarca con la sua nuova tassa sul CO2 agricolo, potrebbe fornire incentivi economici essenziali per l’uso circolare dei nutrienti, sostenendo al contempo gli obiettivi climatici (Trinomics et al., 2025).

Trattamento delle acque reflue e produzione di biostimolanti

L’integrazione strategica della coltivazione di alghe con i sistemi di trattamento delle acque reflue presenta un interessante scenario con un duplice vantaggio: ottenere la depurazione dell’acqua e generare al contempo preziosa biomassa. Lo studio identifica quattro tipi di acque reflue particolarmente adatte a questo approccio: acque reflue urbane, effluenti dell’acquacoltura, effluenti dell’orticoltura e digestato a base di letame (Trinomics et al., 2025). Tra questi, gli effluenti urbani e orticolturali dimostrano il potenziale più promettente per l’integrazione delle microalghe, soprattutto nelle aree urbane più piccole dove il fabbisogno di terreno rimane gestibile.

Tuttavia, la ricerca rivela alcune considerazioni critiche che devono guidare le strategie di implementazione. I sistemi di trattamento delle alghe richiedono una superficie considerevole a seconda del volume delle acque reflue e della concentrazione di nutrienti, rendendo potenzialmente più pratiche le configurazioni di simbiosi industriale rispetto agli impianti autonomi. Emerge una distinzione normativa cruciale: ‘le alghe coltivate su acque reflue non trattate sono classificate come fanghi di depurazione, soggette alla Direttiva sui fanghi di depurazione‘ (Trinomics et al., 2025, pp. 26-27), mentre le alghe coltivate da effluenti dell’acquacoltura e dell’orticoltura possono essere qualificate come prodotti di alta qualità se adeguatamente integrate e approvate attraverso canali appropriati.

Da una prospettiva economica, la produzione di biostimolanti dalle alghe rappresenta oggi il percorso di mercato più praticabile, poiché i costi di produzione per i fertilizzanti convenzionali rimangono proibitivamente alti per la competizione. Lo studio raccomanda emendamenti al Regolamento sui prodotti fertilizzanti per includere come substrati accettati per la coltivazione di alghe anche le acque reflue urbane trattate, effluenti di acquacoltura e altre fonti di nutrienti riciclati (Trinomics et al., 2025), creando così un ambiente normativo più favorevole per l’innovazione.

Sfruttare il potenziale di mitigazione climatica nei mari europei

Le foreste di alghe marine europee costituiscono un’infrastruttura ecologica fondamentale e dimostrano un notevole potenziale di sequestro del carbonio. Secondo le stime attuali, queste foreste sottomarine potrebbero sequestrare fino a 4,2 milioni di tonnellate di carbonio all’anno, pari a circa 15 milioni di tonnellate di CO₂ (Trinomics et al., 2025). Questo capitale naturale varia in modo significativo da una regione all’altra: le specie di alghe kelp, tra cui Laminaria spp, Saccharina latissima e Alaria esculenta, dominano i mari settentrionali più freddi, mentre le specie Fucus e Cystoseira prevalgono nelle zone temperate e mediterranee, ciascuna adattata alle proprie specifiche condizioni ambientali.

La ricerca identifica le priorità critiche di ripristino nelle acque europee, in particolare nella penisola iberica, nel Mediterraneo e in aree specifiche del Mare del Nord e delle isole britanniche, dove le foreste di alghe marine stanno subendo un declino accelerato a causa degli effetti dei cambiamenti climatici, della perdita di habitat e della pressione delle specie invasive.

Le macroalghe coltivate potrebbero potenzialmente contribuire con un ulteriore sequestro di carbonio pari a 1,1 milioni di tonnellate all’anno, anche se l’incertezza scientifica e le barriere economiche continuano a limitare la realizzazione di questo potenziale (Trinomics et al., 2025). Lo studio sottolinea che sistemi robusti di monitoraggio, rendicontazione e verifica rimangono essenziali per l’integrità ambientale, in particolare poiché gli approcci di rimozione del carbonio delle macroalghe si avvicinano alla potenziale integrazione nei mercati del carbonio.

La coltivazione di microalghe offre opportunità uniche per la produzione di prodotti per lo stoccaggio a lungo termine del carbonio, tra cui applicazioni di biochar e biocemento. Tuttavia, per realizzare questo potenziale è necessario affrontare in modo sistematico le sfide legate alla scalabilità, sviluppare ceppi con una maggiore tolleranza alle alte temperature e alle concentrazioni di CO₂ e comprendere a fondo i rischi ecologici. La ricerca sostiene un approccio di implementazione graduale, dando priorità ai siti dimostrativi e alle prove sul campo per convalidare i metodi di coltivazione e i tassi di sequestro del carbonio in diverse condizioni reali (Trinomics et al., 2025).

Ottimizzare la raccolta sostenibile e la gestione delle alghe spiaggiate

La raccolta di alghe selvatiche mantiene un’importanza commerciale in sei Paesi dell’UE, con rese annuali che variano notevolmente da 10 tonnellate in Danimarca a 60.000 tonnellate in Francia (Trinomics et al., 2025). Tutti i Paesi partecipanti utilizzano sistemi di autorizzazione o licenze in linea con le politiche ambientali dell’UE, anche se i dati sulla raccolta rimangono frammentati in banche dati nazionali disparate. Lo studio sottolinea che, mentre la produzione futura di alghe nell’UE si concentrerà sempre più sulla coltivazione, la raccolta selvatica continua a sostenere posti di lavoro vitali nelle zone costiere e a sostenere le economie rurali.

Le pratiche di raccolta delle alghe spiaggiate presentano notevoli variazioni regionali, integrando la raccolta selvatica lungo le coste del Mare del Nord e dell’Atlantico, allineandosi alle iniziative di pulizia delle spiagge nella regione baltica e coinvolgendo principalmente le praterie marine protette di Posidonia nel Mediterraneo. I volumi registrati variano notevolmente da 50 tonnellate in Lituania a oltre 50.000 tonnellate in Francia, rappresentando una preziosa fonte di compost e fertilizzante, in particolare nelle regioni eutrofiche dove il recupero dei nutrienti offre vantaggi ambientali (Trinomics et al., 2025).

La ricerca raccomanda vivamente di sviluppare linee guida complete a livello UE per la raccolta di alghe selvatiche, basate sui principi della Politica comune della pesca e del Piano d’azione per l’economia circolare. L’armonizzazione degli standard di sostenibilità tra gli Stati membri dovrebbe includere principi di gestione basati sull’ecosistema, quote di raccolta scientificamente fondate e metodi di raccolta a basso impatto specifici per ciascuna specie. L’istituzione di un sistema di segnalazione dei dati relativi alle alghe spiaggiate a livello UE attraverso EMODnet colmerebbe efficacemente le attuali lacune informative e sosterrebbe strategie di gestione migliorate (Trinomics et al., 2025).

Trasformare i sistemi alimentari e le strategie di riduzione del metano

Alcune specie di alghe, in particolare Arthrospira (spirulina), Saccharina latissima e Alaria esculenta, dimostrano un potenziale significativo nella riduzione delle emissioni di gas serra rispetto alle proteine animali convenzionali (Trinomics et al., 2025). Tuttavia, il settore delle alghe in Europa rimane sottosviluppato, con un consumo pro capite ben al di sotto di 1 kg all’anno, in netto contrasto con gli oltre 2 kg consumati in alcune parti dell’Asia. Questo limitato utilizzo deriva da una combinazione di scarsa familiarità culturale, ostacoli normativi e disponibilità limitata sul mercato.

L’applicazione più promettente per la riduzione delle emissioni riguarda la specie Asparagopsis come additivo alimentare mirato per i ruminanti. Studi convincenti indicano che l’Asparagopsis può ridurre le emissioni di metano di oltre il 50% con tassi di inclusione dello 0,2-0,5% dell’assunzione di sostanza secca e di oltre l’80% con circa l’1% dell’assunzione di sostanza secca (Trinomics et al., 2025). Tuttavia, le preoccupazioni relative alla sicurezza di composti come il bromoformio e lo iodio richiedono ulteriori ricerche prima di poter procedere in modo responsabile alla loro adozione su larga scala.

Le raccomandazioni strategiche per promuovere l’integrazione delle alghe nei sistemi alimentari includono l’ampliamento dell’elenco delle specie autorizzate dalla legislazione UE sui Novel Food, la definizione di parametri di sicurezza chiari e armonizzati per i prodotti a base di alghe e il miglioramento della trasparenza dell’etichettatura per rafforzare la fiducia dei consumatori. L’unità FARE (Food and Agriculture Requirements) di Wiise Benefit contribuisce a questo processo con la sua esperienza nell’analisi normativa delle microalghe e della bioeconomia blu, come dimostrato nei progetti di ricerca ProFuture e EcoeFISHent.

Lo studio evidenzia che campagne di sensibilizzazione dei consumatori ben progettate potrebbero contribuire ad affrontare le preoccupazioni relative al gusto e all’accessibilità, promuovendo le alghe come ingrediente di alimenti familiari. Allo stesso tempo, politiche di sostegno e percorsi normativi semplificati consoliderebbero la posizione competitiva dell’Europa nel mercato delle alghe (Trinomics et al., 2025).

Tracciare le priorità di ricerca future e le raccomandazioni politiche

L’analisi completa identifica diverse lacune critiche nella ricerca che richiedono un’attenzione immediata per accelerare lo sviluppo del settore. Le aree prioritarie includono lo sviluppo di studi pilota e su larga scala sulla coltivazione di alghe su effluenti, con una rendicontazione trasparente dei parametri chiave, tra cui la produttività delle alghe, l’efficienza di assorbimento di azoto e fosforo e l’impronta dell’area del reattore (Trinomics et al., 2025). Lo sviluppo di nuovi reattori per microalghe con requisiti di spazio ridotti potrebbe migliorare significativamente i tassi di adozione per le applicazioni di trattamento delle acque reflue, rendendo l’implementazione più fattibile in diversi contesti urbani.

Per la coltivazione di macroalghe, la ricerca futura deve concentrarsi sul miglioramento della comprensione dei percorsi di sequestro del carbonio, comprese le dinamiche di scambio di CO₂ tra aria e mare, la quantificazione del destino della biomassa e il ruolo delle condizioni oceanografiche nel determinare la permanenza del carbonio. Lo studio raccomanda di dare priorità alla ricerca sulle specie autoctone europee per ottimizzare la resa, garantendo al contempo la compatibilità ambientale e l’integrità dell’ecosistema (Trinomics et al., 2025).

Le raccomandazioni politiche coinvolgono diverse direzioni generali dell’UE e sottolineano la necessità fondamentale di un’azione coordinata che superi i confini istituzionali. Le proposte chiave includono l’introduzione di incentivi fiscali per le iniziative di simbiosi industriale, la creazione di un gruppo interservizi con rappresentanti delle DG competenti per garantire la corretta adozione della biomassa derivata dalle alghe nei quadri giuridici dell’UE e l’integrazione strategica della coltivazione di macroalghe con i progetti di energia eolica offshore per ottenere sinergie ambientali e spaziali (Trinomics et al., 2025).

Conclusione: navigare verso un futuro blu-verde sostenibile

L’industria europea delle alghe si trova ad un bivio cruciale, pronta per una crescita trasformativa che dipende da investimenti strategici, riforme normative e sforzi sostenuti di ricerca e sviluppo. Questo studio approfondito dimostra in modo conclusivo che la coltivazione delle alghe può contribuire in modo significativo a molteplici obiettivi politici dell’UE, dall’acquacoltura sostenibile e l’agricoltura biologica agli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici e di economia circolare. Tuttavia, per realizzare questo immenso potenziale è necessario affrontare in modo sistematico gli ostacoli attuali attraverso un’azione coordinata nei settori della ricerca, dell’industria e delle politiche.

I risultati sottolineano che, sebbene esistano soluzioni tecnologiche per molte applicazioni, la redditività economica e la chiarezza normativa rimangono i principali ostacoli che ne limitano la diffusione su larga scala. Attuando le raccomandazioni globali dello studio, tra cui obiettivi minimi di inclusione per gli ingredienti a base di alghe, standard di sostenibilità armonizzati e finanziamenti mirati alla ricerca, l’Europa può affermarsi come leader mondiale nella produzione sostenibile di alghe. Il passaggio da un’industria nascente che dipende fortemente dalla raccolta selvatica a un settore maturo incentrato sulla coltivazione controllata richiederà un impegno e investimenti costanti. Tuttavia, i vantaggi ambientali, economici e sociali giustificano chiaramente questo investimento strategico nel futuro blu-verde dell’Europa, posizionando il continente all’avanguardia nell’innovazione della bioeconomia sostenibile.

Dario Dongo

Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)

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Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.