Riduzione delle perdite di pesce: un percorso strategico

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Uno studio pionieristico pubblicato su Communications Sustainability rivela che interventi tecnologici per ridurre le perdite post-raccolta di pesce potrebbero fornire ogni giorno 850 milioni di porzioni aggiuntive di risorse ittiche senza bisogno di ulteriori catture. La ricerca – condotta da Wu et al. (2026) dell’Università di Wuhan, Hubei, Cina – dimostra che aumentare il consumo netto di pesce dall’attuale 54% al 74%, grazie a un’adozione tecnologica concreta e scalabile, potrebbe rafforzare in modo significativo la food security globale, contribuendo al contempo a ridurre i prezzi al consumo di circa il 10%.

Lo studio indica che a livello globale solo il 54% del pesce catturato raggiunge il consumo umano diretto, mentre la parte restante viene persa a causa di deterioramento, inefficienza della lavorazione, limitato utilizzo dei sottoprodotti o loro deviazione verso usi non alimentari (Wu et al., 2026). Circa il 17% della biomassa viene persa come scarto post-raccolta, l’11% è destinato ad applicazioni non alimentari come farina e olio di pesce, mentre il 18% residua come  sottoprodotti non utilizzati. Queste inefficienze impongono costi economici sostanziali limitando al contempo le opportunità di rafforzare la food security, migliorare i mezzi di sussistenza dei pescatori e conservare le risorse ittiche.

Le disparità regionali sono marcate. Mentre le regioni sviluppate come Europa e Nord America mantengono perdite per deterioramento inferiori al 10%, le regioni tropicali in via di sviluppo registrano perdite che raggiungono fino al 40% in alcune aree dell’Africa subsahariana (FAO, 2024). In Asia meridionale e Sud-Est asiatico, le filiere artigianali subiscono perdite comprese tra il 15 e il 30%, soprattutto a causa dell’inadeguatezza delle infrastrutture della catena del freddo, i ritardi nella commercializzazione e i metodi di lavorazione rudimentali (Paul et al., 2018). La Cina, il primo produttore mondiale di prodotti ittici, registra perdite variabili: le operazioni industriali mantengono tipicamente il deterioramento al di sotto del 12%, mentre quelle su piccola scala e nell’entroterra possono registrare perdite del 20-30% (Li et al., 2022).

Metodologia e quadro di modellizzazione

Wu et al. (2026) hanno impiegato un approccio di modellizzazione quantitativa integrato con la sintesi qualitativa di casi studio e letteratura. Il modello matematico rappresenta la catena post-raccolta del pesce attraverso quattro fasi interconnesse:

  • allocazione tra applicazioni alimentari e non alimentari (parametro a);
  • perdita e spreco post-raccolta (parametro b);
  • resa della porzione edibile nella lavorazione (parametro c);
  • riutilizzo dei sottoprodotti (parametro d).

Il tasso di utilizzo netto (f) è stato calcolato come proporzione della massa catturata utilizzata effettivamente per il consumo umano diretto, sia pure attraverso i cooprodotti riutilizzati.

La condizione di base riflette l’attuale utilizzo globale senza ulteriore adozione tecnologica, dove a₀ = 89%, b₀ = 81%, c = 65% (costante) e d₀ = 30% (World Economic Forum, 2024). Il modello ha quindi simulato miglioramenti in vari scenari di adozione tecnologica (da 0% a 100%), calcolando come gli interventi mirati al miglioramento della catena del freddo, delle pratiche di manipolazione e della valorizzazione dei sottoprodotti possano venire combinati combinati per aumentare l’efficienza complessiva. Le variazioni regionali sono state incorporate utilizzando parametri specifici per continente derivati dalle statistiche FAO e dalla letteratura in peer-review.

Interventi tecnologici e loro impatti

La ricerca di Wu e colleghi (2026) identifica quattro categorie principali di interventi post-raccolta:

  • miglioramenti della catena del freddo: le innovazioni – che vanno da semplici contenitori con ghiaccio per pescatori artigianali nelle regioni tropicali a unità di congelamento solari nei villaggi – riducono il deterioramento mantenendo temperature adeguate, dalla cattura al mercato. In India, la fornitura di contenitori con ghiaccio ai pescatori su piccola scala ha aumentato i loro redditi di circa il 20%, durante i periodi di prova, consentendo vendite a prezzo pieno (Rajeev & Bhandarkar, 2022). In Cina, contenitori portatili isolati sono ampiamente impiegati tra i pescatori costieri su piccola scala per preservare la freschezza oltre le 12 ore (Zhao & Jia, 2020);
  • tecnologie migliorate di essiccazione e affumicatura, come i forni Chorkor e Ahotor in Africa occidentale, offrono molteplici benefici. In Ghana, il forno Ahotor consente di ottenere pesce affumicato in modo più uniforme, riducendo il consumo di combustibile fino al 40%. Inoltre, diminuisce la formazione di composti cancerogeni, migliora la conservabilità del prodotto e ne riduce la frammentazione (Michael et al., 2019). Gli essiccatori solari a tenda in Malawi riducono i tempi di essiccazione consentendo al contempo la lavorazione in qualsiasi condizione climatica, riducendo le perdite quasi a zero (Chiwaula et al., 2020). Queste innovazioni non solo migliorano la sicurezza del prodotto ma preservano anche l’integrità dei micronutrienti rispetto alle tecniche tradizionali;
  • efficientamento di manipolazione e lavorazione;
  • upcycling dei co-prodotti ittici. La valorizzazione dei coprodotti rappresenta forse l’opportunità più scalabile. A livello globale, il 30-70% della biomassa ittica a seconda della specie è costituito da sottoprodotti, e tuttavia solo circa il 30% della farina di pesce e il 51% dell’olio di pesce deriva attualmente da tali flussi secondari (Zhang et al., 2024).

Lo studio dimostra che gli isolati proteici recuperati dalle lische di pesce mediante lavorazione pH-shift contengono 80,6 g di proteine e 1,6 g di EPA + DHA per 100 g di peso secco. Una singola porzione da 100 g fornisce il 168% del fabbisogno proteico giornaliero e il 226-482% degli amminoacidi indispensabili individuali, insieme al 640% dell’apporto raccomandato di EPA + DHA (Wu et al., 2026).

Implicazioni nutrizionali e di sanità pubblica

Le conseguenze nutrizionali della riduzione delle perdite post-raccolta sono sostanziali. I 31 milioni di tonnellate stimate di pesce perduto ogni anno dopo la raccolta potrebbero fornire circa 850 milioni di porzioni aggiuntive da 100 g al giorno – sufficienti a fornire al 10% della popolazione mondiale il 50% del proprio fabbisogno proteico giornaliero (Wu et al., 2026). Assumendo un contenuto proteico medio del muscolo del 20%, ciò equivale a circa 2 milioni di tonnellate di proteine di alta qualità, in grado di soddisfare il fabbisogno annuale di circa 114 milioni di adulti.

Gli isolati proteici di pesce da sottoprodotti presentano:

  • concentrazioni notevolmente elevate di lisina, treonina e istidina – amminoacidi spesso carenti nelle diete a base vegetale – e soddisfano o superano i livelli di apporto nutrizionale raccomandati dall’OMS (WHO/FAO/UNU, 2007);
  • micronutrienti essenziali tra cui acidi grassi omega-3, selenio, vitamina D e minerali fondamentali per affrontare la malnutrizione, in particolare nei bambini e nelle popolazioni vulnerabili.

La combinazione tra una maggiore resa della frazione edibile e un’elevata densità nutrizionale rende la riduzione delle perdite post-raccolta un intervento ad alto impatto, capace di migliorare la qualità della dieta e, al contempo, di alleviare la pressione sugli ecosistemi acquatici.

Benefici economici e ambientali

Wu et al. (2026) hanno sviluppato un quadro di modellizzazione economica che dimostra come l’aumento dell’adozione tecnologica dallo 0% all’80% potrebbe ridurre i costi per tonnellata di pesce commercializzato di 374 USD (da 4.479 a 4.105 USD), principalmente attraverso la distribuzione dei costi fissi su volumi maggiori di pesce vendibile. Questa efficienza si può tradurre in una corrispondente riduzione (-8,4%) del prezzo di mercato, con un beneficio economico sostanziale per i consumatori. Studi sul campo confermano queste proiezioni: essiccatori solari implementati in Cambogia hanno consentito la produzione di pesce essiccato di qualità superiore a prezzi premium, aumentando al contempo il reddito dei produttori e l’accessibilità dei consumatori ad alimenti nutrienti (Hin et al., 2024).

benefici ambientali si estendono ben oltre la semplice riduzione della pressione di pesca. I forni per affumicatura migliorati come il modello Ahotor utilizzano il 40% in meno di legna da ardere, mitigando così anche la deforestazione (Michael et al., 2019), mentre gli essiccatori solari a tenda offrono alternative efficienti dal punto di vista energetico ai metodi tradizionali (Chiwaula et al., 2020). Aumentando la quota di biomassa che raggiunge effettivamente i consumatori, si riduce la quantità di pesce da catturare per soddisfare ogni unità di domanda, in linea con i principi dell’intensificazione sostenibile. La disponibilità di un maggiore apporto di proteine derivate dal pesce potrebbe inoltre facilitare la sostituzione di proteine a base di carne, le quali presentano impronte significativamente più elevate in termini di carbonio, terra e acqua dolce (Golden et al., 2021).

Discussione e direzioni future

La ricerca sottolinea che mentre i miglioramenti focalizzati sulla produzione nella pesca e nell’acquacoltura hanno storicamente dominato l’attenzione politica, l’ottimizzazione post-raccolta rappresenta una leva criticamente sottoutilizzata per promuovere la sicurezza nutrizionale. I risultati dello studio convergono con le valutazioni globali di FAO (2024) e della Blue Food Assessment (Tigchelaar et al., 2022), che enfatizzano il miglioramento dell’efficienza dei sistemi alimentari acquatici come centrale per la sicurezza alimentare futura. È importante notare che le soluzioni tecnologiche risultano più efficaci quando implementate in interventi integrati multi-stadio piuttosto che come correzioni frammentarie, generando benefici composti nell’intero corso della catena del valore.

Wu et al. (2026) riconoscono peraltro importanti limitazioni. L’analisi stabilisce limiti superiori sul potenziale tecnicamente fattibile piuttosto che prevedere risultati effettivi, poiché l’adozione reale dipende da fattori eterogenei tra cui capacità di governance, accesso al capitale, composizione delle specie e organizzazione del lavoro. La modellizzazione considera l’adozione tecnologica come proporzionale e armonizzata attraverso i nodi della catena del valore – una semplificazione che facilita la comparabilità globale ma si astrae dalle dinamiche di adozione dipendenti dal contesto. La ricerca futura dovrebbe incorporare scenari di adozione ponderati per Paese e specie informati da dati empirici di adozione, insieme a valutazioni del ciclo di vita ambientale e valutazioni dei risultati di equità sociale.

Conclusioni e implicazioni politiche

Lo studio in esame dimostra che la riduzione delle perdite post-raccolta di pesce con interventi tecnologici rappresenta una strategia economicamente vantaggiosa e ad alto impatto per raggiungere la food security globale, promuovere la nutrizione e sostenere la crescita economica inclusiva. Le soluzioni tecnologiche – che spaziano da miglioramenti della catena del freddo, metodi di conservazione migliorati, sistemi di manipolazione efficienti e valorizzazione dei cooprodotti – sono comprovate, accessibili e scalabili. Ciò che è ora necessario è volontà politica, investimenti a effetto moltiplicatore e quadri politici integrati per garantire un’adozione diffusa. Con particolare attenzione a garantire che le donne e i pescatori su piccola scala – i quali rappresentano gran parte della forza lavoro post-raccolta – non siano esclusi dai benefici.

L’intuizione fondamentale è chiara: il prossimo cambiamento radicale nei sistemi alimentari blu sostenibili non risiede nell’estrarre di più dagli ambienti acquatici, ma nell’utilizzare più saggiamente ciò che è già stato catturato. Spostando l’attenzione sull’efficienza post-raccolta e sulla valorizzazione completa della biomassa, il settore può realizzare un futuro in cui alimenti acquatici nutrienti, equi e ‘climate smart’ nutrono miliardi di persone senza ulteriore impoverimento delle risorse marine (Wu et al., 2026).

Dario Dongo

Photo by Quang Nguyen Vinh 

Riferimenti

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  • Wu, H., Zhang, J., Zhu, H., Peñarubia, O., & Willer, D. F. (2026). Technology-driven reduction of fish post-harvest loss could enhance food security and economic resilience. Communications Sustainability1, 45. https://doi.org/10.1038/s44458-026-00048-4
  • Zhang, J., Ahmmed, M. K., Regenstein, J. M., & Wu, H. (2024). Recent advances of recycling proteins from seafood by-products: Industrial applications, challenges, and breakthroughs. Trends in Food Science & Technology149, 104533. https://doi.org/10.1016/j.tifs.2024.104533
Dario Dongo
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Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.