Crediti di biodiversità e industria alimentare

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Un nuovo rapporto del Global Nature Fund — realizzato con GIZ (l’agenzia federale tedesca per la cooperazione allo sviluppo) e con l’associazione Food for Biodiversity, nell’ambito del progetto IKI (International Climate Initiative) ‘From Farm to Fork‘ (Del Campo al Plato) — esamina se l’industria alimentare in Germania sia pronta a finanziare il ripristino degli ecosistemi attraverso i crediti di biodiversità e altri strumenti innovativi. La risposta è prudente: l’interesse cresce, ma la domanda rimane limitata e soggetta a precise condizioni (Hammerl et al., 2026).

Contesto

Il rapporto colloca la propria indagine nel Target 19 del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, che invita le Parti a mobilitare risorse finanziarie per la biodiversità da tutte le fonti, inclusi ‘schemi innovativi’ quali i pagamenti per i servizi ecosistemici e i green bond (Convention on Biological Diversity, 2022).

I crediti di biodiversità — definiti dalla Biodiversity Credit Alliance come certificati che rappresentano un’unità misurata, durevole e addizionale di risultato positivo per la biodiversità — hanno da allora raccolto una discreta attenzione. La letteratura peer-reviewed ha tuttavia evidenziato profonde incertezze su come una ‘unità di natura’ possa venire definita, quantificata e verificata (Wauchope et al., 2024).

Metodologia

La valutazione ha adottato un disegno a metodi misti. Sono state condotte otto interviste semi-strutturate con i responsabili ESG di imprese alimentari aderenti a Food for Biodiversity, nonché con un rappresentante della federazione tedesca del commercio al dettaglio; nove soli intervistati, i quali peraltro rappresentano insieme una quota rilevante della distribuzione alimentare convenzionale e della grande industria di settore in Germania.

Le interviste, della durata di circa 45 minuti, si sono svolte tra maggio e giugno 2026 e sono state analizzate mediante analisi tematica dei contenuti. Un questionario online abbreviato, compilato da sei imprese nel giugno 2026, è servito da strumento di triangolazione, e i risultati preliminari sono stati discussi in un workshop con i rappresentanti di 20 protagonisti del settore alimentare tedesco, con un’ampia rappresentanza della distribuzione (Hammerl et al., 2026).

Il campione è ridotto e auto-selezionato, come riconoscono gli autori, e i risultati vanno letti come un ritratto esplorativo dei pionieri, anziché come un’indagine statisticamente rappresentativa del settore.

Risultati principali

Pratiche attuali e barriere

Il finanziamento della biodiversità è già integrato nelle strategie di sostenibilità della maggior parte dei rappresentanti dei gruppi intervistati, di norma attraverso programmi di filiera, finanziamento diretto di progetti, acquisto di prodotti certificati o premium di prezzo, attuati con ONG o università. L’attuazione rimane tuttavia frammentata.

La barriera principale è la misurazione: la biodiversità viene percepita come ben più difficile da quantificare rispetto al carbonio, gli impatti emergono solo nel lungo periodo e le imprese faticano a giustificare gli investimenti internamente e a comunicarli a clienti, non sempre disposti a pagare un sovrapprezzo.

Budget limitati e carenza di competenze tecniche interne aggravano il problema (Hammerl et al., 2026).

Fattori abilitanti e preferenze

Tutti gli intervistati hanno indicato un sistema completo di monitoraggio e valutazione come prerequisito per investire; il 67% ha citato l’allineamento ai requisiti normativi dell’Unione Europea e il 56% ha richiesto ricadute sociali positive accanto a quelle ecologiche.

Le preferenze sono inequivocabili: il 100% degli intervistati privilegia progetti geograficamente collegati alle proprie filiere, idealmente nei Paesi di origine delle materie prime, con un marcato interesse per l’agricoltura rigenerativa e la riduzione dei pesticidi, e una preferenza per progetti sotto i 100 ettari.

Nessuno ha espresso interesse per l’offsetting; l’investimento in biodiversità viene inteso come insetting e resilienza di filiera, anziché come compensazione di impatti altrove (Hammerl et al., 2026).

Conoscenze, rischi e preoccupazioni

Nessuna impresa partecipante aveva acquistato crediti di biodiversità e il livello di conoscenza auto-dichiarato ha raggiunto al massimo 5 punti su 10, benché cinque dei sei rispondenti al questionario desiderassero saperne di più. Lo scetticismo deriva in larga parte da esperienze negative con i crediti di carbonio volontari: l’89% degli intervistati ha individuato nel greenwashing e nel danno reputazionale il rischio maggiore, e il 67% ha segnalato una possibile mancanza di accettazione da parte degli stakeholder.

Ulteriori preoccupazioni riguardano il doppio conteggio, l’assenza di un’unità comune, l’immaturità dei fornitori e gli elevati costi di transazione che sottraggono risorse alla conservazione sul campo (Hammerl et al., 2026). Tali preoccupazioni rispecchiano quelle della letteratura scientifica, la quale avverte che il mercato dei crediti di biodiversità rischia di ripetere i difetti dei mercati del carbonio se non adotta livelli di riferimento dinamici, un monitoraggio ampio delle specie e una validazione indipendente (Aide, 2024; Wunder et al., 2025).

Nell’Unione Europea il rischio di greenwashing percepito dai rispondenti non è più soltanto reputazionale. La direttiva (UE) 2024/825, applicabile dal 27 settembre 2026, aggiunge alla lista nera della direttiva sulle pratiche commerciali sleali:

  • qualsiasi affermazione secondo cui un prodotto avrebbe un impatto ambientale neutro, ridotto o positivo ‘sulla base della compensazione delle emissioni di gas a effetto serra‘, insieme alle
  • asserzioni ambientali generiche prive di eccellenza dimostrabile e ai
  • marchi di sostenibilità non fondati su un sistema di certificazione; le asserzioni sulle prestazioni ambientali future sono ammesse solo se sostenute da piani di attuazione verificabili e sottoposti a verifica di terza parte.

La stessa direttiva lascia però le imprese libere di pubblicizzare i propri investimenti in iniziative ambientali, inclusi i progetti di crediti, purché l’informazione non sia ingannevole.

Il rifiuto dell’offsetting da parte dell’industria tedesca e la sua insistenza sulla verifica indipendente anticipano quindi, nella sostanza, le condizioni di conformità già fissate dal legislatore europeo, come analizzato nei nostri precedenti articoli sul recepimento della direttiva e sulla road-map di applicazione concordata dalla rete CPC per gli imballaggi prestampati (Dongo, 2026b; Dongo & Della Penna, 2026).

Opportunità e condizioni della domanda

I rispondenti intravedono comunque un percorso verso la credibilità. La disponibilità a investire dipende anzitutto da:

  • un chiaro collegamento con la filiera (89%);
  • una solida base scientifica (78%);
  • una misurazione dell’impatto trasparente (56%);
  • una certificazione di terza parte indipendente (56%).

Due terzi non considerano i crediti un sostituto delle iniziative esistenti, mentre un terzo potrebbe immaginarli come strumento aggiuntivo; le motivazioni principali sono il valore del marchio e la riduzione dei rischi di filiera.

L’adozione viene attesa in un orizzonte di tre-cinque anni, con i grandi distributori e le grandi marche quali probabili first mover. Chiamati a stabilire priorità tra le opzioni di finanziamento, nessun rispondente ha scelto i soli crediti: il 43% ha preferito l’ampliamento dei propri programmi, la cooperazione con ONG o una combinazione di approcci (Hammerl et al., 2026).

Aspettative verso gli sviluppatori e la politica

Le imprese si attendono una solida progettazione, con il coinvolgimento attivo degli agricoltori, la compatibilità con quadri quali lo Science Based Targets Network e la Corporate Sustainability Reporting Directive, e una maggiore armonizzazione delle metodologie.

I partecipanti al workshop hanno insistito perché gli schemi di crediti vengano legati ai paesaggi produttivi delle stesse imprese; le ricerche precedenti del progetto hanno però individuato ben pochi schemi orientati alla filiera. Vengono richiesti indirizzi più chiari dalla Commissione europea e incentivi più forti; i crediti vengono visti come complemento del finanziamento pubblico, non come suo sostituto, con Svizzera e Regno Unito citati quali esempi di approcci integrati (Hammerl et al., 2026).

Un utile termine di riferimento per gli ‘standard chiari‘ richiesti dai rispondenti esiste già nel campo contiguo degli assorbimenti di carbonio. Il regolamento (UE) 2024/3012 ha istituito il quadro di certificazione dell’Unione per le rimozioni permanenti di carbonio, il carbon farming e lo stoccaggio del carbonio nei prodotti, fondato su quattro criteri di qualità (quantificazione, addizionalità, stoccaggio a lungo termine, assenza di doppio conteggio) e su un requisito trasversale di sostenibilità che pone la protezione di biodiversità, ecosistemi e salute del suolo come condizione minima per la certificazione.

Come recentemente esaminato su GIFT (Great Italian Food Trade), le metodologie per il carbon farming sono attese nel corso del 2026, un registro dell’Unione è previsto entro il 2028 e, in Italia, il registro volontario dei crediti agroforestali presso il CREA opera con impegni ventennali, obbligo di specie autoctone e, finora, prezzi modesti (Dongo, 2026a). Ne discendono due lezioni per i crediti di biodiversità: le unità certificate di carbon farming con benefici collaterali per la biodiversità documentati possono offrire alle imprese alimentari un punto d’ingresso intermedio, legato alla filiera, del tipo che esse dichiarano di volere; e l’architettura del regolamento sui crediti di carbonio — metodologie pubbliche, certificatori accreditati, un registro contro il doppio conteggio — è esattamente ciò che gli intervistati indicano come carente sul versante della biodiversità.

Discussione e conclusioni

Il rapporto descrive l’industria alimentare tedesca come in una fase di prima adozione: la biodiversità viene riconosciuta come tema strategico e le imprese sono disposte a investire, ma le strutture di mercato, le conoscenze e la fiducia nei crediti sono ancora in via di sviluppo. I crediti vengono considerati un meccanismo aggiuntivo potenzialmente importante, il cui successo dipende da quadri di governance affidabili, da risultati misurabili e dall’evitare i fallimenti di credibilità dei mercati volontari del carbonio (Hammerl et al., 2026).

Due implicazioni emergono con chiarezza:

  • in primo luogo, la domanda vuole l’insetting, mentre la maggior parte delle metodologie esistenti è concepita per la conservazione autonoma; colmare questo divario è una sfida progettuale per gli sviluppatori degli schemi;
  • in secondo luogo, l’insistenza dell’industria su rigore scientifico, commensurabilità e verifica indipendente converge con le condizioni che i ricercatori ritengono essenziali per crediti ad alta integrità, incluso il compromesso tra metriche semplici che favoriscono mercati liquidi e metriche ecologicamente adeguate ma più costose (Kim et al., 2025; Wunder et al., 2025).

Se il mercato possa soddisfare tali condizioni a costi accettabili rimane la questione aperta; ciò che è già stabilito, nell’Unione Europea, è che ogni comunicazione ai consumatori su tali investimenti verrà giudicata alla luce della direttiva (UE) 2024/825, e che il modello di certificazione del regolamento (UE) 2024/3012 fissa il livello di rigore che gli schemi di crediti di biodiversità dovranno eguagliare (Dongo, 2026a, 2026b).

Dario Dongo

Credit cover Girolomoni

Riferimenti

Rapporto in esame

Hammerl, M., Hauch, A.-C., & Lösing, L. (2026). Financing biodiversity in supply chains – Biodiversity credits and other innovative financial mechanisms: Findings on the demand of the German food industry. Global Nature Fund, GIZ & Food for Biodiversity. https://globalnature.org/en/download/cap-gnf-biodiversity-credits-and-other-financial-mechanisms/?wpdmdl=26948&refresh=6a841805867ca1787041797

Studi scientifici peer-reviewed

Aide, T. M. (2024). The Biodiversity Credit Market needs rigorous baseline, monitoring, and validation practices. npj Biodiversity, 3, Article 30. https://doi.org/10.1038/s44185-024-00062-6

Kim, E. H., Dellecker, A., Field, R., Stephenson, P. J., & Schrodt, F. (2025). Towards high-integrity biodiversity credits: Balancing commensurability, ecological complexity and governance. Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 292(2053), Article 20250990. https://doi.org/10.1098/rspb.2025.0990

Wauchope, H. S., zu Ermgassen, S. O. S. E., Jones, J. P. G., Carter, H., Schulte to Bühne, H., & Milner-Gulland, E. J. (2024). What is a unit of nature? Measurement challenges in the emerging biodiversity credit market. Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 291(2036), Article 20242353. https://doi.org/10.1098/rspb.2024.2353

Wunder, S., Fraccaroli, C., Bull, J. W., Dutta, T., Eyres, A., Evans, M. C., Thorsen, B. J., Jones, J. P. G., Maron, M., Muys, B., Pacheco, A., Olesen, A. S., Swinfield, T., Tegegne, Y. T., White, T. B., Zhang, H., & zu Ermgassen, S. O. S. E. (2025). Biodiversity credits: An overview of the current state, future opportunities, and potential pitfalls. Business Strategy and the Environment, 34(7), 8470–8499. https://doi.org/10.1002/bse.70018

Fonti normative dell’Unione Europea

Directive (EU) 2024/825 of the European Parliament and of the Council of 28 February 2024 amending Directives 2005/29/EC and 2011/83/EU as regards empowering consumers for the green transition through better protection against unfair practices and through better information. http://data.europa.eu/eli/dir/2024/825/oj

Regulation (EU) 2024/3012 of the European Parliament and of the Council of 27 November 2024 establishing a Union certification framework for permanent carbon removals, carbon farming and carbon storage in products. http://data.europa.eu/eli/reg/2024/3012/oj

Documenti istituzionali

Convention on Biological Diversity. (2022). Decision 15/4. Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework(CBD/COP/DEC/15/4, 19 December 2022). https://www.cbd.int/doc/decisions/cop-15/cop-15-dec-04-en.pdf

Approfondimenti giuridici giornalistiche e professionali

Dongo, D. (2026a, 1 settembre). Environmental claims e scorte di magazzino, la road-map. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/environmental-claims-scorte-magazzino-road-map/ 

Dongo, D. (2026b, 14 luglio). Environmental claims and old stock, the road-map. Food Times. https://www.foodtimes.eu/food-system/environmental-claims-old-stock-road-map/

Dongo, D., & Della Penna, A. A. (2026, 15 maggio). Asserzioni ambientali e pratiche commerciali sleali. Food Times. https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/direttiva-asserzioni-ambientali-pratiche-sleali/ 

Dario Dongo
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Dario Dongo, lawyer and journalist, PhD in international food law, founder of WIISE (FARE - GIFT - Food Times) and Égalité.